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A HAWK AND A HACKSAW PDF Stampa E-mail
Scritto da Pietro Sacco   
martedì 13 marzo 2007
"THE WAY THE WIND BLOWS"
Leaf 2006
ethno-folk

Un disco magico e visionario, una musica senza tempo.

In parte registrato in un remoto villaggio romeno, The way the wind blows è un viaggio che dal deserto del Nuovo Messico, patria di Jeremy Barnes, conduce alle misteriose terre dell'Est europeo, passando attraverso secoli di storia e mito, sangue e passione, realtà e illusione.
E' la ricerca di sentimenti che si credeva perduti, evocati da suoni che sono musica e fotografia della vita. Gioia e dolore, felicità e malinconia, matrimoni e funerali, tessere di un mosaico che può essere raffigurato con note e strumenti, nella fantasia di esploratori-artisti come Jeremy Barnes e la violinista Heather Trost, a caccia di colori e sfumature appropriate in una terra lontana come la Romania. L'incontro con i Fanfare Ciocarlia, collettivo di ottoni romeno apprezzato in tutto il mondo, ha dunque il sapore di un evento straordinario e ineluttabile, foriero di creazioni artistiche, inedite eppure familiari alla coscienza e alla memoria ancestrale dell'uomo. Dialogo passionale fra Occidente e Oriente, che si scoprono a parlare la stessa lingua e a condividere le medesime emozioni, suggerite dagli strumenti della tradizione musicale popolare ed etnica. Fondere culture e sensibilità differenti, d'altronde, è perfettamente coerente con la tradizione klezmer, linguaggio musicale meticcio, figlio della fede, del travaglio, del continuo peregrinare degli ebrei dell'Est, e del confronto che ne è scaturito con le nazioni e i popoli incontrati. La musica che non ha tempo, non conosce neppure confini geografici...

Suonando simultaneamente l'accordion, strumento dal fascino antico, e una gran varietà di percussioni dal suono evocativo e grezzo, Barnes scandisce lo scorrere del tempo e ne svela l'illusorietà, creando ambientazioni di romantica sospensione e misterioso folklore balcanico, con affascinanti arabeschi in ottone, suggestive figure d'archi, voci, cori ispirati e sognanti. Si rievocano gli antichi fasti dell'Impero Ottomano, al ritmo di una sfrenata danza rituale, accompagnata da percussioni tribali e condotta dall'oud, il liuto orientale, sultano e maestro cerimoniere (God Bless the Ottoman Empire); si cavalca, come in un western di Sergio Leone, nei territori che furono di Bisanzio, immaginando Morricone dirigere una fanfara anziché la sua orchestra (Song for Joseph).
Le canzoni di The way the wind blows sono tracce di un passato ancora presente, frammenti di un racconto di vita e di morte, tramandato per secoli in forma orale e musica, che sentiamo nostro per la sua universale vocazione. La morte è il pianto di tromba e violino che segue un corteo funebre, in apertura di disco (In the River). I passi di un flamenco gitano, eseguito la sera attorno al fuoco di un accampamento, sono la vita (Fernando's Giampari), come le vorticose, sensuali movenze di violino e accordion nella danza, frenetica e liberatoria, di The Sparrow.
Pare assorto in meditazione il violoncello quando ripete con tono dimesso un lamento atavico, subito esorcizzato dal balletto sulle punte, agile e nervoso, del violino. Lo strumento suonato da Heather Trost si fa interprete di quello spirito di libertà, che è vitale in ogni traccia del disco: come sospinto dal soffio del vento, disegna traiettorie imprevedibili come quelle di un uccello in volo (The Way the Wind Blows).
Ricordi sopiti emergono dalle note di un malinconico, languido walzer (Waltz for Strings and Tuba), mentre il suono lamentoso degli ottoni, che si stende sul tappeto monocorde e drammatico di piano e archi, fa da preludio al finale, in cui il corteo ascoltato all'inizio riprende e conclude la sua marcia (Saltz Water, There is a River in Galisteo). Si chiude così il cerchio di un'opera visionaria, capace di palesare a chi l'ascolta sconosciute dimensioni di memoria e di sogno.

[Pietro Sacco]

Ascolta i brani del disco:

 
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