La loro ultima fatica parte eterea e beatlesiana:
Love, Love, Love (everyone) è sintomatica a
riguardo. Si continua con
Ed is a Portal, coinvolgente e con un
finale dub-spiazzante che sembra prodotto da
Sly & Robbie...
Gli
Akron
Family sono tornati più rodati e più "classici" del solito,
nonostante le cavalcate quasi prog-rock che tramano in questo lavoro, che è in
realtà meno pazzoide di quello che sembra ad un primo rapido ascolto. Pezzi come
Don't be afraid, you're already dead e
There'So Many
Colors sono animati dal fantasma di
Neil Young, ed in questo si allineano
alle ultime produzioni dei
Wilco, per esempio. Inutile dire che il buon vecchio
canadese è sempre stato presente negli spiriti delle più grosse band americane:
si paga sempre pegno nei suoi confronti... Le trame chitarristiche e gli
arrangiamenti delle canzoni sono elaboratissime (i cori soprattutto) e
studiate al millimetro, anche se nel disco aleggia un'atmosfera di ilarità e di
divertimento che solo una band del genere riesce a creare.
Ricordo una loro
esibizione al Covo di Bologna di un paio di anni fa: dopo la rumorosa sorpresa
iniziale, il gruppo si era esibito in una performance "ubriaca e
folk-noisy" come mai mi era capitato di assistere: la gente era estasiata
e divertita allo stesso tempo da tanta bravura.
Michael Gira fa bene ad
affidarsi a questi musicisti coi controcazzi per i suoi
Angels Of Light, e a
pubblicarne le gesta con la sua "Young God", che per inciso, è una delle
etichette che nell'ultimo quinquennio ha riscoperto e pubblicato gente come
Lisa Germano e
Devendra Banhart. Agrodolci sono le melodie di
Phenomena,
pezzo raw and enchanted che riconcilia con la più sopraffina scrittura rock.
Finisce con la storta "giga irlandese" di
Of All The
Things e la reprise di
Love, Love, Love questo viaggio nella
mente di freakettoni free-folk dalla faccia simpatica, e dalla performance
facile (con accluso dvd di un concerto che dimostra la loro efficacia sul
palco). Tuttavia vi consiglio di vederli dal vivo, se ne avete la possibilità;
credetemi ne vale davvero la pena!
[Maurizio Inchingoli]