Una colata lavica inonda le nostre martoriate orecchie:
sono le note di
Dunkelheit, molosso buio e monstre che apre
un capolavoro assoluto della musica moderna, quel
"Filosofem"
di cui tanto si è parlato anche a proposito delle vicende giudiziarie di stampo
satanista che hanno tenuto banco nella metà degli anni novanta. Il famoso
movimento del black-metal norvegese, passato alla storia come una cruda e
quantomeno ambigua forma musicale estrema. Le vicende che ci hanno fatto conoscere personaggi del
calibro di
Varg Vikernes a.k.a.
Burzum, autore dell'efferato
delitto nei confronti di
Euronymus, singer dei
Mayhem, fanno da
corollario a queste musiche carismatiche e di rara potenza immaginifica. Questo
lavoro entra di diritto nel pantheon dei migliori dischi del metal mondiale,
insieme a culti assoluti come
"Reign in Blood" degli
Slayer,
"Black Metal"Venom dei ,
"A Blaze in the
Northern Sky" dei
Darkthrone,
"Into the
Pandemonium" dei
Celtic Frost, ed a
"De Misteriis
Dom Sathanas" dei
Mayhem.
Dicevamo della prima traccia del
disco: un panzer di oltre sette minuti di suono compresso e portato alle
estreme conseguenze da un solitario Burzum, nel pieno della sua ispirazione.
Con questo pezzo si scardinano tutte le nostre sicurezze circa la ormai
presunta agonia del metal moderno. Come un ultimo sussulto invece questo
cadavere putrescente si rialza da terra, e affonda le proprie unghie nella
carne più viva ed umana di noi poveri avventori; consci però del rischio che
corriamo, ci facciamo sopraffare volentieri da cotanta violenza sonora. Eccoci
poi al cospetto di
Jesus'Tod, omaggio agli
Slayer
più cattivi ed immarcescibile take dal taglio quasi trash-noise. Sublime ed
eterea marcia dall'incedere marziale tenuta per i capelli (sic). Altro
velocissimo treno impazzito è
Erblicket Die Tochter Des
Firmaments, lunga cavalcata sonora al limite della sopportazione
uditiva, quasi una coltre sonica harsh-black direi.
Gebrechlichkeit
1 è poi una noise-ballad dall'andamento funereo e spettrale. Preludio
all'apice del disco:
Rundgang um die Tranzsendentale Saule der
Singularitat. 25 minuti e 11 secondi di puro e catartico fluire
ambient che manco il fantasma di un
Biosphere sotto morfina saprebbe
affrontare. Una lunga suite per tastiera gelida e metronomica che potrebbe non
finire mai. Siamo dalle parti dei
Popol Vuh delle colonne sonore di
"Aguirre
Furore di Dio" e di
"Nosferatu, principe della notte"
del regista tedesco
Werner Herzog, per intenderci. Cinematica esperienza
che consiglio a tutti di fare. Un vortice di calma apparente che ci trascina
verso un maelstrom infinito e quasi fanciullesco: una scarna melodia reiterata
e fiabesca fa da ossessiva trama per questo viaggio al termine della notte
fredda e stellata nella lontana e cupa Norvegia, landa del nostro.
Chiude il
disco la reprise di
Gebrechlichkeit 2 in versione
pianistico-rumorista con in sottofondo un feedback di chitarra che riprende il
tema principale del pezzo. Sette minuti di sinfonico crescendo pieno di afflato
romantico e apocalittico. Un liberatorio finale che sa tanto di titoli di coda.
Ci aveva visto giusto
Harmony Korine quando scelse
per lo score del suo film-capolavoro
"Gummo" proprio il pezzo
più bello di "Filosofem": la lunga traccia ambient, che si intersecava a
meraviglia tra le canzoni di
Bathory,
Absu,
Mortician e
Bethlehem.
Tutti figliocci di
Burzum, menestrello luciferino dal talento sconfinato.
Personaggio discutibile certo, ma anche in un certo qual modo
"dostojevskiano" e tragico. Come tragiche e vitali sono le opere di
artisti estremi come Korine ed Herzog, ad esempio. La pazzia ed il genio non
sono mai state tanto illuminanti e necessarie. "Filosofem" è il
terminale testamento di una mente allucinata e paradossalmente lucida.
"Potenzialmente" omicida: anzi, la filosofia e la pratica. Nel bene
e nel male.