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Scritto da Maurizio Inchingoli   
giovedì 17 aprile 2008
"FILOSOFEM"
Misanthropy Records / Cymophane Productions
1996
black-metal

Come un macigno sulle nostre teste pe(n)santi.

Una colata lavica inonda le nostre martoriate orecchie: sono le note di Dunkelheit, molosso buio e monstre che apre un capolavoro assoluto della musica moderna, quel "Filosofem" di cui tanto si è parlato anche a proposito delle vicende giudiziarie di stampo satanista che hanno tenuto banco nella metà degli anni novanta. Il famoso movimento del black-metal norvegese, passato alla storia come una cruda e quantomeno ambigua forma musicale estrema. Le vicende che ci hanno fatto conoscere personaggi del calibro di Varg Vikernes a.k.a. Burzum, autore dell'efferato delitto nei confronti di Euronymus, singer dei Mayhem, fanno da corollario a queste musiche carismatiche e di rara potenza immaginifica. Questo lavoro entra di diritto nel pantheon dei migliori dischi del metal mondiale, insieme a culti assoluti come "Reign in Blood" degli Slayer, "Black Metal"Venom dei , "A Blaze in the Northern Sky" dei Darkthrone, "Into the Pandemonium" dei Celtic Frost, ed a "De Misteriis Dom Sathanas" dei Mayhem.
Dicevamo della prima traccia del disco: un panzer di oltre sette minuti di suono compresso e portato alle estreme conseguenze da un solitario Burzum, nel pieno della sua ispirazione. Con questo pezzo si scardinano tutte le nostre sicurezze circa la ormai presunta agonia del metal moderno. Come un ultimo sussulto invece questo cadavere putrescente si rialza da terra, e affonda le proprie unghie nella carne più viva ed umana di noi poveri avventori; consci però del rischio che corriamo, ci facciamo sopraffare volentieri da cotanta violenza sonora. Eccoci poi al cospetto di Jesus'Tod, omaggio agli Slayer più cattivi ed immarcescibile take dal taglio quasi trash-noise. Sublime ed eterea marcia dall'incedere marziale tenuta per i capelli (sic). Altro velocissimo treno impazzito è Erblicket Die Tochter Des Firmaments, lunga cavalcata sonora al limite della sopportazione uditiva, quasi una coltre sonica harsh-black direi. Gebrechlichkeit 1 è poi una noise-ballad dall'andamento funereo e spettrale. Preludio all'apice del disco: Rundgang um die Tranzsendentale Saule der Singularitat. 25 minuti e 11 secondi di puro e catartico fluire ambient che manco il fantasma di un Biosphere sotto morfina saprebbe affrontare. Una lunga suite per tastiera gelida e metronomica che potrebbe non finire mai. Siamo dalle parti dei Popol Vuh delle colonne sonore di "Aguirre Furore di Dio" e di "Nosferatu, principe della notte" del regista tedesco Werner Herzog, per intenderci. Cinematica esperienza che consiglio a tutti di fare. Un vortice di calma apparente che ci trascina verso un maelstrom infinito e quasi fanciullesco: una scarna melodia reiterata e fiabesca fa da ossessiva trama per questo viaggio al termine della notte fredda e stellata nella lontana e cupa Norvegia, landa del nostro. Chiude il disco la reprise di Gebrechlichkeit 2 in versione pianistico-rumorista con in sottofondo un feedback di chitarra che riprende il tema principale del pezzo. Sette minuti di sinfonico crescendo pieno di afflato romantico e apocalittico. Un liberatorio finale che sa tanto di titoli di coda.
Ci aveva visto giusto Harmony Korine quando scelse per lo score del suo film-capolavoro "Gummo" proprio il pezzo più bello di "Filosofem": la lunga traccia ambient, che si intersecava a meraviglia tra le canzoni di Bathory, Absu, Mortician e Bethlehem. Tutti figliocci di Burzum, menestrello luciferino dal talento sconfinato. Personaggio discutibile certo, ma anche in un certo qual modo "dostojevskiano" e tragico. Come tragiche e vitali sono le opere di artisti estremi come Korine ed Herzog, ad esempio. La pazzia ed il genio non sono mai state tanto illuminanti e necessarie. "Filosofem" è il terminale testamento di una mente allucinata e paradossalmente lucida. "Potenzialmente" omicida: anzi, la filosofia e la pratica. Nel bene e nel male.

[Maurizio Inchingoli]
 
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