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Scritto da Luigi Catalani   
mercoledì 26 luglio 2006
Caparezza - Habemus Capa
"HABEMUS CAPA"
Virgin 2006
hip-hop


Per uscire fuori dal tunnel di un successo sorprendente e travolgente, Michele Salvemini non ha scelto mezze misure: ha deciso di morire e resuscitare, almeno artisticamente.
Solo così poteva scrollarsi di dosso una fama inaspettata e forse in parte fastidiosa, perché, come sempre accade in questi casi, si porta appresso fans superficiali, ascoltatori prevenuti e trasforma innocui ritornelli in ossessionanti mantra televisivi.
Quindi ecco, come dichiarato dal suo autore, un disco postumo di un cantante ancora in vita, in cui lo spirito di Caparezza viaggia alla ricerca del corpo perduto e s'incarna in svariati e curiosi personaggi. L'album si apre con la cerimonia funebre (Annunciatemi al pubblico) e si chiude col ritrovamento del Caparezza (Habemus Capa). Nel mezzo un mucchio di idee, parole e suoni non banali.
Sorprendono gli arrangiamenti orchestrali, con tanto di archi incalzanti e cori pomposi, di Torna catalessi, un invito esplicito a  rallentare i ritmi quotidiani. Strafottenti i toni e le rime che caratterizzano Gli insetti del podere, un divertente stralcio di entomologia hip-hop, sostenuta da inaspettati riff pesanti, quasi hard-rock, simili a quelli della potentissima Dalla parte del toro (che dal vivo farà vibrare il palco), dove si alternano a fiati e ritmi spagnoleggianti. Il silenzio dei colpevoli si infiamma addirittura in un assalto sonoro alla Rage against the machine, con voci filtrate per niente rassicuranti e un testo rabbiosamente fuori dai denti.
D'altro canto si confermano il talento del nostro nel costruire acrobazie linguistiche quasi iperboliche, come nella Ninna Nanna di Mazzarò, e la sua capacità di mischiare ironia e denuncia sociale, come ne La mia parte intollerante "Trovo molto interessante la mia parte intollerante che mi rende rivoltante tutta questa bella gente" e nell'Inno verdano (ci sarebbe da ridere se non fosse tragicomicamente reale). Evocano atmosfere alla Tim Burton gli spiriti maligni in The Auditels Family, una sorta di Famiglia Addams del tubo catodico, detentrice del potere del telecomando. Ancora la televisione, o meglio la sua scarsissima affidabilità informativa, è al centro della successiva Ti Giri. Si fa ancora in tempo ad entrare nella dancehall selvaggia del dot com, condotta da brokers spregiudicati, anche questi facilmente riconoscibili (Titoli). Anche laddove il disco sembra perdere per strada un po' di verve, ci si imbatte in assalti verbali di tutto rispetto come Felici ma trimoni, spietata cronaca matrimoniale.
Consigliatissimo agli amanti del genere, un po' meno ai fans dell'ultima ora.

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