Gli
Om sono la misconosciuta band stoner doom
psichedelica per eccellenza. Lo spirito è però diverso dai loro fratelli
cattivi e seminali
Kyuss, ad esempio. Qui la "pesantezza"
degli strumenti, solo basso e batteria, è più implosa e meditata, quasi
ascetica. D'altronde il nome è abbastanza eloquente. Apre la title-track,
maestosa suite dall'incedere sonnolento e catartico che ricorda molto i
Melvins
di "Bootlicker", altro piccolo capolavoro di pop-psichedelico poco
apprezzato all'epoca della sua uscita. Più di dieci minuti di sussurrato
incedere che fatalisticamente ci porta in un lungo tunnel livido e claustrofobico. Lo
scuotimento di
Unitive Knowledge of the Godhead ci risveglia
dal torpore iniziale con le frustate del basso catramoso di Al Cisneros;
cantilenante melodia avvitata su se stessa che sembra non avere mai fine.
Ossessiva tormenta con i piatti della batteria di
Chris Hakius che
minacciano fisicamente come lame metalliche le nostre povere membra.La partenza
di
Bhima's Theme è violentissima melma sludge come non se ne
udiva dai tempi di
"Dopesmoker" degli
Sleep (ricordiamo che gli Om erano la sezione ritmica della band americana). Erano i
primi anni novanta, e questi suoni si affacciavano timidamente sulla scena
dell'agonizzante metal d'oltreoceano in compagnia di gente aliena del calibro
di
Saint Vitus e
Neurosis. A metà del pezzo la voce di Cisneros
si fa mefistofelica ed acuta come in un ultimo sussulto prima di spirare.
Sulfurea prova dal tocco teatrale. Come resuscitare un cadavere dalla propria
tomba con un esorcismo: l'assolo finale di basso è poderoso e definitivo.
Sublime e terrena pesantezza. Il viaggio termina in maniera circolare (sic)
con la reprise di
Pilgrimage. Poco più di quattro minuti
impostati sulla melodia portante del pezzo che ci ricordano l'inizio, da dove
eravamo partiti.
In poco più di mezz'ora il duo californiano mette in piedi
un'incredibile e criptico monolite di pura e lucidissima paranoia psichedelica
da urlo. Aggiungiamoci la registrazione secca e concisa di
Steve Albini,
effettuata presso gli
Electrical Audio Studios di Chicago e
l'alchimia è compiuta. Non dimentichiamoci anche le illuminanti collaborazioni
dei nostri con i
Current 93 di
David Tibet ed i
Six
Organs of Admittance di
Ben Chasny, ed il cerchio magico si chiude. E' poi di un paio di mesi fa la defezione di Chris Hakius, sostituito da un
nuovo batterista che risponde al nome di
Emil Amos, e pare che nel
prossimo autunno saranno in Europa per un tour di riparazione annullato
all'ultimo momento per i motivi di cui sopra. Non vedo l'ora di muovere meccanicalmente la mia povera
testolina al ritmo incessante del loro possente ed elefantiaco magma sonoro. Le
pillole per il mal di testa sono già sul comodino di casa, ma credo che alla
fine non serviranno. Prepariamoci cOMunque al "peggio".
[Maurizio Inchingoli]