Il precedente album, 'Cuckooland', era, ‘solo', del 2003...
Poco male, i dischi di Wyatt, uomo che, confesso, è per me
una guida, quasi un fratello maggiore, non sono e non saranno certo un
fastidio; il loro ascolto non comporterà di sicuro un sacrificio per chi, da
tempo, riconosce all'artista il ruolo di cantore dei momenti più veri, dolci,
ironici, semplici, profondi della ‘nostra' contemporaneità.
Ne avrei scritto appena uscito, dopo i primi ascolti, ma
ora che l'album è comparso ben piazzato nelle classifiche dei migliori lavori
del 2007, e dopo una serie di riascolti distanziati nel tempo, il giudizio su
"Comicopera" potrà essere, forse, meno da
aficionado.
L'atmosfera generale dell'album è particolarmente
amichevole, non nel senso che si offrono canzoncine di facile ascolto, ma
perché sembra quasi che Robert ed i suoi compagni di avventura (Brian Eno, Paul
Weller, Phil Manzanera, che ha offerto il suo studio casalingo per le
registrazioni, Annie Whitehead e naturalmente Alfreda Benge) ci accolgano nelle
stanze in cui questa musica è stata suonata e ci permettono di stare con loro,
di ascoltare i suoni, di cogliere l'istante, l'atmosfera, il sentire. Spendere
in tal modo qualche momento della nostra vita sarà, probabilmente, una
esperienza indimenticabile, che abbatterà le barriere tra prod/azione ed
aud/azione, tra musicista e ascoltatore, così come questa musica totale e
globale abbatte le barriere dei generi, degli stili e delle convenzioni.
Comicopera si divide in tre atti: il primo,
Lost In
Noise, si
apre con una cover,
Stay Tuned,
bella canzone composta da Anja Garbarek (figlia del sassofonista Jan) a cui
Robert Wyatt dona la voce, quel suo particolare tono, quel modo di
sovrainciderla e di portare il falsetto. Unico. Al termine del trattamento il
brano appare del tutto una canzone di Wyatt.
Il sogno dell'essere immersi nell'immaginario wyattano
continua con
Just as You Are:
incastri vocali in duetto con
Monica
Vasconcelos, pianoforte, chitarra, cimbali e la cornetta da cui Robert sembra
ormai inseparabile, che si affaccia delicatamente.
Nel terzo brano
YouYou
l'atmosfera si fa rarefatta e diafana; più intima in
A.w.o.l, con piano, contrabbasso ed il trombone amico della
Whitehead; orchestrale e jazzistica in
Anachronist.
Non a caso in una recente intervista Wyatt continua a dichiarare il suo amore
per Ellington, per Mingus, per i maestri del jazz afro-americano, per il vero
che ha attraversato l'esperienza umana di questi artisti.
La libertà espressiva, come sempre svincolata da ogni
costrizione legata al mercato, da più parti riconosciuta a Wyatt, si esprime in
pieno nel secondo atto
The Here and The
Now, con
A Beatiful Peace, canzone
semplice e sofisticata allo stesso tempo,
Be
Serious, specie di divertimento su un giro di chitarra jazzy,
On The Town Square, strumentale in cui
il sax improvvisa il suo canto, ricordando alcune sonorità del jazz sudafricano
attivo a Londra negli anni '70 (Assagai) e di quello afroamericano più legato
alla Madre Africa (Albert Ayler),
Mob
Rule, A Beautiful War e
Out of the Blue nelle quali Wyatt riconferma la sua
abilità nell'uso della voce, versatile ed unica, venata di malinconia, di
dolcezza, vero strumento primordiale quanto fondamentale per espressione e
comunicazione.
Ha qui inizio il terzo atto dell'opera,
Away With The Fairies, che contiene dei
brani già comparsi altrove, come
Del
Mondo, dei C.S.I., magnificamente interpretata,
Cancion de Julieta, da un testo di Garcia Lorca,
Pastafari, con il vibrafono di Orphy
Robinson in evidenza,
Fragment,
che ricampiona
Just As You Are, e la finale
Hasta
Siempre Comandante, con il jazzista italiano Maurizio Camardi.
Comicopera è solo l'ultimo lavoro di Robert Wyatt, uno degli artisti
che ha fatto la storia della
nostra
musica. Ascoltate questo disco ma, prima di dire... altro, ascoltate tutta la sua
opera, rovistate tra le pieghe del suo lavoro ormai quarantennale, assumete le
testimonianze di questo luminoso cammino, monumento all'arte, al pensiero,
all'essenza stessa dell'essere uomini.
[Lucio Corvino]