Ascolti
VINICIO CAPOSSELA | VINICIO CAPOSSELA |
|
|
|
| Scritto da Pietro Sacco | |
| domenica 09 luglio 2006 | |
|
Ovunque e in ogni tempo c'è uno spirito vitale che ha strumenti con cui
suonare e una voce con la quale invocare salvezza e protezione.
L'artista
raccoglie e rende propri questi inni alla grazia e al perdono, provenienti
dalla terra e diretti agli dei, alle stelle, agli uomini.
Come un Omero dei nostri giorni, Capossela si
fa vate per cantare di storia e mito, di luoghi e tempi vicini e lontani, di
carne e spirito, di incubi, visioni, favole e risurrezioni. Così la sua
scrittura pare un'odissea che, prima di approdare alla dolce e intensa
preghiera finale (Ovunque proteggi),
inizia, mossa dall'odio contro i nemici della fede e dell'uomo, con
un'invocazione arabeggiante a Dio che è invito alla vendetta:"colpiscili,
disperdili finchè nel sangue dell'empio mi laverò i piedi." (Non Trattare). Testi crudi e
sanguinolenti, sorretti da suoni cupi e minacciosi, inafferrabili tra rumori e
interventi strumentali, raccontano della paura mentre le fiamme che avvolgono
Troia pongono fine al suo annoso assedio (Brucia
Troia). Celebrata la tribù dei perdenti, dei "perenni votati all'impiastro"
con l'allegra e saltellante Dalla Parte
di Spessotto, e spedita una bizzarra cartolina soviet-techno-dub dalla
Russia con Moskawalza, si rievoca,
tra squilli di tromba e un tam tam di tamburi, l'antica Roma con i suoi spettacoli
circensi (Al Colosseo). Sono tappe
spazio-temporali di un viaggio sospeso tra realtà e allucinazione, che sembra
in questo ripetere l'ambiguità della storia raccontata da Sergio Leone in
"C'era una volta in America": anche qui troviamo un'orchestrina dixieland che
rimanda all'America proibizionista degli anni '20 e l'amico Nutless ricorda per
assonanza il Noodles protagonista del film (Dove
siamo rimasti a terra Nutless). Bruschi ritorni sulla terra seguono onirici
voli Nel Blu (sorta di omaggio a Volare di Domenico Modugno), mentre si
muore dalla voglia di buttarsi "a piedi pari nella vasca del campari" e di far
ballare il cha cha cha alla Medusa.
Tra inquietudini e sorrisi, si compie la catarsi dello spirito, fine ultimo di un percorso interiore e artistico frutto di una miracolosa ispirazione. E tuttavia, prima di vedere la luce, occorre ancora morire a stento, a bordo di una nave alla deriva, cullata dalle note come onde di un violoncello, rivolgendo una struggente supplica alla Santissima dei naufragati affinché conceda pietà e perdono (S.S. dei naufragati). Echi di fantasmi lontani, evocati dal suono di un theremin, e cori solenni accompagnano il rito di purificazione dell'anima dei dannati, "di chi si è preso il mare, che lapide non abbia...". [Pietro Sacco] Discuti quest'articolo nel forum. (0 posts) |
| Pros. > |
|---|