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Chemical Brothers Live in Rome PDF Stampa E-mail
Scritto da Fester   
giovedì 09 agosto 2007
Se avessero organizzato un doppio tra le due formazioni più acclamate dell'elettronica, sicuramente sarebbe finita con De Homem-Christo e Bangalter a fare il trenino a Piramide sulle note di Ufo-Robot.


Roma, Stadio della Pallacorda, 16 giugno 2007


I CHEMICHAL BROTHERS AL FORO ITALICO, I DAFT PUNK AL GAY PRIDE

A distanza di otto lunghissimi anni dal tour di Surrender - non potevo non esserci.
Nonostante qualche firma illustre abbia definito We are the night "immondizia allo stato musicale", per quel che mi riguarda posso dire di aver investito 50 delle mie monete (più altre 7, 50 a titolo di ignobile prevendita) perché sapevo che avrei assistito al miglior set che il dio elettronico potesse creare.
Descrivere lo show dei Chemical Brothers è praticamente impossibile; è come saltare su un ottovolante con la pretesa di voler prendere appunti.
Sarò brevissimo lasciando ampio spazio alle immagini: brandelli di brani che tramontano e sorgono; proiezioni in sincrono efficacissime; beat elasticizzati da lasciarti con lo stomaco in mano; suoni manipolati in tempo reale; arrangiamenti sbalorditivi e citazioni esaltanti.
In un'ora e mezza abbondante il pubblico dello Stadio della Pallacorda non ha ballato le hits dei Chemical Brothers, ma ha toccato con mano tutto ciò che costoro sono in grado di fare.
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[Chemical Brothers Live in Rome - Foto Fester]

Diversamente dall'esibizione degli illuministi francesi (ributtante quella di Pukkelpop), nello show romano dei liberali britannici è successo praticamente di tutto: intro infiniti; arpeggi e riverberi; sovrapposizioni magistralmente incastrate (anche tre loop alla volta); sussulti di bassi impetuosi e finali poetici.
Padri fondatori di una repubblica democratica fondata sul lavoro del campionatore, i nostri beniamini hanno avuto - come unica pecca - quella di affidarsi ad una organizzazione a dir poco indecente: cambio in corsa della location, inaccessibilità degli spazi, assenza di uno straccio di segnale ad indicare gli ingressi; (con il biglietto per il parterre, in molti sono stati indotti a rimanere - inspiegabilmente - là dove erano riusciti ad entrare); il tutto accompagnato dalla mancanza di servizi e dalla carenza di uscite d'emergenza.
Quanto all'album, a parte l'inconfondibile marchio di fabbrica, vorrei dire solo due cose: al primo ascolto Rowlands e Simmons sono apparsi in ritardo rispetto ai lavori di molti producer moderni; le mani sulla copertina sono di Damiano.
Suonatela ancora, Chem!

[Fester]





 
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