Roma, Stadio della Pallacorda,
16 giugno 2007
I
CHEMICHAL BROTHERS AL FORO ITALICO, I DAFT PUNK AL GAY PRIDE
A
distanza di otto lunghissimi anni dal tour di
Surrender - non
potevo non esserci.
Nonostante
qualche firma illustre abbia definito
We are the night
"immondizia allo stato musicale", per quel che mi riguarda posso
dire di aver investito 50 delle mie monete (più altre 7, 50 a
titolo di ignobile prevendita) perché sapevo che avrei
assistito al miglior set che il dio elettronico potesse creare.
Descrivere
lo show dei
Chemical Brothers è praticamente impossibile; è
come saltare su un ottovolante con la pretesa di voler prendere
appunti.
Sarò
brevissimo lasciando ampio spazio alle immagini: brandelli di brani
che tramontano e sorgono; proiezioni in sincrono efficacissime; beat
elasticizzati da lasciarti con lo stomaco in mano; suoni manipolati
in tempo reale; arrangiamenti sbalorditivi e citazioni esaltanti.
In
un'ora e mezza abbondante il pubblico dello Stadio della Pallacorda
non ha ballato le hits dei Chemical Brothers, ma ha toccato con mano
tutto ciò che costoro sono in grado di fare.
[Chemical Brothers Live in Rome - Foto Fester]
Diversamente
dall'esibizione degli illuministi francesi (ributtante quella di
Pukkelpop), nello show romano dei liberali britannici è
successo praticamente di tutto: intro infiniti; arpeggi e riverberi;
sovrapposizioni magistralmente incastrate (anche tre loop alla
volta); sussulti di bassi impetuosi e finali poetici.
Padri
fondatori di una repubblica democratica fondata sul lavoro del
campionatore, i nostri beniamini hanno avuto - come unica pecca -
quella di affidarsi ad una organizzazione a dir poco indecente:
cambio in corsa della location, inaccessibilità degli spazi,
assenza di uno straccio di segnale ad indicare gli ingressi; (con il
biglietto per il parterre, in molti sono stati indotti a rimanere -
inspiegabilmente - là dove erano riusciti ad entrare); il
tutto accompagnato dalla mancanza di servizi e dalla carenza di
uscite d'emergenza.
Quanto
all'album, a parte l'inconfondibile marchio di fabbrica, vorrei
dire solo due cose: al primo ascolto
Rowlands e
Simmons sono apparsi
in ritardo rispetto ai lavori di molti producer moderni; le mani
sulla copertina sono di Damiano.
Suonatela
ancora, Chem!
[Fester]