Clubcult
NON SONO SOLO CANZONETTE | NON SONO SOLO CANZONETTE |
|
|
|
| Scritto da Fester | |
| venerdì 14 marzo 2008 | |
|
Mi concedo, per questo, una breve divagazione.
Caroline Hervé, aka Miss Kittin, nasce nel secolo scorso a Grenoble. Madre natura le dona due occhi brillanti ed una splendida voce. Per il resto si arrangia da sola. Inizia a fare la dj, nel 1994, nella chill-out room di un rave organizzato in un forte militare abbandonato da qualche parte sulle montagne. Cresce in compagnia dell'amico Michel Amato (The Hacker). Diventa famosa collaborando con Felix Da Housecat, Golden Boy, Sven Väth e T.Raumschmiere. Fa il botto, nel 2004, con l'album "I Com". Occupa (dal vivo ed in vinile) le consolle di mezzo mondo, senza mai perdere di vista l'importanza dell'uso concomitante dell'ugola e del giradischi. Quello della bilancia purtroppo si e maledettamente. Miss Kittin adora cantare, urlare, lanciare messaggi e sussurrare. Miss Kittin possiede un intuito soprannaturale per le selezioni musicali che non scorrono soltanto ma che mantengono sempre il senso primario del divertimento. Miss Kittin si libera nell'esibizione. Miss Kittin è una clubber fin nel profondo delle sue viscere. "Due tracce decenti contro un intero album che non sa di niente". "La gattina fa la furbetta. In questo caso i testi ammiccanti - per giovani ricchi di testosterone e pulzelle anelanti una vita spericolata tra palchi alberghi e party più o meno trasgressivi - fanno cadere le braccia". "Batbox sembra più attuale e contestualizzato intorno ad un suono electro non molto macchinoso e trascendentale come invece qualcuno vorrebbe far credere". Entusiasta ne parla ovviamente l'autrice ("Here it is! My BatBox!"), la quale ce lo presenta come un viaggio ascensionale di cambiamento (fatto di addii a vecchi fantasmi), condensato in un prodotto multimediale gettato integralmente in pasto alle folle. Più che sulla sostanza musicale dei pezzi (che non disdegno) ho preferito ragionare sullo spessore del supporto concettuale - oltre che videografico - fornito alla micetta da Rob Reger (inventore, nel '91, del fumetto Emily The Strange), fantasticando - al contempo - sul possibile risultato della messa in scena capitolina dell'opera. Ne ho concluso che "Batbox" non è una ciofeca ma evidentemente senza l'accattivante packaging non avrebbe di certo suscitato un così grande interesse. Il tema dei pipistrelli e del gotico, chiunque l'abbia partorito, è talmente consunto da rivelarsi geniale. Con esso si è data un'identità stuzzicante al prodotto (titolo del disco, testi delle canzoni del disco, video del primo singolo del disco, proiezioni del live-show del disco) ma non senza generare qualche perplessità nel qui presente. Miss Kittin, infatti, si è sempre mostrata come una pupazzella sensuale ed ammiccante, un prototipo da copertina che - oggi - risulta visibilmente modificato. Ho deciso, quindi, di leggere tra le righe di alcune canzoni per tentare di scoprire (con il poco inglese a disposizione) se la palingenesi di Caroline (in maschiaccio apparentemente introverso e spocchioso) fosse davvero voluta o semplicemente studiata. 1. Kittin is High: sin dall'inizio, il singolo, si presenta ben caratterizzato per la parte ritmica resa ancor più efficace da una manciata di pause nel bel mezzo delle quali spiccano - sensazionali - le frasi "from now on" e "kittin is high". Un tormentone che non vede l'ora di ripartire (per dare sfogo agli arpeggi ondeggianti e corposi di cui è dotato) e parcheggiarsi nella testa di chi se l'è appena ballato. "Il sole è alto, io sto uscendo mentre i vampiri dormono" - ci dice Caroline - anche se, nel video, alcuni pipistrelli svolazzanti fanno da contrappunto ad una casa-castello sbilenca dalle cui finestre è dato intravedere, in maniera inconcludente, una Miss Kittin cartone animato cantare, ballare e farsi avanti con mosse feline.... Il brano, quindi, si consuma tra streghe che subentrano, iniezioni di acciaio tedesco (riferimento del tutto infelice per il nostro Paese) e farfalle orgasmiche dentro la pancia. 2. BatBox: più melodico - soprattutto nel ritornello brevissimo - questo pezzo si distingue per un cantato ora pieno ora filtrato che si diverte a giocare con le parole bat, beat, box e goth. 3. Grace: hand clap ripetuto ed efficace, due note due di basso ripetute in ottave, riff di chitarrone, voce che si prolunga e diventa invisibile eco. Il brano si fa più corposo con l'intrusione di un synth, proseguendo in più pause e ripartenze. L'autrice è (o aspira ad essere) in uno stato di grazia, adagiata e beata tra le braccia e sul petto di qualcuno, accusando il suono del basso come un colpo di mano in pieno volto. 5. Barefoot Tonight: cassa dritta e veloce, hand clap ugualmente ripetuto, piglio electro-clash, campioni di basso potente, parole scandite ed ululati melodici. Caroline è sul palco con scarpe troppo alte di cui non ha evidentemente bisogno. Meglio sfilarsele e cominciare a gridare dentro il microfono, con il piede sul BAT-effetto a pedale, orgogliosa di essere una donna moderna che se ne va in giro sfoggiando un impermeabile leopardato.... E' inutile dire che nella clip ci sono altre cose. 6. Play me a Tape: bordate cupe e profonde, ritmi frammentati, cantato etereo e piacevole. Suoni galleggianti nel tempo che rivelano il desiderio di ascoltare una storia impressa su un nastro, magari un segreto, per sentirsi dire ti amo quando ci si sente da soli. Per fuggire e non sentire il rumore del mondo. 7. Pollution of the Mind: un arpeggio semplice ma efficace si distende su due variazioni di tono seguitato da una voce prima narrante e poi dilatata incalzata dai colpi di una otto zero otto. Umanità troppo vicina in aeroporto. Sconosciuti, facce infelici, mal di testa continui e garantiti. Meglio essere ciechi e sordi alle volte, divagando con la mente assaliti dai cattivi odori e dagli alberghi noiosi. Magari una doccia di silenzio nella speranza che il sole possa risplendere ancora. 8. Wash 'n' Dry: si respira molto Violator in questo pezzo; atmosfere eteree e fluttuanti. Una "Waiting for the night" ma più veloce. Ridi, questo è vivere. E' tempo di grandi pulizie. Il prezzo per essere migliori: sprofondare nello sporco, l'unica strada per risalire. 9. Metalhead: Ipnotico e condensato. Frammenti di voci che pronunciano parole sovrapposte. Caroline vorrebbe distruggere ogni cosa con un martello e poi cavalcare il suo cavallo metallizzato, ballando nel buio quando nessuno le parla inutilmente. 11. Sunset Strip: una traccia che sa già di sentito; ritmi spezzati e pochi acuti. La storia di una musa post moderna con mentalità internazionale. Giovane, autonoma ma con nessuno che l'attende al ritorno. Nemica dell'amore. Una bellezza che si affievolisce nell'abuso di certe sostanze (bucatini, suppongo) con una reputazione che ogni volta si frantuma nel tentativo di chiedere aiuto. Una donna provata, che tenta di mettere insieme le forze per il futuro (da Lightmaker). Desiderosa d'affetto. Appesantita nel corpo ma non nello spirito. Più consapevole e matura di quanto alcuni criticoni siano stati in grado di intendere. Un po' yin e un po' yang. Un opposto non assoluto. Prima Miss Kittin e poi Caroline. Sola eppure famosa. Interdipendente e reciproca, che diminuisce e cresce costantemente secondo due entità che si spingono e si sostengono a vicenda. Complementari nel mantenersi in equilibrio per non scadere irrimediabilmente nella insufficienza o nell'eccesso. Questo ho visto scoperchiando la scatola. Quanto potesse corrispondere al vero, però, non sono riuscito a capirlo. Non mi restava che andare a Roma per fugare ogni dubbio. Giusto in tempo per salutare David e Russel (più conosciuti come Autokratz www.myspace.com/autokratz), e tracannare un gin-lemon. L'avvicendamento di Kittin è quasi immediato. La sua intro distorta dopo pochi minuti si schianta, facendoci schizzare sotto il soffitto. Sento la voce ma non vedo una mazza. Attraverso la sala da parte a parte. La miss, per non impallare lo schermo centrale, ha preso posto sull'angolo destro. Smanicata e burrosa, con jap tattoo floreale sul braccio. Poco trucco e zero paiettes. La sua voce eterea ed ipnotica riempie la stanza. Microfono in pugno, la gatta mammona armeggia sui piatti controllando le basi stipante nel mac, sul cui logo fa bella mostra di se un adesivo fantasma. Muoversi è inevitabile. Le orecchie apprezzano gli echi ed i riverberi applicati alla voce. I pipistrelli, i vortici e le anime erranti dei visuals, risultano un po' noiosi sulla distanza. Come un geco a ridosso del muro mi gusto lo show: Grace, Pollution of the Mind, Wash 'n' Dry, Barefoot Tonight (secondo memoria), Methalhead e Requiem for a hit. I'll beat, I'll beat, I'll beat!!! Il tono di Caroline si fa rabbioso e pressante. Trascurando sicuramente qualcosa, con Happy Violentine (nella versione remix di Michael Mayer) sembra concludersi, purtroppo, la parte live. Esclusa una incertezza nel primo passaggio, la signorina si scioglie notevolmente col dj-set: asciugamano di spugna a detergere, ginocchia alzate e gomiti basculanti. Poche fusa e molte zampate nel complesso. Di mezz'ora in mezz'ora, la nostra si evolve mantenendo, comunque, altissima l'attenzione del pubblico, spesso in delirio per le basse frequenze. Inhale, Exhale, dall'1,30 alle 4,10 mi sono agitato come non facevo da tempo. Un cameo su tutti: Pleasure Little Treasure remix sfilato velocemente tra un boato ed un altro. Alle 4,13 è il turno di Lorenzo Rumi, il quale - con un classico missile di metà anni novanta - scaraventa Miss Kittin dietro le quinte, privandoci della soddisfazione che fosse lei a chiudere la serata tra le meritate onorificenze. A mia cugina friggevano i piedi sennò sarei rimasto comunque. Anja Schneider, Nathan Fake, Jazzanova, John Acquaviva, Santos e, ovviamente, Miss Kittin, tra gli ospiti più recenti... se al Branca facessero la mezza pensione altro che settimane bianche. [Fester] Discuti quest'articolo nel forum |
| < Prec. | Pros. > |
|---|