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Scritto da Fester   
lunedì 06 agosto 2007
Pochi intimi hanno assistito all'allunaggio di Moby sul parco eolico di Albanella in occasione di Powerstock, il primo festival di musica dedicato alla sostenibilità ambientale.
POWERFLOP



Ho appreso dell'esistenza di questo festival in occasione della data romana dei Chemichal Brothers, magnum cum gaudio: Jean Michel Jarre, Moby, The Klaxons, Black Strobe, The MFA, Mr. Oizo ed altri, avrebbero suonato (ricalcando in minima parte il programma di Dissonanze 7) a soli 80 km da casa mia. Incredibile!
Nonostante l'ampia parentesi belga rappresentata dal mastodontico festival di Dour (del quale devo ancora scrivere il report...), attendevo con ansia le tre date dell'evento perché fino all'ultimo - in considerazione della location - temevo si trattasse della solita bufala da 250 grammi.
Nessuno era in grado di escludere, per giovedi, il debutto di tale Gian Michele di Giarre...
Alla notizia dell'annullamento della serata del francese, poi, il peso della bufala aumentava inesorabilmente di altri due etti.
In effetti, il suo nome sembrava fuori dalla grazia di Dio per la prima di un festival a Eboli, dal momento che - per sua diretta ammissione - l'armamentario che si porta dietro "è in grado di schiantare il portafogli di qualsiasi finanziatore".
E, difatti, il compositore aveva già chiesto agli organizzatori di svaligiargli tutta la catena Unieuro per installare sul posto:
2 schermi da 28 mq,
1 schermo da 40 mq,
1 colorweb da 144 mq,
10 televisori al plasma da 42 pollici,
svariati mega proiettori,
fuochi d'artificio (come d'abitudine) e fiamme alte 10 metri! (fonte: www.jarre.it).

Stringendo le orecchie e rimediando una sistemazione a dir poco eccellente (Le Tre Lune, ad Albanella paese www.webalice.it/letrelune), insieme a Nò, al Vinz ed alla Bet, nel pomeriggio di venerdi, al grido di MOBY SI E' FERMATO AD EBOLI, mi sono spinto nell'ignoto della provincia salernitana, dove ad attendermi - già da un bel pezzo - c'era il fidatissimo Vanzetti con la sua bella.
Al di là delle menate della sostenibilità e del consumo critico associate all'evento (di sicuro effetto ai fini del finanziamento dell'opera, peraltro, realizzata con 2 anni di ritardo), ho pensato sin dall'inizio che fosse cosa buona e giusta organizzare una manifestazione del genere nel sud del Paese: una volta tanto, nel corso della mia vita terrona, non mi sarei sobbarcato centinaia di chilometri per vedere qualcosa.
Poco prima dell'allunaggio, però, Vanzetti ha chiamato per anticiparci un certo disordine. I concerti, infatti, avevano subito un discreto slittamento e - cosa più irriverente - sul posto nessuno era in grado di dirgli quale fosse il timing della serata.
Dal rumore di fondo - intorno alle 19,30 - abbiamo capito che avevano cominciato a suonare gli Almamegretta, i quali - mi spiace dirlo - partito Raiz sono come sarebbero i Rolling Stones senza Mick Jagger.
Quindi, non motivati a scapicollarci, tra una sosta in quello che secondo la cortese signora del posto avrebbe dovuto essere il Pub di Mattinella (una rosticceria), le operazioni di parcheggio agevolate dal provvido Apicella di turno (il quale ha smesso di dirmi "annanz, annanz!" soltanto quando ho sbottato: "Andò, mi fermo!"), la fila al box office (causata da una quarantina di indigeni inseriti nella lista del Comune) e lo stupore generato dalla maestosità delle pale, abbiamo varcato la soglia del festival con esagerato ritardo ma sulle sonorità accattivanti di quella che - da programma - avrebbe dovuto essere l'esibizione dei Klaxons.
Ad accoglierci ai cancelli non abbiamo trovato Eolo, bensì due ragazzette impegnate a distribuire pubblicità e gadget per conto della Fiat ai passanti.
Senza nemmeno un accenno alle bio-energie, di fronte a noi (sbigottiti) si è manifestato il nulla!



Per chi non conoscesse la zona, il fantomatico Parco Eolico di Albanella altro non è che una collina abbellita (o deturpata, secondo i punti di vista) da una decina di piloni visibili anche dalla Sardegna. L'area è certamente adatta per queste occasioni (perché in grado di ospitare come minimo 50.000 persone) ma vi assicuro che è desolante se attrezzata per un festival in cui, stranamente, non è contemplata la presenza di esseri umani...
Tra l'ingresso ed il palco principale, c'erano almeno 800 metri di leggera salita; altri 400, in discesa, separavano il main stage da una seconda scena consistente in un tendone rettangolare con annessa area chillout. 300 in tutto gli spettatori (paganti forse 45, di cui 8 sicuri di Potenza). Mai stato così largo ad un festival....Per un attimo mi è venuto da piangere...
Nel silenzio di un cambio, ho immaginato la faccia di Moby (che di professione fa i bagni di folla) una volta al cospetto di quel vuoto eloquente.
Agganciato Vanzetti (perplesso quanto me) ho cercato di estorcergli qualche notizia sullo stato dell'arte: nulla da fare, a detta sua prima del mio arrivo si sarebbero esibiti i Klaxons ma sulla circostanza - mi ha confessato - non ci avrebbe scommesso nemmeno una scorza di cocomero.
Dispiaciuto per non averli visti e credendo di essermi perso anche Metope, Sid Le Rock, Claudio Fabrianesi ed i Black Strobe (che preferivo nella vecchia e più ridotta formazione electroclash), ho dedotto che con Moby (sempre che non si fosse impiccato), intorno all'1,00 sarebbe tutto finito...
Nell'attesa ci siamo affacciati compatti verso la parte bassa della collina, dove si offriva ai nostri occhi un altro spettacolo indegno: una giovane promessa del djing italiano si stava esibendo di fronte alla bellezza di sei ballerini...
Tutto ciò assumeva dei contorni inquietanti. La pubblicità era stata a tappeto, gli organizzatori si erano prodigati per assicurare nomi sicuramente eccellenti e malgrado tutto non c'era nessuno...
Sarà stata colpa di Bertolaso, non so, sta di fatto che troppo spesso al sud diamo dimostrazione di non meritarci un bel niente...

Con un colpo di scena, però, dall'altro lato del campo l'austero Fennesz (praticamente l'unico ad orientare ecologicamente la sua esibizione anche grazie ai visuals di Giuseppe La Spada, art director, flash & video designer e photographer www.glsdesig.it), aveva iniziato a manipolare i suoni della sua amata chitarra, attirando su di se gli sguardi attoniti di un bel gruppetto di gente. La sua esibizione, tuttavia, mi è sembrata un tantino stringata (probabilmente gli organizzatori lo hanno interrotto temendo che facesse scappare tutti ancor prima dell'arrivo di Moby).
Dopo l'ennesima birra ed un ulteriore sguardo alla pista minore (tremendamente vuota), sugli schermi già noleggiati per l'esibizione di Jarre, appariva, come una liberazione, la scritta "Moby now (era superfluo) is coming". Dopo un sospiro di sollievo abbiamo risalito la china per piazzarci comodamente in prossimità delle transenne.
Richard Melville Hall (aka Moby, aka Little Idiot), è un compositore-cantante-polistrumentista americano del quale io non potrei dire nient'altro che non sia stato già detto. Di lui conservavo un ricordo indelebile, frutto di una magistrale esibizione a Benicassim nel lontano 2003 (in versione live) da lasciare a bocca aperta una banda di sordi.
Erano gli anni di "18" ed il minuto statunitense di Harlem - accompagnato da tre splendide coriste - riuscì ad alternarsi al microfono, alla chitarra, alla tastiera, al basso ed ai piatti, con la stessa facilità che può avere un bambino nel rovesciarsi una pentola di acqua bollente sulla capoccia.
Non mi aspettavo dal suo dj-set altrettanto, ma mi piaceva illudermi che questa possibilità ci fosse. Ovviamente così non è stato ed il tutto si è tradotto in una stressante azione di... mobbing.
Sicuramente non è un caso che Richard abbia preso a girare l'Europa come dj, che sia passato dai 18 milioni di copie di "Play" ai 3 milioni di "Hotel", che negli ultimi due anni sia entrato nei negozi di dischi soltanto per vendere due compilation: "Go: the very best of Moby", e "Go: the very best of Moby Remixed" (quest'ultima manipolata, tra gli altri, da Benny Benassi e Armand Van Helden, che - a differenza di Melville - tutto sono tranne che celestiali) e che per il prossimo disco abbia deciso di mettere su una rock band...
Tornando a noi, posso scrivere che il suo dj-set (partito nel migliore dei modi), al di là di alcuni momenti più tesi e di altri nostalgici, si è rivelata una chiassosa sequela di musica vecchia adatta al consumo. A tratti noiosa, senza spirito ed in alcuni passaggi addirittura azzardata.
I pochi fortunati presenti hanno ballato fino alla fine, io dopo tre quarti d'ora non sapevo più cosa fare.



Quando tutto sembrava finito (eravamo rimasti in 15), dalle retrovie è spuntato, dulcis in fundo, un ragazzetto con la faccia gonfia di chi ha dormito male ed ha bevuto troppo.
Questi, maneggiando qualcosa sulla consolle, è stato in grado di proporci suoni minimali decisi e avvolgenti.
Ho creduto per giorni che fosse un componente dei Klaxons, fin quando ho scoperto che in realtà si era trattato di Metope (del quale conosco ben poco).
Nonostante il deserto di fronte ed una provocazione gratuita nei nostri confronti, il piccoletto ha provato a farci ballare ed io - dispiaciuto per la situazione - l'ho seguito facendo da traino per i miei compagni di viaggio.
Alle sue spalle, per tutto il tempo, si è aggirato un ragazzo barbuto con una vistosa camicia modello Bo & Luke (probabilmente Sid Le Rock alias Pan-Tone), il quale tra una sigaretta ed una battuta con Metope si messo anche a pigiare qualche bottone per noi.
Tutto andava per il meglio, fino a quando costui (evidentemente annoiato dalla piega della serata) ha deciso di lanciare dell'acqua all'indirizzo di un terzo che dava l'impressione di voler cominciare a suonare malgrado ci fosse più folla sul palco che sotto.
In un attimo, sul tipo di Hazard si sono precipitati 3 grossi individui; Metope, a quel punto, ha fatto capire a Pan-Tone che era meglio svignarsela e così, di botto, è partito il primo disco del nostro coraggiosissimo (non dico altro perché ci ha promesso una bella intervista) Claudio Fabrianesi. L'orologio segnava le 4,00.
Lo avevo riconosciuto ma a quell'ora pensavo avesse già digerito una generosa cena di pesce. Ho gioito nel vederlo anche se, per un attimo, confesso di aver fatto del facile parallelismo con Dissonanze: ho pensato all'acqua ed alla poca gente che c'era...
Ad ogni modo non ho dato libero sfogo all'ironia, perché sapevo che se la sarebbe presa e non poco.
Comunque, anche se le due circostanze non sono state tra le più favorevoli, posso confermare (come avevo riferito a suo tempo a Vanzetti) che Fabrianesi è senza dubbio un dj interessante. I suoi vinili (!) sono notevoli e l'approccio sul palco è quello di chi ti vuole portare per mano lungo un percorso profondo quanto le catacombe della città in cui è nato. Soltanto una ventina di minuti per lui che, in teoria, avrebbe dovuto allietarci due ore...

P.S. Il Powerstock Festival, grazie all'iniziativa Bring your bag, dava la possibilità a giovani Dj di esibirsi sul palco dell'area chillout (se l'avessimo saputo ci saremmo portati qualche disco anche noi, ormai assuefatti a simili numeri...). Tra le azioni sostenibili che, si dice, sarebbero state adottate vi era quella dell'utilizzo di auto e scooter ibridi per la produzione e lo staff (...sarà, ma io tra i campi, carabinieri a piedi a parte, ho visto girare soltanto una Vespa 50 Px degli anni '80 sicuramente non catalizzata).
Per il secondo ed ultimo giorno era prevista (salvo turnover) la partecipazione di: Claudio Coccoluto (in sostituzione dei rinunciatari MFA, membri eccellenti dell'antica dinastia live-dance britannica con pubblicazioni su Bpitch, Kompact e Border Community), Mr. Oizo, Planet Funk, AlexKid, Akufen, Deelay, Jake Farley, Frank Martiniq, Renè Breibarth e, probabilmente, i Klaxons, segnalati - la sera precedente - nei pressi delle rovine di Paestum.
Purtroppo, un po' per non affrontare di nuovo lo strazio del vuoto, un po' per la lentezza nostra e della cucina (il servizio di Antonio è stato impeccabile!), la cena al Ristorante Il Granaio (www.ilgranaiodeicasabella.com) si è prolungata così tanto che alla fine abbiamo optato per un cocktail della buonanotte al Dum Dum (www.dumdumclub.com): delizioso stabilimento balneare dove si possono trascorrere allegri pomeriggi tra musica reggae, happy hour e concerti a due passi dal mare (la ragazza che si è esibita domenica al tramonto aveva una voce fantastica!) ma che, tuttavia, il sabato sera risulta fin troppo veglione di capodanno con tanto di scopa nel sedere.

[Fester]



 
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