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APPUNTI PER UN FILM SULLA LOTTA DI CLASSE PDF Stampa E-mail
Scritto da Maurizio Inchingoli   
venerdì 15 febbraio 2008
Bologna
Teatro Arena del Sole
20 gennaio 2008

E' difficile dire male di un'artista come Ascanio Celestini. Pur apprezzandolo molto nelle sue apparizioni in pillole nella trasmissione della Dandini, Parla con me, proveremo a farlo...

Non me ne vogliano i fan sfegatati dell'attore romano, ma io nel suo monologo alternato a musiche, non ci ho visto nulla di eccezionale. Anzi, fermo restando la nobiltà d'intenti: le storie "incredibili" dei precari di Atesia, call-center romano (uno dei più grandi d'Europa ) che schiavizza e sfrutta per pochi centesimi soprattutto l'intelligenza dei "suoi" addetti, lo spettacolo non decolla, e si perde nei rivoli di una protesta tutto sommato pacata e nei limiti, che non riesce a coinvolgere, secondo mè, lo spettatore, come meriterebbe. Sembra quasi che in fondo poi questa dei "precari", sia una fase che tutti viviamo, ma che poi supereremo, come se fosse stato solo un brutto sogno. Secondo mè invece questi fatti sono più drammatici di quanto si crede. Ed il lungo monologo di Celestini non rende piena giustizia all'allarme sociale provocato da leggi indegne come le Legge 30, che dà lavoro a tempo e poi ti lascia a bocca asciutta, fino al prossimo "incarico"; finte "esperienze" che non serviranno ad un cazzo. Ora, ovviamente non è colpa di Celestini tutto ciò, ma quando mi sento dire che la tivù ed Andreotti sono il male, mentre si fà solo il solletico alle politiche sul lavoro ( non ) avviate dall'ultimo governo di Centro-Sinistra, senza affondare le unghie sul vero problema della nostra società ( cioè l'intera "classe-casta" politica italiana ), ultrasinistra compresa, allora è inutile questo stare in mezzo al guado, questo dire non dire. Chiamando neanche tanto ironicamente "consigli per gli acquisti" invece che banale ed ovvia pubblicità il dvd in vendita all'uscita dal teatro, prendendo in giro Maurizio Costanzo, ma di fatto usando i suoi stessi metodi affabulatori. Eppure Celestini col suo stile così pacato ed efficace, riesce a scaldare una platea colma di ragazzi che ascoltano con interesse le sue storie, che a me però paiono poco approfondite e sfilacciate. Il tutto è alternato alle musiche dal vivo eseguite da un trio composto da Roberto Boarini al violoncello, Gianluca Casadei alla fisarmonica e Matteo D'Agostino alla chitarra. Niente male i loro accompagnamenti quasi "gaberiani" che ben si calibrano con la prosopopea del nostro.
Oltre due ore di spettacolo ed alla fine un fiume di applausi, meritati si, ma "inconcludenti" come la messinscena scarna e povera. Sembra quasi di assistere ad un rito collettivo da domenica pomeriggio per gente "impegnata", che poi in fondo ha altro a cui pensare.Insomma poca forma, molta carne al fuoco, ma manca l'ingrediente principale, l'amalgama. Il talento a volte non basta, se manca una sceneggiatura, ovvero un copione credibile e non raffazzonato ed a volte un po' sterile . A maggior ragione quando ci sono esempi di teatro italiano molto più illuminanti come quello di Ulderico Pesce ad esempio, che uniscono con semplicità la protesta con un'impatto scenico si scarno, ma più aggressivo ed efficace. Insomma meno "appunti" e più storie.
Siamo riusciti a "smontare" un piccolo mito? Non saprei, ma ci abbiamo provato lo stesso...

[Maurizio Inchingoli]

 
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