"Qualcuno
si sveglia, si alza, si prepara per uscire. Esce. Fine della storia".
Hey girl! nasce dalla creatività di Romeo
Castellucci per raccontare semplicemente questo.
Il
momento più banale del mondo, la sveglia del mattino, diventa
il motivo centrale dell'ultimo lavoro della Socìetas
Raffaello Sanzio: i modi restano quelli immaginifici e potenti
del gruppo di Cesena, riconoscibilissimo il loro teatro di immagini,
sogni e incubi.
Il
momento dell'alba, gli attimi poco prima del risveglio, tra il
sonno e la lucidità, prendono corpo in una nuvola di fumo che
avvolge palco, platea e persino la sala d'attesa del teatro: a poco
a poco il fumo si dissolve nel nulla e ecco scorgersi un corpo
stranamente posizionato su un tavolo, ricoperto da una melma dorata
che cola lentissima verso terra a ogni micromovimento che lo agita.
Dove sono le gambe? Quella è la testa? È una donna?
Niente è davvero chiaro fino a che quel bozzolo non si
risveglia, meravigliosa farfalla pronta a iniziare la giornata,
pronta a abbracciare la vita. L'immagine che accenna a questo
faticoso risveglio ha qualcosa di barocco, eppure è davvero
spettacolare. La ragazza al quale Castellucci allude nel titolo è
ora in piedi, nuda, sola su un palco dalle dimensioni sconfinate.
Sogni e incubi del dormiveglia la accompagnano ancora, la costringono
a battere disperata un tamburo nel mentre di un sottofondo
inquietante di singhiozzi e lamenti. E ecco il momento della
vestizione, ecco una ragazza qualunque che, come quella vista alla
fermata dell'autobus dal regista per poi decidere di farne uno
spettacolo, si prepara per cominciare la giornata. Jeans e rossetto
rosso: dopo la dorata immagine del risveglio dal sapore primordiale e
antico, barocco e animale, la Socìetas provoca con due simboli
per eccellenza del contemporaneo, segni di moda, segni di femminino.
La
giornata può iniziare, eppure prosegue non banalmente tra
sogni e incubi - in fondo la giornata di ognuno cos'è se non
l'alternarsi di desideri e paranoie? - che in comune conservano un
vociare sussurrato, evidente rimando alla dimensione onirica nel
quale la ragazza si trova: sussurri che hanno la forza delle urla,
non dimentichi del rigoroso lavoro sulla vocalità che la
Raffaello Sanzio porta avanti da tempo. Al ricordo sognante delle
regine che hanno dato la loro testa al popolo, seguono l'incubo
dello stupro - cinquanta comparse maschili che aggrediscono con
altrettanti cuscini la giovane attrice - e quello della schiavitù,
che prende corpo in un'attrice dalla pelle nera incatenata, al
quale fa da contraltare, con la sua liberazione, il sogno della
libertà. Immagini banali che sono riscattate dalla
meravigliosa rappresentazione del dubbio che vede la giovane ragazza
fuggire ora a destra ora a sinistra, all'illuminarsi di due
insegne, sempre più veloce, senza un attimo per riflettere;
nel mentre sullo schermo si susseguono frammenti dell'indecisione
shakespeariana di Giulietta per Romeo. "Che cosa devo dire? Che
cosa devo fare?", sussurra a sé stessa la giovane donna, e
nel mentre decine di parole si danno velocissime sullo schermo,
rappresentazione amplificata della confusione di pensieri e parole
che attanaglia ogni essere umano.
Schiava,
principessa, disarmata, indecisa, è la donna la protagonista
dell'ultima creazione di Castellucci. La Socìetas propone
ancora una volta un lavoro di grande impatto visivo, dove le immagini
sono potentissime e talvolta sfiorano la perfezione tanto da
provocare quasi fastidio. Se fosse un film, sarebbe un colossal Hey
girl!, eppure dietro la grandiosità e la provocatorietà
di quello che si vede in scena si legge la storia più semplice
di tutte, quella del vivere, tra indecisioni, paure e sogni. Si ama o
si odia questo teatro, non c'è spazio per alcun sentimento
intermedio.
[Flavia
Cardone]
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