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Hey girl! di Socìetas Raffaello Sanzio PDF Stampa E-mail
Scritto da Flavia Cardone   
giovedì 07 giugno 2007
"Qualcuno si sveglia, si alza, si prepara per uscire. Esce. Fine della storia". Hey girl! nasce dalla creatività di Romeo Castellucci per raccontare semplicemente questo.
Il momento più banale del mondo, la sveglia del mattino, diventa il motivo centrale dell'ultimo lavoro della Socìetas Raffaello Sanzio: i modi restano quelli immaginifici e potenti del gruppo di Cesena, riconoscibilissimo il loro teatro di immagini, sogni e incubi.

Il momento dell'alba, gli attimi poco prima del risveglio, tra il sonno e la lucidità, prendono corpo in una nuvola di fumo che avvolge palco, platea e persino la sala d'attesa del teatro: a poco a poco il fumo si dissolve nel nulla e ecco scorgersi un corpo stranamente posizionato su un tavolo, ricoperto da una melma dorata che cola lentissima verso terra a ogni micromovimento che lo agita. Dove sono le gambe? Quella è la testa? È una donna? Niente è davvero chiaro fino a che quel bozzolo non si risveglia, meravigliosa farfalla pronta a iniziare la giornata, pronta a abbracciare la vita. L'immagine che accenna a questo faticoso risveglio ha qualcosa di barocco, eppure è davvero spettacolare. La ragazza al quale Castellucci allude nel titolo è ora in piedi, nuda, sola su un palco dalle dimensioni sconfinate. Sogni e incubi del dormiveglia la accompagnano ancora, la costringono a battere disperata un tamburo nel mentre di un sottofondo inquietante di singhiozzi e lamenti. E ecco il momento della vestizione, ecco una ragazza qualunque che, come quella vista alla fermata dell'autobus dal regista per poi decidere di farne uno spettacolo, si prepara per cominciare la giornata. Jeans e rossetto rosso: dopo la dorata immagine del risveglio dal sapore primordiale e antico, barocco e animale, la Socìetas provoca con due simboli per eccellenza del contemporaneo, segni di moda, segni di femminino.

La giornata può iniziare, eppure prosegue non banalmente tra sogni e incubi - in fondo la giornata di ognuno cos'è se non l'alternarsi di desideri e paranoie? - che in comune conservano un vociare sussurrato, evidente rimando alla dimensione onirica nel quale la ragazza si trova: sussurri che hanno la forza delle urla, non dimentichi del rigoroso lavoro sulla vocalità che la Raffaello Sanzio porta avanti da tempo. Al ricordo sognante delle regine che hanno dato la loro testa al popolo, seguono l'incubo dello stupro - cinquanta comparse maschili che aggrediscono con altrettanti cuscini la giovane attrice - e quello della schiavitù, che prende corpo in un'attrice dalla pelle nera incatenata, al quale fa da contraltare, con la sua liberazione, il sogno della libertà. Immagini banali che sono riscattate dalla meravigliosa rappresentazione del dubbio che vede la giovane ragazza fuggire ora a destra ora a sinistra, all'illuminarsi di due insegne, sempre più veloce, senza un attimo per riflettere; nel mentre sullo schermo si susseguono frammenti dell'indecisione shakespeariana di Giulietta per Romeo. "Che cosa devo dire? Che cosa devo fare?", sussurra a sé stessa la giovane donna, e nel mentre decine di parole si danno velocissime sullo schermo, rappresentazione amplificata della confusione di pensieri e parole che attanaglia ogni essere umano.

Schiava, principessa, disarmata, indecisa, è la donna la protagonista dell'ultima creazione di Castellucci. La Socìetas propone ancora una volta un lavoro di grande impatto visivo, dove le immagini sono potentissime e talvolta sfiorano la perfezione tanto da provocare quasi fastidio. Se fosse un film, sarebbe un colossal Hey girl!, eppure dietro la grandiosità e la provocatorietà di quello che si vede in scena si legge la storia più semplice di tutte, quella del vivere, tra indecisioni, paure e sogni. Si ama o si odia questo teatro, non c'è spazio per alcun sentimento intermedio.

[Flavia Cardone]

 
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