ti trovi in: Home arrow Contaminazioni arrow QUESTO BUIO FEROCE
QUESTO BUIO FEROCE PDF Stampa E-mail
Scritto da Flavia Cardone   
lunedì 07 maggio 2007
Di Pippo Delbono.
"Non ha alcun senso un teatro che non si sporchi le mani con la propria vita".
Sembra rimandare all'esecuzione perfetta di questo dettato di memoria artaudiana Questo buio feroce, l'ultima creazione di Pippo Delbono, maestro indiscusso del teatro contemporaneo. Nasce per caso l'idea di questo spettacolo, dalla scoperta di un piccolo, vecchio testo sul percorso di un malato di Aids verso la morte, e per l'ennesima volta vede il regista ligure impegnato a portare in scena la propria esperienza di vita, frammenti di un passato di amori sbagliati e siringhe infette. E così la morte, il terrore della morte, ma soprattutto un senso altro della morte, intesa come coscienza lucida del vivere, sono al centro di questo incastro, poco e molto logico assieme, di frammenti, struttura memore del teatro di Pina Bausch col quale Delbono si è in parte formato.
Sconosciuti si incontrano nella asettica sala d'aspetto di un ospedale; la scarpetta di cristallo entra al piede della meno bella delle aspiranti Cenerentola; una snob americana ricorda in modo involontariamente comico, quindi tragico, la propria famiglia; un uomo nudo e tragicamente sottopeso si perde, cantando My way, in una enorme poltrona da salotto borghese; sacchetti ricolmi di sangue sono calati giù sul palco come fosse un reparto di rianimazione: è attraverso queste immagini che si dà la poetica e lacerante riflessione su questo buio feroce che è la morte. A dare vita a questo mondo, ancora una volta gli attori storici della compagnia di Delbono, da Pepe Robledo a quelli che hanno fatto gridare al teatro della diversità: da Bobò, settantenne microcefalo, analfabeta e sordomuto, a Nelson, un tempo senzatetto di casa nei pressi della stazione di Napoli. Da non dimenticare naturalmente la presenza di Delbono stesso, protagonista qui di una struggente danza, racconto di un mondo di corpi lontano dalle realtà cosmetizzate e perfette del balletto classico, tra i momenti più intensi dello spettacolo. Questo buio feroce diventa così l'ulteriore edizione di un manifesto di un teatro dove sempre più spesso si muovono in scena disabili e down, ma la parola "diversamente abile" conserva solo il cattivo odore del politicamente corretto.
Come nei Racconti di giugno, le ossessioni ricorrenti e le esperienze capitali della vita del regista invadenti occupano ogni spazio disponibile. Impossibile non ascoltare il lacerante richiamo della vita che si libera, non affatto paradossalmente, da questo racconto sulla sofferenza.

[Flavia Cardone]
 
< Prec.   Pros. >

Tutti i Festival dell'estate (photo Fester, Dour 2007)

Sound Threshold

Cerca

Login Form

Iscriviti e potrai partecipare al forum, scambiare messaggi privati con gli altri utenti e ricevere la newsletter mensile di tragittisonori.com.
Per gli iscritti, biglietti in palio per partecipare a concerti, festivals e rassegne!






Password dimenticata?
Nessun account? Registrati

Syndication