Si chiedeva Leopardi "
E io che sono?" (
Il
canto notturno di un pastore errante dell'Asia), forse avrebbe risposto
Rimbaud nella
Lettera al veggente "
Io è un altro".
Interrogativo di drammatica, urticante attualità, se è
vero che la questione dell'identità - e, di conseguenza, dell'alterità - non
smette di darci da pensare, anche e soprattutto in seguito ai cambiamenti
profondi che avvengono nelle nostre società, sempre più interessate da fenomeni
di emigrazione e di meticciato da un lato e, dall'altro, dalla messa in crisi
dei tradizionali confini sessuali.
Il Festival Internazionale
Gender Bender, alla sua
quinta edizione, ha rilanciato l'urgenza della domanda sull'identità e
sull'alterità, compresa quella sull'orientamento sessuale che continua a essere
fonte di discriminazione e di sospetto.
La
manifestazione, promossa e organizzata dal
Cassero gay lesbian
center col patrocinio della Regione Emilia Romagna, della Provincia e del
Comune di Bologna, si è svolta dal 30 ottobre al 4 novembre in diversi luoghi
del capoluogo emiliano e ha portato in Italia alcune tra le più interessanti
proposte del panorama culturale europeo e non solo.
Innanzitutto
si è avuto il privilegio di vedere il film
Rara del compositore
Sylvano Bussotti: restaurata dalla Cineteca di Bologna e proiettata al Teatro
Manzoni con accompagnamento musicale dal vivo e alla presenza dell'autore,
l'opera è inclassificabile e stupefacente per il cortocircuito tra immagini e
suoni.
La sezione arti performative, poi, si è confermata ancora
una volta interessante con i due spettacoli al Teatro San Martino: "
Frans
Poelstra, his dramaturg and Bach" e "
Snow White",
entrambi accomunati dall'esibizione di nudità non accattivanti, potremmo dire
fuori moda.
Il lavoro
del coreografo e ballerino Frans Poelstra, in anteprima nazionale, rappresenta
quasi un bilancio personale dell'artista e si rivela pieno di (auto)ironia,
trovate intelligenti, tra cui la presenza in scena del suo drammaturgo, in
continuo e voluto bilico tra interno ed esterno dello scena, accompagnato anzi
innervato dal non-ritmo delle Variazioni Goldberg di Bach.
L'altra proposta di teatro-danza, "
Snow White",
è stata dell'americana Ann Liv Young, che ha presentato una versione pop e
postmoderna di Biancaneve per adulti.
Si
tratta di un vero e proprio work in progress - e non si fa nulla per
nasconderlo - che cambia ogni volta che viene rappresentato, divertente quando
lei canta canzoni di Tina Turner e di Whitney Houston, con chitarrine rotte,
tamburelli e altri strumenti giocattolo che fanno pensare alla sperimentazione
di John Cage (il paragone, rischioso, col geniale compositore però finisce qui)
ma complessivamente è debole, acerbo, appare bisognoso di ulteriori sviluppi.
Ricca e curata la sezione video di "
Sissy Avantgarde,
corpo, sesso e politica nel cinema d'avanguardia 1964-1983" con la possibilità di vedere opere quasi introvabili
della prima body art, della scena performativa degli anni 60 e 70 e delle prime
sperimentazioni col video: Marina Abramovic, Yayoi Kusama, Carolee Schneemann,
Bruce Nauman, Vito Acconci, Andy Warhol, Luigi Ontani, Alberto Grifi e altri.
Molto interessante la scelta dei film presentati tra cui
vanno segnalati almeno
Palindromes di Todd Solondz,
Miss
Gulag,
Tuli,
No regret e il bello
Japan
Japan dell'israeliano Shamriz Lior: la storia di un ragazzo di Tel Aviv
che sogna il Giappone per s-fuggire a una situazione opprimente e a tratti
surreale, grottesca, con la sua coinquilina che parla da sola e organizza feste
in cui non c'è nessuno mentre la sua amica del cuore si finge una cinese in New
York.
Senza dimenticare
Soggettiva, spazio dedicato agli
incontri con alcune scrittrici che s'interrogano sulla questione identitaria:
Sarah Waters, Stella Duffy, Ali Smith e Mary Dorcey.
Infine la sezione
GB Entry in cui sono state
raccolte le opere degli artisti emergenti selezionati attraverso un bando di
partecipazione al festival che li invitava a proporre i loro lavori.
E,
last but non least, le feste al Cassero con i
Kids
On Tv e il dj tedesco
Carsten Klemann.
Peccato, ancora una volta, per la disorganizzazione e la
scarsa cortesia del Cassero: non fa onore a nessuno e danneggia tutti, andando
a disorientare gli spettatori che invece si aspettano altro.
Chissà, forse l'anno prossimo...
Le foto: nell'ordine "Rara", "Japan Japan", "Schneeman C. Fuses",
"Snow White" [photo Nicholas Strini].
[Massimiliano Bonomo]