Quella mattina fece tardi perché si girò tutti i negozi del centro in cerca di un paio di stivali a punta quadrata sapendo che non li avrebbe trovati. Neri s'intende. La figlia del mulattiere si crede viennese. E' sempre stato così.
Del resto non è che volesse farne bella mostra nei corridoi del PDG. Li avrebbe indossati a casa. Solo a casa. Credeva di aver diritto alla sua
Ballad Of A Thin Man.
Ad ogni modo fece tardi. Si giocò la firma. Così decise di trattenersi. Andò nel fumatoio del Quarto. Chiuse gli occhi e visse un'intensa storia d'amore con Greta Garbo per il tempo di una sigaretta. Quando li riaprì una bionda in tailleur gli si avvicinò chiedendo da accendere.
Indispettito le gridò: "Dov'eri quando Prometeo fece l'appello?" mentre andava via trattenendosi a stento dal mandarla a quel paese perché gli insulti bisogna guadagnarseli.
In compenso scrisse nell'ascensore
Amami. Rasputin.
Uscendo vide un tipo sui trenta che si nascondeva il libretto rosso sotto il cappotto e mancandogli il coraggio per stringergli la mano si limitò ad elogiarne tra sé e sé l'autenticità.
Non c'era verso. L'unica era spararsi nelle orecchie i retaggi del
Greenwich Village nascondendo la commozione per Ginsberg che piangeva dopo aver ascoltato
Masters of War. Ma i
check-inners non c'erano stati in Vietnam e si guardò bene dal provocarli. Lo avrebbero insultato in maniera troppo generica e non poteva proprio accettarlo. Qualcuno aveva detto che la genealogia ebraica newyorkese si ripartiva in parti uguali tra i Dylan e gli Allen.
Era ora di andare al
Giustizia's.
"Cosa volete?"
"Cosa avete?"