ti trovi in: Home arrow Echi diVersi arrow LA PRATICANTE* XX
LA PRATICANTE* XX PDF Stampa E-mail
Scritto da Platini   
domenica 19 agosto 2007
Era un negro alto e perfetto come tutti i negri. Lo avevano adottato. Si chiamava Giacomo. Ma lui quel nome lo odiava perché un nero che si chiama Giacomo è come un George Best che va avanti a tisane.
Perciò quelli che lo conoscevano meglio lo chiamavano Seal. Faceva pratica con un avvocato che faceva Achille di cognome e giocava da dio a pallone. Anomali. Tutti e due. L'avvocato era uno che aveva provato a sfondare nel calcio. Da ragazzino invece di uscire si sforzava di usare il sinistro. E dopo qualche anno si ritrovò in serie C. Girò diverse squadre ma non ebbe mai la sua occasione. Così a 28 anni pensò che sarebbe stato meglio uscire. Del diploma da ragioniere non sapeva che farsene ma si disse che se si fosse buttato tra i de cuius forse avrebbe almeno evitato di imprecare mentre controllava il 770 di un salottificio. Il praticante era uno che camminava sul ruvido. Guardandolo andare e venire su e giù per le scale del PDG avresti detto che di lì a poco si sarebbe eclissato con la sua eleganza nera e nessuno lo avrebbe visto più.
Diventò amico di Seal perché si accorse che anche lui era un fan del barista: se arrivava primo dello start si metteva a sedere su una delle panchine dell'atrio e ascoltava. Uno così non poteva avere clichè perciò una mattina gli si sedette accanto e capì subito la musica.
"Chi saranno quelli lì?"
"Smooth operators credo...si portano dietro l'India o qualcosa del genere e vivono dentro il capitale. Sono gli unici che stanno dentro a qualcosa."
"Ma che ci faranno qui?"
"Hanno sbagliato strada."
Alle 10.00 la macchina del Tribunale cominciò ad ingranare come sempre. Si sapeva dove ma non si sapeva come. I fascicoli erano cause natanti nell'arcipelago delle aule giudiziarie. Erano sempre sepolti da altri fascicoli e da mani che cercavano il loro ago nel pagliaio. Niente cancelliere a fianco del Giudice Civile. Perciò il verbale d'udienza era una faccenda privata. Le parti attestavano la propria presenza e quella della controparte la quale demandava a sua volta all'altra il compito di scrivere al posto suo che si riportava alla domanda introdotta con l'atto di citazione a giudizio e che nel frattempo contestava tutto e tutti e via cantando. Poi il Giudice dettava e l' avvocato più volenteroso scriveva. Alla fine erano tutti contenti. C'era sempre un rinvio all'anno dopo.

[Platini]

Per leggere i capitoli da I a XIX clicca qui
 
< Prec.   Pros. >

Cerca

Login Form

Iscriviti e potrai partecipare al forum, scambiare messaggi privati con gli altri utenti e ricevere la newsletter mensile di tragittisonori.com.
Per gli iscritti, biglietti in palio per partecipare a concerti, festivals e rassegne!






Password dimenticata?
Nessun account? Registrati

Syndication