Italian delicatessen PDF Stampa E-mail
Scritto da Maurizio Inchingoli   
Lunedì 14 Febbraio 2011 14:02
Breve (e parziale) viaggio nell'indie-scene italiana.

La musica indie in italia è adulta, non c’è nessun dubbio a riguardo. Gli effetti della tecnologia, la ovvia e galoppante globalizzazione, la diffusione di abbondanti materiali e gli ascolti sempre più mirati, ci hanno avvicinato, di fatto, a quelle culture musicali un tempo tanto lontane ed ora sempre più rimasticate e metabolizzate con efficacia anche da queste parti.

Prendo ad esempio i lavori di alcuni gruppi che m’è capitato d’ascoltare in quest’ultimo periodo: Fauve! Gegen a Rhino, My Foolish Heart, ManzOni e Synusonde. Progetti tanto evidentemente diversi quanto espressione di un sentire musicale fattosi sempre più complesso e bisognoso di attenzione.

I primi, con "Namegivers' Avenue", pistoiesi e al secondo lavoro, si presentano con una proposta in effetti parecchio affascinante. Buchi sonori tanto electro-rock ─ à la Trans Am per capirci, soprattutto nelle parti strumentali, vedi la ossessionante melodia di Work In Progress ─, quanto figli di istanze harsh-noise, degne di Lesser et similia, incastonati a forza in pezzi che sembrano essere una sorta di ambient disturbato, ora delicato ora più violento. Hanno imboccato la strada giusta, e ne faranno ancora tanta se non si perdono in inutili peana electronic d’accatto.

Meno ispirato il duo My Foolish Heart, che in "Sootiness, Sonsy Girl" provano a mescolare in un'insalata troppo speziata umori Talk Talk ─ vedi l'uso dell’armonica a bocca tanto presente nei loro album ─, con la voce di Caterina Sandri che sembra lambire "pericolosamente" la PJ Harvey più folk e meno ispirata ─ quella di "Stories from the City, Stories from the Sea" ─, in una serie di songs nervose ed ancora un tantino acerbe, più nell'esecuzione che nella scrittura, che risulta comunque sufficientemente probante. Devono crescere.

Sorprendente per certi versi è invece la proposta dei ManzOni, quintetto veneto che unisce spurio cantautorato di solida matrice statunitense invero dark-oriented e molto vicino al Jason Molina di Songs: Ohia, a parti strumentali che sembrano provenire dalle migliori cose di un certo post-rock di discendenza louisvilliana. Non fraintendetemi, è meno derivativo di quello che sembra questo lavoro omonimo; incisivo è infatti l'approccio "disperato" e "trasandato" di Gigi Tenca, una specie di dropout del cantautorato italiano più cupo, che omaggia apertamente un grande menestrello come il mai troppo compianto Piero Ciampi. Innestato quasi a forza in strumentali davvero evocativi, che si fanno all'improvviso liquido noise-core, in un connubio perfetto e mai fuori fuoco.

Per finire mi imbatto in ambiti decisamente più "avant" coi Synusonde, duo composto da Paolo F. Bragaglia e Matteo Ramon Arevalos, che pubblicano per la storica label Minus Habens di Bari un lavoro, "Yug", dove si fanno le pulci ad un'elettronica che ricalca certe atmosfere più sperimentali tanto care agli ultimi Tortoise mescolate ad umori alquanto dark, che si avvicinano anche al jazz-rock più modernista invischiato però con un'elettronica dal vago sapore cinematico. Lunghe suite strumentali a tratti mesmeriche e un pelo "anonime", che necessitano di uno scarto maggiore nel farsi incisivo mood ambientale, li preferirei insomma meno robotici e più "sciolti".

Questo il resoconto brevissimo di un viaggio compiuto in un ambiente costellato dalle realtà musicali più disparate. Provate anche voi a cercare ed ascoltare i suddetti combo, chissà che magari non passino dalle vostre parti, e buon ascolto a tutti.

 

http://www.myspace.com/fauveisaband

http://www.myspace.com/myfoolishheartmusic

http://manzoni.bandcamp.com/

http://www.myspace.com/synusonde

 

Commenti  

 
+3 #3 2011-02-18 19:23
è che dalla tua piccola recensione tutto sembra tranne che la realtà indie italiana sia cresciuta. ma grazie per la tua risposta.
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-6 #2 2011-02-18 15:35
A me sembra soltanto la possibilità di far emergere delle realtà che poi tanto sconosciute non sono, visto che alcuni di questi dischi sono stati recensiti da parecchi siti web e riviste prestigiose. In fin dei conti voleva essere solo una piccola riflessione (certamente parziale e personale) su realtà molto vicine a noi, che tra l'altro dimostrano quanto la realtà "indie" (termine che è spesso frainteso) italiana sia ormai cresciuta. Tutto qui... grazie comunque Giuseppe per le tue parole...
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+3 #1 2011-02-17 10:13
"La musica indie in Italia è adulta", e poi commenti: "Hanno imboccato la strada giusta, e ne faranno ancora tanta se non si perdono in inutili peana electronic d’accatto.", "songs nervose ed ancora un tantino acerbe, più nell'esecuzione che nella scrittura, che risulta comunque sufficientement e probante. Devono crescere.","li preferirei insomma meno robotici e più "sciolti". Più che un viaggio nell'indie italiano mi sembra una brevissima rassegna di nomi sconosciuti. Un po'poco, non ti sembra?
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