| Sven Väth |
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| Scritto da Fester |
| Lunedì 02 Gennaio 2012 17:01 |
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30 years celebration world tour 2011 47 anni compiuti lo scorso 26 ottobre, e di questi, ben 30 vissuti davanti alla consolle. Un soprannome (Papà); un figlio (Tiga); svariate collaborazioni (16 Bit, Astral Pilot, Barbarella, The Essence of Nature, Metal Master, Mosaic, e Off); alcuni inconfondibili e remunerativi marchi di fabbrica (Omen, Cocoon, Party Animals, Love Family Park). Tanto basta a compendiare la vita di Sven Väth da Obertshausen. Dai tempi di Electrica Salsa, il dj biondo ha praticamente cantato, suonato e prodotto di tutto: dalla disco anni '80 alla techno contemporanea, passando per l’acid house e la trance. La prima volta che l'ho visto in cuffie ed ossa è stato il 23 aprile 2011 al Cromie di Castellaneta Marina, in occasione del suo 30 Years Celebration World Tour. Del tutto casualmente ci sono arrivato a bordo di un torpedone degno delle peggiori trasferte calcistiche. Un tutt'uno con una ciurma di ventenni al cospetto dei quali ho assunto le sembianze di un severissimo professore di greco. Con il tempo che ci è voluto siamo arrivati nel parcheggio del Cromie senza scorta e senza biglietto, perdendo i primi pezzi ancor prima del fischio d'inizio. Appena scesi dal mezzo, uno dei passeggeri - giovanissimo ma verosimilmente già padre - si è lasciato cadere all'indietro, battendo violentemente il capo. In stato catatonico, dovuto alla summa dei classici abusi del pre-partita cui si è aggiunta la tremenda contusione rimediata, lo sfortunato supporter è stato riportato sbrigativamente sul pullman da un paio di "amici" la cui mission non era salvare vite umane ma sfogarsi a ritmo di techno. Così, minimizzando l'accaduto, i due lo hanno scaraventato sul primo sedile a portata di mano scatenando le ire ruspanti dell'autista decisamente riluttante, nella circostanza, a fare le veci del medico condotto. Risolto questo banalissimo contrattempo, rimaneva l'incognita dei biglietti. Per l'acquisto dei titoli ci siamo fidati di un indigeno grosso come un frigorifero americano avvezzo all'iperstimolazione del sistema nervoso centrale. Questi, dopo una lunga contrattazione più volte interrotta da numerose telefonate a parer mio fittizie, si è dileguato con tutti i nostri risparmi seminandoci nel viale che dal parcheggio conduceva all'entrata. Dopo mezz'ora di attesa all'addiaccio allietata da un simpatico diverbio insorto tra alcuni buttafuori e due incauti avventori (vinto, manco a dirlo, dai primi che hanno prevalso grazie a quattro pregevoli pizze), il nostro PR è riapparso più smascellante di prima ma, almeno, con i nostri agognati tagliandi. Mancavamo soltanto noi all'appello e, da quel momento in poi, nemmeno un infarto avrebbe potuto stroncarci. A porta ormai vuota abbiamo realizzato, in scivolata, un favoloso tap-in. Se dall'esterno il Cromie appare come una centrale nucleare in disuso, all'interno è certamente una Plaza de toros sormontata da uno sbalorditivo planetarium. I bar, tuttavia, restano invisibili all'occhio di chi accede direttamente sul ruedo, perché collocati al disopra degli inaccessibili spalti, appannaggio del pubblico casalingo dedito alla frutta e allo champagne. Per nostra fortuna l'architetto aveva previsto un'ampia scalinata esterna al fine di evitare la disidratazione degli ospiti. Alle 2.23 Sven Väth, con il consueto piglio smargiasso, aveva già dato la corda agli oltre 3000 fans accorsi per festeggiare il suo trentesimo genetliaco. C'eravamo persi l'intro ma a quel punto poco importava. Sulla pista era in corso una vera e propria fiera bovina, mentre nella zona bar si stava disputando la finale della National Hockey League magistralmente arbitrata dal conduttore dello "Sconvolt Quiz" in casacca di paillettes. Trangugiati un paio di drink, siamo tornati di sotto rimediando solo spintoni e gomitate da parte di molti clubbers ubriachi, spesso inclini a far perno sulle nostre spalle pur di rimanere in piedi. Ci siamo ricavati uno spazio nei pressi della bandierina del calcio d'angolo ovvero dietro i monitor, alla sinistra della consolle. La balaustra perimetrale più vicina a noi ben presto si è trasformata nel trampolino di lancio di una bolsa tifosa locale che in più occasioni ha rischiato di rompersi la noce del collo pur di compiacere, con goffa sensualità, il suo bucolico ragazzotto. Guadagnato lo spazio vitale, ci siamo affidati alle mani sapienti di Sven che, non solo conosce bene l'arte del djing, ma riesce anche ad essere audace come nessun altro della sua categoria. Tra sorrisi smaglianti, ammiccamenti, piroette, imitazioni di Tarzan, incitazioni del pubblico e sventolio di vinili, il nostro beniamino è andato avanti dalle 2:00 alle 6:00 senza mostrare il benché minimo cedimento, malgrado l'abbondante quantità di birre, cocktail, champagne e liquore alle erbe ingurgitata tra un disco e l'altro. A dirla tutta, sulle prime Sven ha cincischiato un tantino, come a voler prendere confidenza con il dancefloor. Tuttavia, dopo essersi concesso anche Work di Rampa & Re You, ha cominciato a ruggire come la tigre che aveva stampata sulla maglietta, sguainando una mole considerevole di vinile in gran parte stampato dalla casa madre Cocoon. Più che un ad un dj-set abbiamo partecipato ad un vero e proprio viaggio one way tra la Deep House e la Nu Techno organizzato fin nei minimi dettagli. Sven è stato autore, e parte al tempo stesso, della nostra crescente energia: non si è limitato (come sempre più spesso accade) a mettere musica per gente in cerca di sballo ma si è gustato (e ballato) l'intera serata dando libero sfogo alla sua indole di inguaribile clubber e, quando gli è sembrato che la tensione potesse scemare, con una facilità a dir poco imbarazzante, ci ha fatto esultare a più riprese grazie al suo sound e alle sue molteplici smorfie. Il resto lo hanno fatto i visual (sparati a 360° sulla calotta del Cromie e su due enormi maxi-schermi appesi al soffitto) e un paio di cannoni gaiser puntati verso la pista che, al momento giusto, hanno raffreddato i nostri cervelli madidi. Un set di tale portata è sempre più merce rara: adrenalinico e strutturato; un flusso sonoro appagante fatto di brani suonati in tutta la loro lunghezza. Al di là della tecnica spavaldamente ostentata va riconosciuto che i dischi di Sven sono succulenti pietanze servite secondo un ordine ben preciso e con i giusti intervalli. Nessuna inutile attesa né, tanto meno, alcun calo dell'appetito. Marc Marzenit - Neo Galaxy, Veitengruber - Gimme some Muah, Argy - Unreliable Virgin (Tim Green Remix), Mark Broom - Supersnout, Pfirter - The Dub Track (Len Faki Remix), Joris Voorn - The Secret (immancabile), Kink - Detunator, sono solo alcuni dei tanti dischi utilizzati da Sven, grazie ai quali il Nostro è riuscito a far ballare finanche il personale del 118 in servizio sul posto. Verso le 5:20 Sven ha cominciato dolcemente a planare con Midland - Bring Joy (Radioslave joy and pain remix) ed altre chicche old school perfette per la passerella finale, tra le quali l'immortale Knights of the Jaguar di Dj Rolando. Alla fine Sven non solo ha dispensato sorrisi a tutti ma ha anche flirtato - a turno - con le tre cubiste al suo fianco e scambiato le ultime battute con Antonio Raffaele Lananna a.k.a. Dj Skizzo, più che gongolante per il colpaccio realizzato. "And we love Jägermeister!" è stato uno degli ultimi saluti lanciati da Sven prima di lasciare il terreno di giuoco. "Cromie was absolutely mindblowing, what an amazing energy… mille grazie", invece, è la sintesi di quanto dichiarato dal fuoriclasse tedesco prima di rientrare negli spogliatoi. Gute laune. |




