Interviste
Michael Rotondi | Michael Rotondi |
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| Scritto da Barbara Improta | |
| domenica 03 giugno 2007 | |
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In occasione della mostra ‘Au revoir les enfants' all'AmnesiacArts
di Potenza, ho incontrato Michael Rotondi, il giovane 'punk
painter' livornese creatore di un mondo ribollente di vita
metropolitana e popolato d'improbabili eroi contemporanei.
In un
universo in bilico tra fiction e realtà, fumetto e cartone
giapponese, stickers di strada e scarabocchi privati si muovono/
fissano in icone i miti di Michael mescolati in modo del tutto
anarchico, da Alice Cooper a Thom Yorke, da Celentano al proprio
padre... Punk is not dead!
Ciao Michael, leggendo la tua biografia mi ha colpito l'argomento della tua tesi di laurea ‘Segno, Scrittura e Personaggio'. Ho notato che le scritte hanno un ruolo importante nelle tue opere, usi slogans, titoli di canzoni, idiomi fumettistici associandoli alle immagini in modo a volte inaspettato. Mi parli di questo rapporto scrittura/immagine nella tua arte? mah... diciamo che sono sempre stato affascinato dalla scritta; scrivo malissimo e la mia calligrafia spesso è solo un segno gestuale, nel mio background è sempre stata molto presente ed era inevitabile che la inserissi nei lavori...ci sono delle volte che quando faccio un lavoro e lo vedo incompleto allora magari gioco con l'iniziale del nome dell'icona ritratta o con il titolo dell'opera stessa, la scrivo e "boom" il quadro è finito. Spesso concepisco il lavoro come un manifesto e quando manca qualcosa sicuramente è anche la scritta. Non è sempre presente, ma quando c'è, è sicuramente indispensabile. La scritta nel mio lavoro è concepita come segno ed icona e deve essere importante nella sua estetica, ma anche nel suono che scaturisce leggendola... e' una cosa troppo bella: guardi un quadro e una delle immagini è un insieme di lettere che inevitabilmente leggi dando voce, suono al lavoro e quindi questo è anche il primo caso in cui vedo la mia opera musicale, già soltanto da un'azione/reazione come questa. La musica, appunto, elemento fondamentale della tua arte. Tu sei sempre stato attivo nel vivace ambiente musicale livornese e membro di gruppi rock (attualmente sei il chitarrista dei Monotorakiki), quando e come la tua passione per la musica si è incontrata con quella per le arti visive e in che modo le due forme d'arte s'influenzano tra loro nel processo creativo? E' da sempre una cosa sola. Non c'è differenza, è espressione, ed io mi sento un ricercatore del rock in ogni cosa che mi/ci circonda, perché è un tutt'uno con la vita. Ogni cosa può ispirare un quadro: una canzone, spesso il mio quotidiano e la mia vita nella città in cui vivo,a mio avviso la più punk d'Italia per molti e molti versi. Ho sempre suonato e nello stesso tempo ho sempre disegnato: a 13 anni ri-disegnavo con mio cugino le copertine dei dischi, a quei tempi ascoltavo glam, trash, power e death metal, di Iron Maiden, Judas Priest, Testament, Kreator, Manowar fino a Guns 'n' Roses, Aerosmith, Motley Crue e il mitico ed intramontabile Alice Cooper. Adesso con mio cugino Diego suono nei Monotorakiki. A proposito di Livorno, hai realizzato diversi progetti ‘site specific' come la mostra-installazione Indirizzo e-mail protetto dal bots spam , deve abilitare Javascript per vederlo e 'Stazione Livorno', progetto per la realizzazione di una guida turistica che mostri una città ‘non-ufficiale', inedita. Credi nel concetto di arte ‘pubblica' che comunichi con i cittadini e li aiuti a percepire la città in modo diverso? In che modo la tua arte somiglia e differisce dalla street art? Credo molto nel concetto di arte pubblica e il mio lavoro è una descrizione del mio vissuto. Io sono cresciuto nelle cantine dove provavo con alcune band e tutto questo fa parte di un circuito particolare che vive ed è fortissimo nella mia città, sono contento che tramite me si possa parlare in giro della forte e numerosa presenza di valide bands livornesi. La tua arte viene dai critici avvicinata ad una corrente figurativa 'Neo-pop' che raccoglie i suoi stimoli dalle immagini e dai simboli della società contemporanea e li mescola in maniera spregiudicatamente postmoderna. Ti riconosci in questa corrente? O altrimenti come definiresti la tua arte e il suo rapporto con il complesso mondo iconografico contemporaneo? Capisco la volontà di mettere il mio lavoro in una corrente 'Neo-pop' per diverse dinamiche di concetto e per il fatto che parlo anche di società contemporanea e del popolo in genere, ma alla fine io sono un PUNK PAINTER e il genere è un'altra cosa e mi sento di appartenerci in pieno. Quindi diciamo che la mia arte è Punk e in questa corrente ci sono io e... spetterà a qualche critico individuare artisti punk creando così una nuova corrente. A Potenza esponi dei tuoi lavori in una mostra dedicata al mondo infantile. Ci sono molti riferimenti nella tua opera all'immaginario infantile. Si tratta solo di un percorso memoriale connesso alla tua infanzia o ti ispiri anche al modo anarchico e fantasioso dei bambini di mescolare gli impulsi visivi che ricevono dal mondo esterno? Diciamo che come un bambino mescolo gli impulsi visivi che vengono dal mondo esterno, sì, proprio in modo anarchico e fantasioso...non mi ispiro, sono proprio così. Il mio lavoro è fatto di memoria e spesso mi piace accostare la mia vita di bambino,rivissuta, ridisegnata attraverso immagini e diapositive, e quello che mi succede adesso da "adulto"...quindi diciamo che è un processo memoriale contaminato dal presente ...da quello che oggi è intorno, dentro, accanto e sopra di me. Ultimamente ci sono state diverse mostre dedicate ai Supereroi e alla crisi della figura mitica del salvatore del mondo, come la recente collettiva ‘Eroi! Come noi...' al Pan di Napoli. Anche tu hai partecipato ad una mostra su questo argomento, ‘Crisis' a cura di Ivan Quaroni. Tu affronti l'argomento con la tua solita ironia raffigurandoli come improbabili rockstars o dediti alle più strampalate attività. Chi sono per te i ‘supereroi' del Duemila? Esiste ancora oggi una tipologia di personaggio mitico dedito al Bene ad ogni costo? Il primo supereroe in assoluto è mio padre che riesce ancora a sopportare me e l'universo che da 29 anni creo intorno a lui e che spesso e volentieri non collima con la sua vita, il suo modo di pensare ecc...in questo senso mio padre è il primo personaggio dedito al bene perché se non era così ero già sotto un ponte da minimo 10 anni. Un altro supereroe è Thom Yorke, cantante dei Radiohead, che, attraverso il suo album solista ed i suoi video, parla fortemente di società e di tutto lo sfruttamento animale che continua ferocemente ad esserci e che potrebbe ridursi solo per la sopravvivenza dell'uomo semplicemente eliminando cose superflue come pellicce e accessori di abbellimento che tra l'altro fanno schifo e sono fuori moda! CHI SI COMPRA LA PELLICCIA VERA NEL 2007 è SOLO UN MALEDETTO TAMARRO SENZA GUSTO E SENZA UN MINIMO DI COSCIENZA!!!!!!!!!!- Celentano è un supereroe per 3 motivi: 1 ) Fa PROGRAMMI IN RAI DA MILIARDI, MA ALMENO OGNI TANTO Fa VEDERE REALTà VERE E CRUDE E NON TETTE E CULI E COSE CHE RIDUCONO LA NOSTRA CULTURA AL NIENTE ASSOLUTO. 2) HA CREATO UNA CANZONE CHE SEMBRA CANTATA IN INGLESE INVECE: Ai ai smai sesler eni els so co uil piso ai in de col men seivuan prisencolinensinainciusol ol rait ai ai smai senflecs eni go for doing peso ai in de col men seivuan prisencolinensinainciusol ol rait 3) Ha organizzato il primo vero festival Rock ‘n' Roll in Italia, il 18 Maggio del 1957 al Palazzo del ghiaccio di Milano, durato solo mezz'ora per colpa di una maxi rissa... Ce ne sono altri ed altri ancora, ma in questo preciso istante mi sono venuti in mente loro. La commistione di media e generi è la tua cifra stilistica. Mi ha colpito il tuo uso del pennarello nei disegni della mostra all'AmnesiacArts di Potenza, quasi ‘pittorico', con tanto di ombreggiature. Qual è il mezzo che preferisci usare per esprimerti? Parti dal disegno o dalla fotografia per creare i tuoi mondi immaginari? Parto da tutto: delle volte è disegno e delle volte è fotografia che crea disegno. Una cosa fondamentale del mio lavoro è la volontà di trasformare ogni cosa in disegno, in animazione/non animazione, in non-fumetto, in immobili icone. Ho chiuso nel cassetto il primo processo di questo lavoro che è la metamorfosi: una serie di lavori che risalgono al 2001/2002 dove è visibile proprio l'accostamento disegno/fotografia, la presenza e trasformazione del disegno e della fotografia...la metamorfosi. Per forza maggiore il mezzo che uso maggiormente è il disegno, ma in realtà il mio lavoro completo è l'accostamento, senza esclusione di colpi, tra disegno, fotografia, pittura, suono e ancora fotografia e ancora disegno e qualsiasi cosa anche di uso quotidiano che possa accostarsi al mio lavoro e diventare opera. Si parla tanto della difficoltà dei giovani artisti e curatori italiani ad affermarsi nel mondo dell'arte ‘che conta'. Cosa ne pensi? Quali sono le tue difficoltà e cosa, secondo te, si potrebbe fare per uscire dal ‘ghetto' in cui l'arte contemporanea italiana sembra confinata? Bisognerebbe rischiare e non creare solamente surrogati di surrogati per vendere o solo per prolungare le vendite anche perché poi cazzo non ci si rende conto????!!!!... Alla fine vendiamo lo stesso artista con diversi nomi o un solo lavoro di un unico artista su diversi supporti, ma pur sempre il solito lavoro! Spesso la generazione di artisti della mia età e anche più giovani perdono di vista il concetto, il profondo, ciò che in fondo vogliono dire o quello che dovrebbero dire; qui si cerca solo di fare un bel lavoretto sterile e alla moda per vendere e perché in Italia si fa solo questo o almeno molti li fanno e molti li comprano. Qual è la mostra più bella che hai fatto e quella che desidereresti fare? Tutte le mostre che ho fatto sono belle perché c'era il mio lavoro e quella che desidererei fare la farò tra poco, ma ne ho tante che desidererei fare e spero di farle tutte. Una che sicuramente sarà intima e vorrò fare al più presto è sul rapporto con mio padre e si chiamerà: TUTTO ABOUT MIO PADRE. Dove ti piacerebbe vedere un tuo quadro? In ogni posto, ma soprattutto su una parete piena di scritte casuali, magari fuori da un museo. Mi piacerebbe organizzare una mostra in città installando direttamente i lavori sulle pareti di una strada facendo così dialogare i lavori con lo spazio urbano e le scritte a bomboletta, quelle più punk che ci sono da FORZA INTER a MARTA TI ADORO a MENO CHIESE Più CASE o un graffito... diventerebbe un unico lavoro no I tuoi progetti per il futuro? Tanti, ma adesso non dico niente. Grazie! ... a te! Au revoir les enfants a cura di Amnesiac Arts Mostra inserita tra gli eventi della IX Settimana della Cultura e in collaborazione con il Lucania Film Festival. Grote Kunst voor Kleine Mensen (Grande Arte per Piccoli Uomini) Michael Rotondi White Cube Basilicata: Cristina Pavesi 19 maggio - 24 giugno 2007 Orari d'apertura: sabato, domenica 18.30-21 Amnesiac Arts Home Gallery Corso XVIII Agosto, 36 Potenza Amnesiac Arts [Barbara Improta] |
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