
Monday, December 01, 2008
SOGNI CONFUSI PRECARI DISILLUSI

Friday, November 21, 2008
CANTINE A 800 METRI DAL LIVELLO DEL MARE
Se la provincia italiana era già moribonda da tempo, oggi, nell’era precaria, è ormai sul punto di spirare. Quale spazio possa restare per la creatività artistica mentre quella lavorativa va in scena è di intuitiva evidenza.Altrettanto evidente è che le istituzioni locali, alle prese con bilanci difficili, non si possono concedere il lusso di destinare più del minimo sindacale (cioè quasi nulla) alle attività lato sensu artistiche – ma è stato così anche in tempo di vacche grasse. Ed anche nei grandi centri. La ragione è semplice: l’arte non frutta, a far tempo, al più tardi, dall’Ottocento.
E allora? E allora la cd. comunità artistico-intellettuale si attrezza da sola e si procura i propri spazi come meglio può. Sul finire degli anni sessanta, le cd. cantine teatrali hanno fornito un esempio di questa capacità. L’esigenza allora avvertita era quella di lottare “a morte con se stessi per rifondare il linguaggio teatrale…per estirpare la provincialità del teatro di cultura” (Pozzi, 1992). Il tentativo ebbe vita breve, come ricorcda Grieco: “tutto fu stroncato dalle regole, dalle disposizioni che non si poteva fare spettacoli in sale senza doppia uscita, senza scala di una determinata grandezza, senza, senza, senza, e poi con
Tuttavia, come spesso accade, ciò che viene cacciato dalla porta, rientra dalla finestra. L’esigenza di recuperare quella che Cordelli definì “prospettiva rovesciata” (Cordelli, 1978): il palco, meglio, la pedana, posta allo stesso livello o a livello inferiore rispetto a chi guarda, con tutto ciò che ne consegue a livello di rapporto spettatore-attore (in primis, biasimo o approvazione a cortissimo raggio), può riapparire così, anche quarant’anni dopo, nei luoghi più inaspettati, persino in una città di provincia.
Come si fa? Si prende un piccolo locale nel centro storico della città e lo si adibisce a laboratorio teatrale. Dopodiché si organizzano performances in cui viene dato spazio semplicemente a chi crede di avere qualcosa da dire e da fare su una scena piccola e spietata. Non più di trenta posti, con gli spettatori addosso, non concedono scuse a chi va in scena. Il tutto con un ritorno economico che definire ideale è un eufemismo. Eppure, chi mette in piedi tutto ciò continua a farlo con l’impegno tipico, quanto ammirevolissimo, degli artisti /intellettuali disposti a diventare utopisti solo per amor dell’arte.
Tutto ciò accade a Potenza-Lucania,
All’autore di questo sconosciutissimo blog sia concesso solo – per quanto può – di esortare chi può e vuole a recarsi in questo luogo per verificare da sé quanto siamo andati dicendo e quello che hanno messo in atto non tre vecchi nostalgici della sinistra che voleva cambiare tutto, ma tre teatrofili che non superano i trent’anni. Come i Futuristi. E come questi, irriducibili.
Sito internet: Abitoinscena.it
Saturday, November 15, 2008
NIENTE PIU' VIAGGI
Thursday, October 30, 2008
LA LUNGA CRISI
Friday, October 24, 2008
APPUNTI DI VIAGGIO. OVVERO CHI MI CREDO DI ESSERE
Il lavoro che sto provando a disfare parte dal tentativo di alleviare, per quanto possibile, la presa retorica che avviluppa ogni spettacolo, pur di sbiego, sociale. Il tentativo è quello di distanziarsi da certa prosa vernacolare, molto locale, che celebra muli e focolari. Ho in grande dispregio i costumi e le tradizioni del tanto amato regionalismo italiano. Quanto al discorso sociale devo riconoscere di essere lontanissimo dall’ottica adorniana, la denuncia finendo per confermare la realtà che denuncia. Tuttavia la cosa non mi tange più di tanto, essendo il discorso di Adorno, pur sempre comunicativo (l'afasia di Beckett, di cui si parla nella Teoria estetica è pur sempre legata alla volontà di identificare il non-identico sociale). Pertanto prevedo in futuro di votarmi all' anti-comunicatività. Se è vero che non è parlando diversamente di disagio che si esce dalla consolazione artistico-teatrale, né evadendo oniricamente dal sociale, che così viene solo confermato, pur vero è che se cessa l'interesse per il sociale cessa il problema di un discorso teatrale-sociale inteso in un modo piuttosto che in un altro. Non si finirà mai di lodare la profondità di Eraclito. Ma Eraclito s'esiliò dagli Efesii: i motivi politici non spigano del tutto la successiva scelta della dimora artemidea. A tal fine, e certissimo di non riuscire nell'impresa (ma si legga Tertulliano...) il sottoscritto legge avidamente Lacan e Abelardo, che erige a suoi mentori e ispiratori.
Saturday, October 11, 2008
DEL FALLIMENTO DELLA PORNOFRAFIA O DELLA NIENTIFICAZIONE
Sunday, October 05, 2008
CRISTIANO MALGIOGLIO TRA HEIDEGGER E VANDA OSIRIS
La falange catodica articola martellante un dettato ben preciso: quello del Man. Il Dasein non sapendo cosa fare di sé stesso, modella il proprio comportamento su quello degli “altri”. La “dittatura del Si” ha già pronte soluzioni per chi si sgrava di sé per mezzo della “medietà”. Ora, Cristiano Malgioglio non è del tutto nella “medietà”. E’ vero che Cristiano Malgioglio è nel Si, in quanto protagonista della civiltà dello sgravio che si serve del mezzo televisivo. Tuttavia egli è parzialmente autentico, in quanto contribuisce a determinare quello stesso Si. Ma, in questa condizione di determinante-determinato, Cristiano Malgioglio rivela una natura anfibia. Tenendo presente che in Heidegger non si da Essere che non sia nel mondo, Cristiano Malgioglio è del pari nel Man, è cioè dentro un certo mondo. Eppure lo determina in qualche modo, dunque in qualche modo ritiene di esserne fuori.
Ma nessuno può essere fuori, se non da sempre in quanto Esserci. Ma Cristiano Malgioglio non è da sempre. Quindi se ne può trarre una ed una sola conseguenza:
Cristiano Malgioglio Non Esiste.
PERCHE' SONO COSI' SAGGIO
L’autore (che sarei io): “Concluso.”
Cassa Editrice: “Dunque…lei ha venduto una sessantina di volumi.”
L’autore (che sarei io): penso: allora…loro hanno tirato su tipo 750 euro…a me ne toccano 75…beh mi farò un bel puttanone almeno.
Cassa Editrice: “Vede, ci sono rimaste 87 copie in magazzino. Copie che vanno al macero.”
L’autore (che sarei io): “Ah…”
Cassa Editrice: “Ecco noi le facciamo una proposta: quella di commutare i suoi diritti d’autore nel corrispettivo per le 87 copie che andrebbero al macero.”
L’autore (che sarei io): “Ah…”
Cassa Editrice: “Volevo sapere se lei è interessato…è un peccato che le copie rimaste vadano distrutte: le offriamo di pagarle un euro a copia.”
L’autore (che sarei io): “Quindi dovrei pagare 87 euro…”
Cassa Editrice: “No! No! Lei paga solo le spese di spedizione. Il resto è coperto dai soli diritti.”
L’autore (che sarei io): “Ah...”
L’autore (che sarei io): penso: ho pagato tutte e 150 le copie che m’hanno mandato a casa – a prezzo pieno. Non ho venduto un cazzo. E quei quattro soldi di diritti d’autore ora se li pigliano pure. Passi che la poesia non vende. Passi che se l’editoria è a pagamento chi è lo stronzo? Passi che gli autori prendono una miseria. Ma col puttanone. Col puttanone come la mettiamo?
Wednesday, October 01, 2008
Thursday, September 18, 2008
CUCCHI TRE ANNI DOPO
Tuesday, August 05, 2008
MINCHIARE. PALLIDO E ASSORTO. O LETTERA DAL CARCERE.
Saturday, August 02, 2008
TELECOSCE O DELL'IMPERSCRUTABILITA' NON IMPERSCRUTABILE DEL CATODISMO FEMMINILE
Wednesday, July 23, 2008
PERCHE' SI CALCAN PALCHI
Thursday, July 10, 2008
Sunday, April 20, 2008
Thursday, April 03, 2008
Tuesday, April 01, 2008
Sunday, January 20, 2008
BENE. MOLTO.








