Monday, December 01, 2008

SOGNI CONFUSI PRECARI DISILLUSI



I Sindaci ci hanno detto di no: "State scherzando? Il Teatro? E poi, come si fa? Ci vogliono i Vigili del fuoco, la Protezione civile, gli Stuarts, il Cuttering!" - oppure un paio di migliaia di euro per mettere su tutta la baracca tra prove e signorine pagate per ridere - "No, la replica non la potete fare" - all' assessore del comune non erano piaciuti certi riferimenti "politici". I preti ci hanno detto di no - salvo dazione abbondante di danari come sopra. I gestori di enti artistico-teatrali di rinomata importanza ci hanno detto di no: "Si, avete questo progetto ma...chi (cazzo) siete?"
Questi ultimi però ti fanno riflettere e pensi: "Alla fine hanno ragione."
Poi però incontri qualcuno che ti dà una possibilità: "Questo è il palco. Vuoi provarci? Prova." E' successo fuori regione: lì soldi non ce ne hanno chiesti, anzi ce li hanno dati. E tra poco accadrà ancora. Nel capoluogo di Regione. I sindaci a quell'ora confabuleranno per metter su oscene opere architettonico-urbanistiche col denaro pubblico, i preti venderanno l'ennesima indulgenza. Noialtri invece si rischia il tutto per tutto al Sotteatro. La Ccompagnia teatrale Abito in Scena ci offre lo spazio che altri vendono caro. Io, Lucio Corvino e Mariano Lizzadro abbiamo provato dove e come abbiamo potuto. Per qualche ora, il dramma in cui si è trasformata oggi la vita, s'è allontanato. Per qualche ora, siamo stati dove volevamo stare: cioè altrove. Tanto più che è proprio della realtà che pur si parla in questo spettacolo. Non sappiamo nemmeno se e quando avremo un'altra opportunità. Per questo rischiamo tutto. Per questo siamo piccoli e grandi. Per questo non vi dico come sempre: "cercate di mancare numerosi". Ma, come amava dire Enzo Biagi alla fine di alcune trasmissioni: "Arrivederci alla prossima puntata. Se non avete niente di meglio da fare."

Friday, November 21, 2008

CANTINE A 800 METRI DAL LIVELLO DEL MARE

Se la provincia italiana era già moribonda da tempo, oggi, nell’era precaria, è ormai sul punto di spirare. Quale spazio possa restare per la creatività artistica mentre quella lavorativa va in scena è di intuitiva evidenza.Altrettanto evidente è che le istituzioni locali, alle prese con bilanci difficili, non si possono concedere il lusso di destinare più del minimo sindacale (cioè quasi nulla) alle attività lato sensu artistiche – ma è stato così anche in tempo di vacche grasse. Ed anche nei grandi centri. La ragione è semplice: l’arte non frutta, a far tempo, al più tardi, dall’Ottocento.
E allora? E allora la cd. comunità artistico-intellettuale si attrezza da sola e si procura i propri spazi come meglio può. Sul finire degli anni sessanta, le cd. cantine teatrali hanno fornito un esempio di questa capacità. L’esigenza allora avvertita era quella di lottare “a morte con se stessi per rifondare il linguaggio teatrale…per estirpare la provincialità del teatro di cultura” (Pozzi, 1992). Il tentativo ebbe vita breve, come ricorcda Grieco: “tutto fu stroncato dalle regole, dalle disposizioni che non si poteva fare spettacoli in sale senza doppia uscita, senza scala di una determinata grandezza, senza, senza, senza, e poi con la Siae che si era accorta della ricerca teatrale” (Grieco, 2005). Così tramontarono le esperienze d’avanguardia di luoghi come le Orsoline, il Beat 72, La Fede, La Piramide, il Divino Amore, l’ Armadio, l’ Abaco, e via enumerando.
Tuttavia, come spesso accade, ciò che viene cacciato dalla porta, rientra dalla finestra. L’esigenza di recuperare quella che Cordelli definì “prospettiva rovesciata” (Cordelli, 1978): il palco, meglio, la pedana, posta allo stesso livello o a livello inferiore rispetto a chi guarda, con tutto ciò che ne consegue a livello di rapporto spettatore-attore (in primis, biasimo o approvazione a cortissimo raggio), può riapparire così, anche quarant’anni dopo, nei luoghi più inaspettati, persino in una città di provincia.
Come si fa? Si prende un piccolo locale nel centro storico della città e lo si adibisce a laboratorio teatrale. Dopodiché si organizzano performances in cui viene dato spazio semplicemente a chi crede di avere qualcosa da dire e da fare su una scena piccola e spietata. Non più di trenta posti, con gli spettatori addosso, non concedono scuse a chi va in scena. Il tutto con un ritorno economico che definire ideale è un eufemismo. Eppure, chi mette in piedi tutto ciò continua a farlo con l’impegno tipico, quanto ammirevolissimo, degli artisti /intellettuali disposti a diventare utopisti solo per amor dell’arte.
Tutto ciò accade a Potenza-Lucania, 800 metri sul livello del mare. Gli artefici ne sono Leonardo Pietrafesa, Monica Palese e Giovanni Palese, membri della compagnia teatrale Abito in scena. Il posto si chiama Sotteatro.
All’autore di questo sconosciutissimo blog sia concesso solo – per quanto può – di esortare chi può e vuole a recarsi in questo luogo per verificare da sé quanto siamo andati dicendo e quello che hanno messo in atto non tre vecchi nostalgici della sinistra che voleva cambiare tutto, ma tre teatrofili che non superano i trent’anni. Come i Futuristi. E come questi, irriducibili.

Sito internet: Abitoinscena.it

Saturday, November 15, 2008

NIENTE PIU' VIAGGI

Tutti i grandi viaggi - da Colombo a Kerouac - si sono sempre conclusi con un ritorno, anche quando il ritorno era stato considerato come improbabile. Oggi si tende a non tornare. O peché si resta dove si è o perché le partenze diventano avvenimenti definitivi. E’ la precarietà a dettare le nuove regole. Quella lavorativa detta viaggi di sola andata. Ma quella esistenziale, oggi più che mai, determina spostamenti fittizi. Ogni luogo è un luogo del non-esserci. L’incontenibile insicurezza a tutti i livelli ha spezzato la regolarità di ogni andata-e-ritorno. Così la soluzione alla disgregazione di ogni cosalità dei rapporti, che la si intenda o meno presuntivamente, è da molti trovata nel cercare. Non solo lavoro, ma anche mogli, case, famiglie e altri oggetti della stabilità intersoggettiva. Ma in cosa si traduce la ricerca di un appagamento definitivo? In cosa si traduce ogni ricerca che si pretenda concludente? La Wertmuller fece dire al protagonista de I basilischi, che tornava al sud dopo un appagamento romano del tipo descritto: “…a noi è come se mancasse qualcosa.” Una sorta di inquieta sospensione, quale quella in cui fluttua il soggetto contemporaneo, provoca, nel tempo frammentato di oggi, qualcosa di meno, qualcosa di più, di un angoscia: una profonda, triste, Mancanza.

Thursday, October 30, 2008

LA LUNGA CRISI

Gli economisti dicono che la crisi durerà a lungo. Anni. Se finirà quando avrò compiuto quarant’anni non esulterò, perchè allora non me ne importerà più nulla.

Friday, October 24, 2008

APPUNTI DI VIAGGIO. OVVERO CHI MI CREDO DI ESSERE

Il lavoro che sto provando a disfare parte dal tentativo di alleviare, per quanto possibile, la presa retorica che avviluppa ogni spettacolo, pur di sbiego, sociale. Il tentativo è quello di distanziarsi da certa prosa vernacolare, molto locale, che celebra muli e focolari. Ho in grande dispregio i costumi e le tradizioni del tanto amato regionalismo italiano. Quanto al discorso sociale devo riconoscere di essere lontanissimo dall’ottica adorniana, la denuncia finendo per confermare la realtà che denuncia. Tuttavia la cosa non mi tange più di tanto, essendo il discorso di Adorno, pur sempre comunicativo (l'afasia di Beckett, di cui si parla nella Teoria estetica è pur sempre legata alla volontà di identificare il non-identico sociale). Pertanto prevedo in futuro di votarmi all' anti-comunicatività. Se è vero che non è parlando diversamente di disagio che si esce dalla consolazione artistico-teatrale, né evadendo oniricamente dal sociale, che così viene solo confermato, pur vero è che se cessa l'interesse per il sociale cessa il problema di un discorso teatrale-sociale inteso in un modo piuttosto che in un altro. Non si finirà mai di lodare la profondità di Eraclito. Ma Eraclito s'esiliò dagli Efesii: i motivi politici non spigano del tutto la successiva scelta della dimora artemidea. A tal fine, e certissimo di non riuscire nell'impresa (ma si legga Tertulliano...) il sottoscritto legge avidamente Lacan e Abelardo, che erige a suoi mentori e ispiratori.

Saturday, October 11, 2008

DEL FALLIMENTO DELLA PORNOFRAFIA O DELLA NIENTIFICAZIONE

La questione è tutta nel passaggio dall'immagine del mondo alla costruzione del mondo come immagine. La pornografia rende visibile l'atto sessuale. E lo rende visibile attraverso la macchina da presa. La pornografia è cioè sesso di regia. Dunque eterodiretto. Perciò l'atto che più di tutti basta a sé stesso viene fatto bastare a chi lo guarda. Gli attori si impratichiscono nella prontezza all'atto predisponendosi al sesso more geometrico. Il copione orale diviene copione sessuale. Con un vantaggio in più: la parte è sempre la stessa. Tutto ciò implica perdita del nascondimento, dell'autonomia - cioè della spontaneità - e del sentire come intraneo all'atto. La sensualità muore nelle luci e nei corpi falsamente flessuosi. La sostanza è perduta e la reiterazione dell'immagine diventa presto immagine della reiterazione: meccanicismo noioso da culinaria avanzata. La sua è l'immagine delle profondità mitico-orgiastiche private del senso. La totemica non era certo un fatto dimensionale. Aveva senso in quanto rito e in quanto im-posizione dell' immagine mitica. La pornografia cancella tutto questo e vende il mito come un che di fruibile e a portata di mano in quanto visibile. Ma proprio in quanto visibile il mito perde il suo carattere allegorico quindi sé stesso e venduto non può essere acquistato per cui vendendo icone e stereotipi della potenza sessuale e della procacità, la pornografia riesce nell'impresa di vendere il nulla. - Profano, s'intende. Ma allora perché il mercato pornografico cresce senza posa? L'abbiamo detto. La pornografia fruga nelle profondità ancestrali del sesso e ne tira fuori immagini alla portata di tutti. E ricercando l'impressione visiva - più ancora di quella sonora - pone l'abnorme come regola e l'assenza di contatto - l'atto ripreso non lo esige affatto - come i capisaldi di un'attesa eiaculatoria che eccita attraverso l'occhio. Quanto grande sia la riuscita della trovata pornografica è confermato non solo dall'incredibile espansione del mercato pornografico mondiale ma dall'aumento dei complessi e delle perplessità maschili nei confronti delle misure del proprio membro - circostanza che viene saggiamente sfruttata dal mondo femminile in cerca di periodici riscatti. Tuttavia il disvelamento dell'immagine pornografica rivela la sua intima natura di fandonia carnascialesca che regolarizzando l'abnorme lo priva della sua abnormità e proponendo una sensualità posticcia da chirurgia plastica toglie al pornografico anche l'ultimo residuo della sensualità che non ha mai posseduto. La morte del mito, nel mito superoministico che propone, riduce il gioco a scherzo, la bellezza in ciancia depilatoria, la dote sessuale, già di per sé d'importanza relativa, a fenomeno da baraccone. La pornografia - del porno greco non ci si può qui occupare - inscrive il suo successo nella vita differita che il mondo contemporaneo con arte sopraffina presenta come attualità disponibile. Il divertissement di una sera goliardica diviene il manifesto della nevrosi a sfondo sessuale e l'innocuità della pornografia acquista spessore grazie alla trasvalutazione prosaica del valore contemporaneo che non ha più immagini del mondo ma solo un mondo come immagine.

Sunday, October 05, 2008

CRISTIANO MALGIOGLIO TRA HEIDEGGER E VANDA OSIRIS

Il tuttologo/opinionologo discende le scale non accompagnato dai boys come nella migliore Rivista, tuttavia conservandone, seppur malamente, lo spirito: troppo castigato il movimento omerale, perlomeno.
Ebbene, scontata l’assenza di teatro, non potendosi recuperare grecità alcuna nell’applauso guidato, resta solo il quotidiano.
La falange catodica articola martellante un dettato ben preciso: quello del Man. Il Dasein non sapendo cosa fare di sé stesso, modella il proprio comportamento su quello degli “altri”. La “dittatura del Si” ha già pronte soluzioni per chi si sgrava di sé per mezzo della “medietà”. Ora, Cristiano Malgioglio non è del tutto nella “medietà”. E’ vero che Cristiano Malgioglio è nel Si, in quanto protagonista della civiltà dello sgravio che si serve del mezzo televisivo. Tuttavia egli è parzialmente autentico, in quanto contribuisce a determinare quello stesso Si. Ma, in questa condizione di determinante-determinato, Cristiano Malgioglio rivela una natura anfibia. Tenendo presente che in Heidegger non si da Essere che non sia nel mondo, Cristiano Malgioglio è del pari nel Man, è cioè dentro un certo mondo. Eppure lo determina in qualche modo, dunque in qualche modo ritiene di esserne fuori.
Ma nessuno può essere fuori, se non da sempre in quanto Esserci. Ma Cristiano Malgioglio non è da sempre. Quindi se ne può trarre una ed una sola conseguenza:
Cristiano Malgioglio Non Esiste.

PERCHE' SONO COSI' SAGGIO

Cassa Editrice: “Il suo contratto di edizione si è concluso.”
L’autore (che sarei io): “Concluso.”
Cassa Editrice: “Dunque…lei ha venduto una sessantina di volumi.”
L’autore (che sarei io): penso: allora…loro hanno tirato su tipo 750 euro…a me ne toccano 75…beh mi farò un bel puttanone almeno.
Cassa Editrice: “Vede, ci sono rimaste 87 copie in magazzino. Copie che vanno al macero.”
L’autore (che sarei io): “Ah…”
Cassa Editrice: “Ecco noi le facciamo una proposta: quella di commutare i suoi diritti d’autore nel corrispettivo per le 87 copie che andrebbero al macero.”
L’autore (che sarei io): “Ah…”
Cassa Editrice: “Volevo sapere se lei è interessato…è un peccato che le copie rimaste vadano distrutte: le offriamo di pagarle un euro a copia.”
L’autore (che sarei io): “Quindi dovrei pagare 87 euro…”
Cassa Editrice: “No! No! Lei paga solo le spese di spedizione. Il resto è coperto dai soli diritti.”
L’autore (che sarei io): “Ah...”
L’autore (che sarei io): penso: ho pagato tutte e 150 le copie che m’hanno mandato a casa – a prezzo pieno. Non ho venduto un cazzo. E quei quattro soldi di diritti d’autore ora se li pigliano pure. Passi che la poesia non vende. Passi che se l’editoria è a pagamento chi è lo stronzo? Passi che gli autori prendono una miseria. Ma col puttanone. Col puttanone come la mettiamo?

Wednesday, October 01, 2008

LO STRANO CASO DI SUBURBIA 2008

Nello sforzo tenace di non parlare di niente.

Thursday, September 18, 2008

CUCCHI TRE ANNI DOPO

Il giorno 05.09.2008, Maurizio Cucchi, meritorio autore della rubrica "Dialoghi in versi", su SPECCHIO, periodico de LA STAMPA, riconosceva al sottoscritto "una sorta di lirica leggerezza aerea". Nel 2005, com'è noto, il sottoscritto veniva ammonito, nella stessa rubrica, di fare della poesia "un foglio di cronaca". Schizofrenia di Cucchi? Evoluzione del sottoscritto? Nonostante la simpatia del sottoscritto per la verbigerazione frenica, non attribuiamo tale qualità al summenzionato Cucchi - che piuttosto volle vedere allora, bontà sua, un riflesso del prisma. Né, del resto, sappiamo dare un significato alla parola "evoluzione". E' solo accaduto quel che sempre accade nei flussi artistici. Si coglie qualcosa al volo. Il resto è un fatto: ovvero rien.

Tuesday, August 05, 2008

MINCHIARE. PALLIDO E ASSORTO. O LETTERA DAL CARCERE.

Dormire, sognare - sfiga dell'inconscio: alla fine era tutto finto - no. Meglio minchiare. Minchiare si. Con quei bei pornoni anni '80: dopo Moana l'assenzio. Per dimenticare la sfrenatezza sessuale dell'adolescenza. Da soli, in gruppo, da soli mentre si è in gruppo. In gruppo mentre si è soli. Poi, da grandi, si sa, tutto se ne va in ragione. Psicologo, signor psicologo, io...io...lo voglio grosso come...ecco...di più. Un minchione, un minchione lunare. "Ma non si può, non si può" - lo psicologo - Si, si, l'ho visto sul web! - "Tragiporno! Tragiporno!", sempre lo psicologo, eppure, eppure, ci sarà un modo...web o non web. E va bene, e sia. Bianchi, neri, gialli, azzurri, o voi che fottete in rete! "Si seghicchia!" E senza sforzo. I marescialli nascondevano i giornaletti porno dietro gli specchi dei bagni di caserma - alla bisogna il maresciallo si trastullava. Oggi per la rete, nella rete, senza rete. E ci si spiaccica. Se non c'è la rete. Ci si spiaccica. Quarantenni geometri all'arrenbaggio! Ecco fatto. L'ipertrofia della visione ha ucciso i visionari. Non si osa. Si copia. A sentire non son mai stati tutti. Ma di sordi è pieno il palazzo, la città, l'etere, la ciberminchia ha vinto. Farò della mia minchia poltiglia. Si che finalmente sarò dispensato dall'usarne. Una volta la questione era ancestrale, oggi è questione di vento. Parecchio. Parecchio vento.

Saturday, August 02, 2008

TELECOSCE O DELL'IMPERSCRUTABILITA' NON IMPERSCRUTABILE DEL CATODISMO FEMMINILE

Le donne non sono sempre così imperscrutabili come qualche poetastro da cortile o qualche psicologo chiacchierone sostiene per fare del romanticismo di bassa lega, molto bassa, la lega, mentre l'italiano si ingozza, e giustamente, di spaghettazzi. Vediamo. La ricetta per far capitolare ogni velleità aristocratica e fascinosa delle donnette contemporanee è molto semplice: una telecamera, un pupazzo con ghirlanda, e qualche strillona da mercato rionale. Tanto basta, per convincere anche chi ha avuto a che fare con Kant o col diritto penale, evidentemente a vanvera, come si è soliti far oggi, a correre, ma a rotta di collo, a farsi haremiste catodiche senza un briciolo di rispetto nemmeno per i bordelli dei bei tempi andati. Ma "ci vanno solo per le telecamere", dice qualcuno che tenta di salvare con il secondo fine una dignità che non dev'essere, in fondo, mai stata un granchè. Peggio, invece! Assai peggio! Dopo la fica la foca. E si, perchè si ride parecchio, da contratto. In compenso, il pupazzo rilancia il "maschio": un articolo di poca cosa già prima, figuriamoci se impersonato da un plebeo - non d'altro si tratta - che ride forte, più forte che può. Ecco allora che alla telecamera riesce quel che Nietzsche non riuscì a realizzare: la "trasvalutazione di tutti i valori". Superuomo? Macchè! Troie! Troie a strafottere! Il pubblico vince il bel privato d'un tempo. Come vi rimpiango amate puttane casalinghe...come vi rimpiango...

Wednesday, July 23, 2008

PERCHE' SI CALCAN PALCHI




Per tutta la vita sono stato così indifferente a me stesso e a tutto il resto che in quanto nessuno posso essere chiunque.

Thursday, July 10, 2008

SANBASILUC A PRATA




Cercate di mancare numerosi.

Sunday, April 20, 2008

SANTAMADONNA DEGLI SBARACCATI



Cercate di mancare numerosi

Thursday, April 03, 2008

BANDOG A POTENZA




Cercate di mancare numerosi

Tuesday, April 01, 2008

BANDOG A COSENZA: 01.04.2008

Sunday, January 20, 2008

BENE. MOLTO.



Nonostante le ripetute sollecitazioni di segno contrario, provenienti da ogni dove, l'autore del testo Holy Days (v. qui), presente in questa Antologia, ha ritenuto opportuno adottare il motto molto giusto di Clark Gable: "Francamente me ne infischio", riguardo alla decisione di continuare ad occuparsi di poesia (scilicet al di qua del Porno). Ciò ha prodotto in questo caso un' attenzione nei suoi confronti. Vogliamo sperarlo, non per i suoi versi quanto per le note relative alla sua nihilografia.

Sunday, December 30, 2007

SANBASILUC A SALERNO

Thursday, October 11, 2007

BANDOG A POTENZA