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Scritto da La ragazza con la pistola   
mercoledì 27 giugno 2007
Verona, Auditorium della Gran Guardia
23 giugno 2007

Matmos e So Percussion insieme per un'affascinante rivisitazione del capolavoro verdiano.
"Verona Contemporanea" è una manifestazione di eventi che si svolgono contemporaneamente al cartellone della stagione lirica dell'Arena (stessi giorni, stessi orari). Ovviamente, la contemporaneità non è limitata solo alla concomitanza temporale delle performances, ma riguarda una chiave di lettura nuova della storica tradizione operistica veronese.
Sabato scorso nell'auditorium della Gran Guardia in Piazza Bra, mentre una folla di curiosi cercava invano di carpire aldifuori delle spesse mura dell'arena le note della prima assoluta dell'"Aida", una platea di curiosi di tutt'altro genere si apprestava ad assistere ad uno spettacolo a dir poco affascinante: un palcoscenico guarnito di fili elettrici, portatili, microfoni e percussioni di ogni tipo, il tutto apparecchiato per la rivisitazione dell'opera verdiana star della serata: Matmos + So Percussion in "Aida Elettronica".
Quando si abbassano le luci comincia a stillare dagli altoparlanti un limpido e dolce gocciare elettronico, mentre le immagini proiettate presentano uno scenario di alba desertica e stellata che guida il cammino di una carovana di viaggiatori e cammelli.
Pian piano i suoni si mescolano e i sapori della musica concreta si fanno sempre più percepibili nonostante vi si aggiungano senza pudori i battiti delle percussioni di ogni tipo del gruppo americano.
E i colori del vjing sullo sfondo del palcoscenico, su cui danzano i suoni che diventano percezioni sinestetiche nel cielo desertico, si fanno di un blu sempre più chiaro fino a diventare celeste proprio mentre gli xilofoni dei So Percussion battono forte sulle note dei Matmos e sempre più chiaro si fa il motivo di Celeste Aida...
Rumori di uteri di vacche, voci modificate, sassolini (o fagioli secchi?) fatti scivolare su piatti e tutto quanto si può immaginare un ascoltatore dei Matmos, si mescola per più atti ai suoni tradizionali della cultura occidentale e nordafricana, utilizzati in questo caso per contestualizzare, non tanto in uno sposalizio, quanto, direi, in un DI.CO. ovvero un'unione di fatto, di generi completamente diversi, dove ognuno trova e conserva il proprio spazio e la propria sfera d'espressione. Il tutto servito su un vassoio di tradizione lirica (le note dei motivi dell'opera sono quasi sempre facilmente riconoscibili).
Le immagini continuano a scorrere fino alla gloria maestosa della Marcia trionfale, e scorrono questa volta scene del film "Cleopatra" (dove la folla del popolo che acclama la regina si muove comandata al ritmo digitale dei bassi come in un rave...), intervallate da piramidi ruotanti su se stesse in mezzo all'universo buio e misterioso sotto l'egida della sfinge...
Dopo circa un'ora di atti andanti e maestosi, la chiusura è affidata ad una performance di musica concreta e scenografia (in altri termini cos'altro è l'opera lirica?): su un tavolo basso su cui è stato posato un mic, dopo una breve accennata processione viene posato un fagotto (suppongo un grosso sasso in un involucro di cellophan) e nel silenzio assoluto a mani nude tre membri dei So Percussion procedono ad un'inumazione a tutti gli effetti, lasciandovi scivolare sopra dolcemente della sabbia (arena - rena - sabbia) fino a coprirlo del tutto sotto un mucchietto piramidale (forse un Radamés sepolto vivo?).
Concretezza mortuaria del fruscìo dei granelli.

[La ragazza con la pistola]

 
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