"Verona
Contemporanea" è una manifestazione di eventi che si svolgono
contemporaneamente al cartellone della stagione lirica dell'Arena
(stessi giorni, stessi orari). Ovviamente, la contemporaneità
non è limitata solo alla concomitanza temporale delle
performances, ma riguarda una chiave di lettura nuova della storica
tradizione operistica veronese.
Sabato
scorso nell'auditorium della Gran Guardia in Piazza Bra, mentre una
folla di curiosi cercava invano di carpire aldifuori delle spesse
mura dell'arena le note della prima assoluta dell'"Aida", una
platea di curiosi di tutt'altro genere si apprestava ad assistere
ad uno spettacolo a dir poco affascinante: un palcoscenico guarnito
di fili elettrici, portatili, microfoni e percussioni di ogni tipo,
il tutto apparecchiato per la rivisitazione dell'opera verdiana
star della serata:
Matmos + So Percussion in "Aida Elettronica".
Quando
si abbassano le luci comincia a stillare dagli altoparlanti un limpido e
dolce gocciare elettronico, mentre le immagini proiettate presentano
uno scenario di alba desertica e stellata che guida il cammino di una
carovana di viaggiatori e cammelli.
Pian
piano i suoni si mescolano e i sapori della musica concreta si fanno
sempre più percepibili nonostante vi si aggiungano senza
pudori i battiti delle percussioni di ogni tipo del gruppo americano.
E
i colori del
vjing sullo sfondo del palcoscenico, su cui
danzano i suoni che diventano percezioni sinestetiche nel cielo
desertico, si fanno di un blu sempre più chiaro fino a
diventare
celeste proprio mentre gli xilofoni dei So
Percussion battono forte sulle note dei Matmos e sempre più
chiaro si fa il motivo di
Celeste Aida...
Rumori
di uteri di vacche, voci modificate, sassolini (o fagioli secchi?)
fatti scivolare su piatti e tutto quanto si può immaginare un
ascoltatore dei Matmos, si mescola per più atti ai suoni
tradizionali della cultura occidentale e nordafricana, utilizzati in
questo caso per
contestualizzare, non tanto in uno sposalizio,
quanto, direi, in un DI.CO. ovvero un'unione di fatto, di generi
completamente diversi, dove ognuno trova e conserva il proprio spazio
e la propria sfera d'espressione. Il tutto servito su un vassoio di
tradizione lirica (le note dei motivi dell'opera sono quasi sempre facilmente riconoscibili).
Le
immagini continuano a scorrere fino alla gloria maestosa della
Marcia
trionfale, e scorrono questa volta scene del film "Cleopatra"
(dove la folla del popolo che acclama la regina si muove comandata al
ritmo digitale dei bassi come in un rave...), intervallate da
piramidi ruotanti su se stesse in mezzo all'universo buio e
misterioso sotto l'egida della sfinge...
Dopo
circa un'ora di atti andanti e maestosi, la chiusura è
affidata ad una performance di musica concreta e scenografia (in
altri termini cos'altro è l'opera lirica?): su un tavolo
basso su cui è stato posato un mic, dopo una breve accennata
processione viene posato un fagotto (suppongo un grosso sasso in un
involucro di cellophan) e nel silenzio assoluto a mani nude tre
membri dei So Percussion procedono ad un'
inumazione a tutti
gli effetti, lasciandovi scivolare sopra dolcemente della sabbia (arena -
rena - sabbia) fino a coprirlo del tutto sotto un mucchietto
piramidale (forse un Radamés sepolto vivo?).
Concretezza
mortuaria del fruscìo dei granelli.
[La
ragazza con la pistola]