Trio composto da
Bjorn ed
Eric Copeland e da
Aaron Warren. In apertura l'imbarazzante e troppo lungo set di
Kria
Brekkan, compagna di
Avey Tare degli
Animal Collective. Oltre
mezz'ora di tedioso psych-folk fuori tempo massimo per la cantante islandese
ex-
Mum, con armamentario d'ordinanza fatto di chitarre effettate ed
ammenicoli vari; abbozzi di canzoni inconcludenti da cameretta sfatta, e voce
infantile. File under
CocoRosie-
Bjork. No comment.Dopo una breve
pausa ecco arrivare tra il pubblico i ragazzi statunitensi sul palco.
Campionatori, chitarra e colorati live-visuals psichedelici. Attaccano subito
con una bordata noise dal sapore tribale e straniante. Sarà cosi per l'ora
abbondante di suoni che ci proporranno. Ovviamente si concentrano sui pezzi del
loro ultimo lavoro pubblicato su
Paw Tracks; anche se il tutto è
inglobato in un unico ed assordante monologo, che non concede pause alle
orecchie dei "poveri" malcapitati del piccolo, ed in verità non
pienissimo, club bolognese.
Il set si alterna tra le scudisciate noise
architettate dai sequencer e dai campionatori, e dalla chitarra aliena dei
"dadi neri", che si fa quasi fatica a riconoscere nel magma sonoro
che mettono in pratica.Le ritmiche si fanno via via sempre più tribali e
metronomiche, ed i ragazzi sembrano proprio divertirsi a combinare suoni dal
vago sentore afro-beat, e dal tiro drum'n'bass che può addirittura far venire
in mente i più cattivi ed oscuri
Autechre.Certo le loro collaborazioni
"oblique" parlano chiaro: si và dai nerissimi
Wolf Eyes, alle
Erase
Errata, ed agli
Animal Collective. Ed ascoltandoli prende sempre
più piede la sensazione che siano una versione da cazzeggio-rumorista di certa
avanguardia newyorchese "impegnata", nata attorno alle produzioni di
certi gruppi della
Load Records, ad esempio.
Ottime intenzioni ed intuizioni, grande divertimento ma
risultato tutto sommato discreto. Non mi meraviglierei se si facessero produrre
da quel gran sacerdote cazzone di
Andrew Wk, già dietro al mixer
dell'ultimo strepitoso lavoro dei
Sightings. Ci farebbero un gran
figurone, e verrebbe fuori definitivamente la loro celata anima
minimal-danzereccia post new-wave che nascondono tanto bene dietro i loro
macchinari.
Ad un certo punto il rumore era cosi forte che il
pavimento del Covo Club tremava. Era quello che i tre si aspettavano...
[Maurizio Inchingoli]