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Scritto da Massimo Lovisco & Carmen Laurino   
lunedì 09 luglio 2007
Bologna, Estragon
12 maggio 2007

La band londinese guidata da Kele Okereke è diventata grande. Ma non è tutto oro quel che luccica...

Il concerto che inizia alle 21. Il concerto che inizia alle 24. Il concerto che inizia alle 23... chissà perché, ma ultimamente a Bologna è difficile prevedere a che ora possa iniziare un concerto a fronte della dicitura "inizio ore 22" scritta ovunque. E così può capitare che entrando all'Estragon alle 22.30, orario in cui in altre occasioni bolognesi le sale sono ancora chiuse per il pubblico, ci si trovi a concerto iniziato già da 20 minuti con il paradosso che il gruppo spalla ha suonato alle 21, e cioè un'ora prima delle fatidiche 22 evidenziate su biglietto...
Ma nulla di grave. In concerti come questo, con il pubblico e il locale delle grandi occasioni bastano cinque minuti cinque per essere catapultati subito nell'atmosfera della serata... varcata la soglia siamo accolti da una vera e propria bolgia di persone urlanti in delirio e che cantano a memoria le canzoni... I Bloc Party in questo tour fanno proprio sul serio, anche pensando al fatto che tutta la strumentazione sul palco (mega impianto, mixer, luci e quant'altro) viene con loro da oltremanica! È un gruppo che viaggia con un paio di tir a seguito più un autobus ultralussuoso. Tutt'altra cosa rispetto ai quattro ragazzi timidi ma grintosi che aprirono il concerto degli Interpol un paio d'anni fa. Song for clay, Positive tension, Hunting for Witches sono i primi pezzi della serata.
Il concerto scorre, ma si avverte un senso d'inappagamento: c'è qualcosa che manca... non che sia brutto, ma i brividi sulla pelle che l'occasione meriterebbe proprio non ci sono. Forse dipende dal fatto che (come ci fa notare Donato dei Ties and Lies) "Weekend in the city" è costellato da tanti suonini, effetti e tappeti di tastiere che contribuiscono molto all'atmosfera notturna dell'album, ma in versione live i Bloc Party scelgono di non portare con sé sequencer o tastiere sacrificando queste sonorità, cosa che se nei pezzi di "Silent Alarm" può passare in secondo piano per l'energia intrinseca dei brani, con i nuovi si avverte quel senso di "qualcosa che manca"... provate ad immaginare una Uniform o una SXRT  "a crudo", non è la stessa cosa.
Pioneers chiude il concerto, e non c'è affatto la sensazione di aver assistito a qualcosa di memorabile (anche a fronte del prezzo... portarsi un paio di tir in tour non deve poi essere proprio così economico). Aspettiamo di rivederli per un giudizio migliore, ma intanto mi ritornano in mente quei quattro ragazzi timidi che aprirono per gli Interpol così radicalmente diversi dalle quattro rockstar di stasera, eppure sinceramente più emozionanti...

[Massimo Lovisco & Carmen Laurino]

 
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