Il
concerto che inizia alle 21. Il concerto che inizia alle 24. Il
concerto che inizia alle 23... chissà perché, ma
ultimamente a Bologna è difficile prevedere a che ora possa
iniziare un concerto a fronte della dicitura "inizio ore 22" scritta
ovunque. E così può capitare che entrando all'Estragon
alle 22.30, orario in cui in altre occasioni bolognesi le sale sono
ancora chiuse per il pubblico, ci si trovi a concerto iniziato già
da 20 minuti con il paradosso che il gruppo spalla ha suonato alle
21, e cioè un'ora prima delle fatidiche 22 evidenziate su
biglietto...
Ma
nulla di grave. In concerti come questo, con il pubblico e il locale
delle grandi occasioni bastano cinque minuti cinque per essere
catapultati subito nell'atmosfera della serata... varcata la soglia
siamo accolti da una vera e propria bolgia di persone urlanti in
delirio e che cantano a memoria le canzoni... I
Bloc Party in questo
tour fanno proprio sul serio, anche pensando al fatto che tutta la
strumentazione sul palco (mega impianto, mixer, luci e quant'altro)
viene con loro da oltremanica! È un gruppo che viaggia con un
paio di tir a seguito più un autobus ultralussuoso. Tutt'altra
cosa rispetto ai quattro ragazzi timidi ma grintosi che aprirono il
concerto degli
Interpol un paio d'anni fa.
Song for clay,
Positive tension,
Hunting for Witches sono i primi pezzi della
serata.
Il
concerto scorre, ma si avverte un senso d'inappagamento: c'è
qualcosa che manca... non che sia brutto, ma i brividi sulla pelle che
l'occasione meriterebbe proprio non ci sono. Forse dipende dal
fatto che (come ci fa notare Donato dei
Ties and Lies) "Weekend in the
city" è costellato da tanti suonini, effetti e tappeti di
tastiere che contribuiscono molto all'atmosfera notturna
dell'album, ma in versione live i Bloc Party scelgono di non portare con sé
sequencer o tastiere sacrificando queste sonorità, cosa che se
nei pezzi di "Silent Alarm" può passare in secondo piano per
l'energia intrinseca dei brani, con i nuovi si avverte quel senso
di "qualcosa che manca"... provate ad immaginare una
Uniform o
una
SXRT "a crudo", non è la stessa cosa.
Pioneers
chiude il concerto, e non c'è affatto la sensazione di aver
assistito a qualcosa di memorabile (anche a fronte del
prezzo... portarsi un paio di tir in tour non deve poi essere proprio
così economico). Aspettiamo di rivederli per un giudizio
migliore, ma intanto mi ritornano in mente quei quattro ragazzi
timidi che aprirono per gli
Interpol così radicalmente diversi
dalle quattro rockstar di stasera, eppure sinceramente più
emozionanti...
[Massimo Lovisco & Carmen Laurino]