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CAMPBELL & LANEGAN PDF Stampa E-mail
Scritto da Maurizio Inchingoli   
venerdì 04 luglio 2008
Bologna
Estragon
31 maggio 2008

Per l'ennesima volta Mark Lanegan e la sua complice Isobel Campbell tornano in quel di Bologna.
Ormai non si contano più le sortite che il duo ha fatto nel belpaese. Questa volta all'interno della rassegna "Rocker Festival" di una sonnacchiosa tarda primavera bolognese. La serata è piacevole, fa un discreto caldo, e l'Estragon è pieno come al solito; gente che fuma anche se non dovrebbe, almeno all'interno del locale, ragazze che chiacchierano ad alta voce, anche se forse farebbero meglio a concentrarsi sulla musica invece che al gossip puro e semplice. In sordina ed in un palco senza fronzoli si affaccia la musicista scozzese col suo violoncello, e subito dopo lo spilungone di Ellensburg, stato di Washigton, che da principio si aggrappa all'asta del microfono per non lasciarla più.

L'incipit è per i pezzi dell'ultimo lavoro "Sunday at Devil Dirt", uscito da pochissimo tempo. Ma subito dopo si erge dalla mediocrità di alcuni pezzi una "Carry On" dall'andamento calexikiano con chitarra slide d'ordinanza da far accapponare la pelle. Si continua con "Ballad Of Broken Seas", poi con l'efficace "Salvation", ed una lunga "Keep Me In Mind Sweetheart" da brividi. E' un set a corrente alternata quello di stasera, merito e colpa allo stesso tempo della scrittura dei pezzi, non sempre felice a dire la verità. Su tutte infatti si erge una blueseggiante versione di un traditional come "Little Sadie", enorme.Il modello è ovviamente quello di duetti storici ed epocali, ma forse più incentrati, e con una amalgama meglio riuscita, come il sodalizio tra Lee Hazelwood e Nancy Sinatra, oppure quello altrettanto mitico e tragico tra Gram Parsons e Emmylou Harris, ma forse i tempi ed i risultati erano diversi. Questo tra Lanegan e la ex Belle and Sebastien sembra si voluto, ma in definitiva è forse meno efficace dei loro illustri predecessori. Devo confessare che ho sempre preferito di gran lunga le prove soliste di Mark Lanegan, diciamo almeno fino a Field Songs, signor disco con incredibili collaborazioni che il nostro ha smesso di frequentare, come quella con l'ex Dinosaurs Jr Mick Johnson, e l'ex Soundgarden Ben Sheperd.

Dopo chissà: per il gusto di fare cose nuove, e con le sorprese che ti riserva la vita, cambiano le intenzioni, cambia l'ispirazione e cambiano i risultati, obviously. Sembra più rilassato l'ex Screaming Trees, sorride addirittura tra un pezzo e l'altro. Mentre la Cambell sorniona e discreta si alza e si siede, suona il violoncello, fischia, fà da sparring partner al "suo" uomo al lato del palco, anche se quasi non lo guarda in faccia. E' timido, e molto Lanegan, ma sembrano conoscersi da una vita. Dopo una breve pausa, e dopo una sigaretta d'ordinanza, ritornano sul palco per il bis dapprima i musicisti, e poi il duo per una versione nervosa e divertita allo stesso tempo di "Ramblin Man", gran classico di altri tempi. E per un paio di altri pezzi niente male. Un'ora e mezza di set tutto sommato piacevole, in cui non inventano nulla ma lo fanno con grande dignità e passione, suonato da ottimi professionisti che accompagnano discretamente due musicisti che amano girare il mondo. Al prossimo anno allora, tanto state tranquilli che ritorneranno, ancora più rilassati e saggi di prima.

Ah l'amour...

[Maurizio Inchingoli]

 
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