Ormai non si contano più le sortite che il duo ha fatto
nel belpaese. Questa volta all'interno della rassegna "Rocker
Festival" di una sonnacchiosa tarda primavera bolognese. La serata è
piacevole, fa un discreto caldo, e l'
Estragon è pieno come al solito;
gente che fuma anche se non dovrebbe, almeno all'interno del locale, ragazze
che chiacchierano ad alta voce, anche se forse farebbero meglio a concentrarsi
sulla musica invece che al gossip puro e semplice. In sordina ed in un palco
senza fronzoli si affaccia la musicista scozzese col suo violoncello, e subito
dopo lo spilungone di Ellensburg, stato di Washigton, che da principio si
aggrappa all'asta del microfono per non lasciarla più.
L'incipit è per i pezzi dell'ultimo lavoro
"Sunday
at Devil Dirt", uscito da pochissimo tempo. Ma subito dopo si erge
dalla mediocrità di alcuni pezzi una
"Carry On" dall'andamento
calexikiano con chitarra slide d'ordinanza da far accapponare la pelle. Si
continua con
"Ballad Of Broken Seas", poi con
l'efficace
"Salvation", ed una lunga
"Keep Me In Mind
Sweetheart" da brividi. E' un set a corrente alternata quello di
stasera, merito e colpa allo stesso tempo della scrittura dei pezzi, non sempre
felice a dire la verità. Su tutte infatti si erge una blueseggiante versione di
un traditional come
"Little Sadie", enorme.Il modello è
ovviamente quello di duetti storici ed epocali, ma forse più incentrati, e con
una amalgama meglio riuscita, come il sodalizio tra
Lee Hazelwood e
Nancy
Sinatra, oppure quello altrettanto mitico e tragico tra
Gram Parsons
e
Emmylou Harris, ma forse i tempi ed i risultati erano diversi. Questo
tra Lanegan e la ex
Belle and Sebastien sembra si voluto, ma in
definitiva è forse meno efficace dei loro illustri predecessori. Devo
confessare che ho sempre preferito di gran lunga le prove soliste di Mark
Lanegan, diciamo almeno fino a
Field Songs, signor disco con incredibili
collaborazioni che il nostro ha smesso di frequentare, come quella con l'ex
Dinosaurs Jr
Mick Johnson, e l'ex Soundgarden
Ben Sheperd.
Dopo chissà: per il gusto di fare cose nuove, e con le
sorprese che ti riserva la vita, cambiano le intenzioni, cambia l'ispirazione e
cambiano i risultati, obviously. Sembra più rilassato l'ex
Screaming Trees,
sorride addirittura tra un pezzo e l'altro. Mentre la Cambell sorniona e
discreta si alza e si siede, suona il violoncello, fischia, fà da sparring
partner al "suo" uomo al lato del palco, anche se quasi non lo guarda
in faccia. E' timido, e molto Lanegan, ma sembrano conoscersi da una vita. Dopo
una breve pausa, e dopo una sigaretta d'ordinanza, ritornano sul palco per il
bis dapprima i musicisti, e poi il duo per una versione nervosa e divertita
allo stesso tempo di
"Ramblin Man", gran classico di altri
tempi. E per un paio di altri pezzi niente male. Un'ora e mezza di set tutto
sommato piacevole, in cui non inventano nulla ma lo fanno con grande dignità e
passione, suonato da ottimi professionisti che accompagnano discretamente due
musicisti che amano girare il mondo. Al prossimo anno allora, tanto state
tranquilli che ritorneranno, ancora più rilassati e saggi di prima.
Ah l'amour...
[Maurizio Inchingoli]