Live report
DO THE BLUEBEAT | DO THE BLUEBEAT |
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| Scritto da Fester | |
| giovedì 25 gennaio 2007 | |
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17 gennaio 2007 Ennesima (per loro e per me) esibizione dei Bluebeaters e forse, e soprattutto, di Giuliano "The King" Palma. Mi chiedo se ci sia un motivo per rifiutare la proposta - poco convinta - del mio amico Giovanni.
"Tranquillo,
non è che divertente", gli rispondo.
La carica di energia che possono regalare è cosa ampiamente rodata, quindi, superato lo scetticismo partiamo. Suoneranno al Megà (www.megadisco.it), localone di Via Bologna 1, che fa tanto città. Una sorta di anfiteatro, elegante e smorfioso proprio come l'ensemble. Fila delle grandi occasioni (anche se mi dicono che il mercoledì è sempre affollato) e tutti i tipi di topa. Nel tragitto dalla porta d'ingresso al bancone del bar, il gruppo sale sul palco ed inizia a snocciolare il suo repertorio fatto di classici. Nel bel mezzo del locale i divanetti la fanno da padrone, così riusciamo a ricavarci un piccolo spazio sulla sinistra ai bordi del palco. Qualcosa di relativamente nuovo lo offre l'album Long playing: "Messico e nuvole" (che solo dal vivo è divertente), "Back on the chain gang", "You're my best friend" e "Come le viole", quest'ultima del napoletano Peppino Gagliardi seconda a San Remo nel 1972. Al basso c'è Sheldon Gregg, imponente e di colore, bravo ma senza dread. La partecipazione, anche canora, di Bunna mi manca. Per il resto che dire... un'ora e un quarto fatta di braccia oltre le spalle (alla faccia di Stefano Accorsi), con il bandleader Giuliano che si dimena nella sua abbottonatissma giacchetta (mani a roteare in avanti e piedi a scalciare di dietro), spinello oltre le quinte prima del bis, accenno di "Just can't get enought" allo xilofono e spaccata con salto finale. Rottura di rotula, folla in delirio ma io, alla quinta, non posso che essere intransigente. Troppo breve. Il solito "arrivederci Pescara, Ancona, Torino o Abbiategrasso". Show collaudato che si chiude con un siparietto già visto: tutti in fila di fianco; saluti, prima di fronte e subito dopo di spalle. Se non mi piacesse il genere, se non apprezzassi lo spirito con cui è nato il progetto, se non riconoscessi la bravura di ciascun componente e se non fosse bello vedere così tante donne ballare, un sesto concerto non lo rifarei. [Fester] |
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