Parlare
di un concerto degli
Einstürzende Neubauten è molto difficile.
Perché viene
superato il confine del musicista, si deve necessariamente riflettere anche
sulla dimensione artistico-concettuale che la band tedesca ha posto al centro
della loro produzione discografica e quindi performativa.
Senza
dubbio è stato entusiasmante e incredibilmente coinvolgente! Vedere una
sessione ritmica composta da rottami di ferro percossi con foga, il cui
suono prende una forma così accattivante, è l'obiettivo degli EN, che hanno
reinventato il modo di produrre musica, utilizzando strumenti altrimenti non
più utilizzabili in altri modi.
Il palco
dell'Estragon s'è trasformato in una specie di discarica, sul quale il sestetto
ha scosso il pubblico con ritmi ipnotici e scandaglianti: un motore di una
lavatrice ad uso industriale che girava, dei pezzi di ferraglia usati come
piatti della batteria, tubi di gomma e di ferro, una cascata di mazze d'acciaio,
persino due vibratori!
Esplodevamo
in lunghissime ovazioni, del tutto soddisfatti dalla perfomance, ma la band ha
saputo educarci, invitandoci anche qualche volta al silenzio durante le
esecuzioni delle canzoni. Ciò era funzionale, perché non un solo suono doveva
essere perso, non una sola nota poteva essere trascurata. In un
gioco di incastri matematici, il gruppo ha sorretto l'atmosfera per ben due
ore, passate in un soffio, che hanno lasciato gli spettatori completamente
soddisfatti. Alla faccia di chi poteva aver da ridire per la loro età.
Ho da
fare una notazione doverosa: geniale l'idea di vendere, a fine concerto, la
registrazione del concerto stesso. Tornando a casa si ha sempre voglia di
rivivere quei momenti così intensi, e il supporto fotografico non basta di
certo. Però il prezzo richiesto era un po' troppo alto. Capisco che l'ultimo
album è stato autoprodotto, ma ciò non toglie che non si dovrebbe speculare su
cose del genere. Non è una critica rivolta solo agli Einstürzende, che in ogni caso
rispetto e ammiro, ma anche a tutto il mondo discografico, che chiede veramente
troppo impiego di denaro per prodotti dal costo di produzione molto basso.
[Renato
Fiorito]
Con una precisione decisamente teutonica, alle 22.00, gli Einsturzende
Neubaten iniziano il loro live-set all'Estragon di Bologna.
In un locale colmo fino all'inverosimile, pieno in verità
di fans d'ordinanza, ma anche di chiassosi parvenù dallo scontato dark-look, il
combo tedesco, guidato da un Blixa Bargeld in forma, e vestito in
maniera impeccabile, scende sul suolo italico grazie ai ragazzi di Electricpriest,
e mette in scena il proprio tipico spettacolo, fatto di lunghe e teatrali
escursioni noise tribal-chic, frutto di una assidua ricerca sui suoni più
stridenti ed affascinanti, che la loro mente è in grado di
architettare. Privilegiano soprattutto i pezzi dell'ultimo riuscito lavoro,
pubblicato lo scorso anno, "Alles Wieder Offen", dalla loro
personale etichetta Potomac, frutto anche della collaborazione attiva
dei loro innumerevoli estimatori sparsi per tutto il globo terrestre. Pezzi
inesorabili ed evocativi come Weil Weil Weil e la title
track fanno da spina dorsale ad un set dall'incedere spettrale e sorprendentemente
doorsiano. L'andamento delle canzoni, con le tastiere che spadroneggiano, è a
tratti altamente enfatico ed intimistico. Alternato a pezzi più taglienti e
squassanti che ci riportano alle atmosfere dei loro più malsani lavori, come
gli irragiungibili e mastodontici Halber Mensch e Kollaps,
ma anche agli Swans di Michael Gira più lirici.
Il quintetto nato a Berlino nel lontano 1980, è
indubbiamente in grandissima forma, basta vedere la verve con cui un divertito Alexander
Hacke di fatto articola i pezzi: passa dal basso alle chitarre, anche
acustiche, con una incredibile facilità, tanto da risultare uno strambo
menestrello ubriaco ed euforico. Blixa Bargeld invece, con la fredda eleganza
che lo contraddistingue, ci presenta felino e compassato le sue canzoni, con un
fare da consumato chansonnier mitteleuropeo, negandoci divertito la karaoke
version di un epocale pezzo come Halber Mensch, che sono sicuro avremmo tutti
cantato a squarciagola. La sensazione è quella di assistere ad un set di
musicisti professionisti e navigati. Basta ascoltare le metalliche ed insolite
percussioni di N.U. Unruh e di Rudi Moser, ma anche la chitarra
lancinante e stridente di Jochen Arbeit. Non a caso le loro storiche e
blasonate collaborazioni (Bad Seeds in primis) parlano chiaro.
Il blues notturno dei nostri è sempre più imploso e
cameristico, ma anche paradossalmente più nervoso ed inquietante. Riconosciamo
anche pezzi tratti da "Silence is Sexy", e dai primi lavori (Bargeld accenna una canzone scritta nell'ormai lontano 1982). Ci
confessa poi che lo show viene registrato, ed è disponibile quasi all'istante
al banchetto del merchandising. Dopo una breve pausa, e dopo una messe di
ovazioni, il gruppo torna sul palco più in forma che mai, per un altro paio di
ottime songs. Ed è l'apice della serata. Oltre due ore di grande ed ottima
musica imbastita da un gruppo di musicisti che invecchiano come un ottimo vino
ed acquistano sapore.Sembrerà scontato, ma la classe non è acqua, e questa
serata ci conferma gli Einsturzende Neubauten come una salutare e viva
certezza. Come un vecchio e storico monumento, come un padre rassicurante, ne
ammiriamo la bellezza, estasiati ed appagati. Vale la pena affrontare questo
pellegrinaggio, per assistere a questa spettacolare cerimonia. L'unica degna di
essere vissuta.
Prossimi appuntamenti di una certa rilevanza della
stagione primaverile dell'Estragon, i Battles ed Isobel Campbell
in tandem con Mark Lanegan. Aspettiamo curiosi...
[Maurizio Inchingoli]