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Einstürzende Neubauten PDF Stampa E-mail
Scritto da Renato Fiorito & Maurizio Inchingoli   
giovedì 17 aprile 2008
Bologna
Estragon
12 aprile 2008

Doppio live report di un concerto difficile da dimenticare.
Buona lettura!

Parlare di un concerto degli Einstürzende Neubauten è molto difficile. Perché viene superato il confine del musicista, si deve necessariamente riflettere anche sulla dimensione artistico-concettuale che la band tedesca ha posto al centro della loro produzione discografica e quindi performativa.
Senza dubbio è stato entusiasmante e incredibilmente coinvolgente! Vedere una sessione ritmica composta da rottami di ferro percossi con foga, il cui suono prende una forma così accattivante, è l'obiettivo degli EN, che hanno reinventato il modo di produrre musica, utilizzando strumenti altrimenti non più utilizzabili in altri modi.
Il palco dell'Estragon s'è trasformato in una specie di discarica, sul quale il sestetto ha scosso il pubblico con ritmi ipnotici e scandaglianti: un motore di una lavatrice ad uso industriale che girava, dei pezzi di ferraglia usati come piatti della batteria, tubi di gomma e di ferro, una cascata di mazze d'acciaio, persino due vibratori!
Esplodevamo in lunghissime ovazioni, del tutto soddisfatti dalla perfomance, ma la band ha saputo educarci, invitandoci anche qualche volta al silenzio durante le esecuzioni delle canzoni. Ciò era funzionale, perché non un solo suono doveva essere perso, non una sola nota poteva essere trascurata. In un gioco di incastri matematici, il gruppo ha sorretto l'atmosfera per ben due ore, passate in un soffio, che hanno lasciato gli spettatori completamente soddisfatti. Alla faccia di chi poteva aver da ridire per la loro età.
Ho da fare una notazione doverosa: geniale l'idea di vendere, a fine concerto, la registrazione del concerto stesso. Tornando a casa si ha sempre voglia di rivivere quei momenti così intensi, e il supporto fotografico non basta di certo. Però il prezzo richiesto era un po' troppo alto. Capisco che l'ultimo album è stato autoprodotto, ma ciò non toglie che non si dovrebbe speculare su cose del genere. Non è una critica rivolta solo agli Einstürzende, che in ogni caso rispetto e ammiro, ma anche a tutto il mondo discografico, che chiede veramente troppo impiego di denaro per prodotti dal costo di produzione molto basso.
[Renato Fiorito]

Con una precisione decisamente teutonica, alle 22.00, gli Einsturzende Neubaten iniziano il loro live-set all'Estragon di Bologna.
In un locale colmo fino all'inverosimile, pieno in verità di fans d'ordinanza, ma anche di chiassosi parvenù dallo scontato dark-look, il combo tedesco, guidato da un Blixa Bargeld in forma, e vestito in maniera impeccabile, scende sul suolo italico grazie ai ragazzi di Electricpriest, e mette in scena il proprio tipico spettacolo, fatto di lunghe e teatrali escursioni noise tribal-chic, frutto di una assidua ricerca sui suoni più stridenti ed affascinanti, che la loro mente è in grado di architettare. Privilegiano soprattutto i pezzi dell'ultimo riuscito lavoro, pubblicato lo scorso anno, "Alles Wieder Offen", dalla loro personale etichetta Potomac, frutto anche della collaborazione attiva dei loro innumerevoli estimatori sparsi per tutto il globo terrestre. Pezzi inesorabili ed evocativi come Weil Weil Weil e la title track fanno da spina dorsale ad un set dall'incedere spettrale e sorprendentemente doorsiano. L'andamento delle canzoni, con le tastiere che spadroneggiano, è a tratti altamente enfatico ed intimistico. Alternato a pezzi più taglienti e squassanti che ci riportano alle atmosfere dei loro più malsani lavori, come gli irragiungibili e mastodontici Halber Mensch e Kollaps, ma anche agli Swans di Michael Gira più lirici.
Il quintetto nato a Berlino nel lontano 1980, è indubbiamente in grandissima forma, basta vedere la verve con cui un divertito Alexander Hacke di fatto articola i pezzi: passa dal basso alle chitarre, anche acustiche, con una incredibile facilità, tanto da risultare uno strambo menestrello ubriaco ed euforico. Blixa Bargeld invece, con la fredda eleganza che lo contraddistingue, ci presenta felino e compassato le sue canzoni, con un fare da consumato chansonnier mitteleuropeo, negandoci divertito la karaoke version di un epocale pezzo come Halber Mensch, che sono sicuro avremmo tutti cantato a squarciagola. La sensazione è quella di assistere ad un set di musicisti professionisti e navigati. Basta ascoltare le metalliche ed insolite percussioni di N.U. Unruh e di Rudi Moser, ma anche la chitarra lancinante e stridente di Jochen Arbeit. Non a caso le loro storiche e blasonate collaborazioni (Bad Seeds in primis) parlano chiaro.
Il blues notturno dei nostri è sempre più imploso e cameristico, ma anche paradossalmente più nervoso ed inquietante. Riconosciamo anche pezzi tratti da "Silence is Sexy", e dai primi lavori (Bargeld accenna una canzone scritta nell'ormai lontano 1982). Ci confessa poi che lo show viene registrato, ed è disponibile quasi all'istante al banchetto del merchandising. Dopo una breve pausa, e dopo una messe di ovazioni, il gruppo torna sul palco più in forma che mai, per un altro paio di ottime songs. Ed è l'apice della serata. Oltre due ore di grande ed ottima musica imbastita da un gruppo di musicisti che invecchiano come un ottimo vino ed acquistano sapore.Sembrerà scontato, ma la classe non è acqua, e questa serata ci conferma gli Einsturzende Neubauten come una salutare e viva certezza. Come un vecchio e storico monumento, come un padre rassicurante, ne ammiriamo la bellezza, estasiati ed appagati. Vale la pena affrontare questo pellegrinaggio, per assistere a questa spettacolare cerimonia. L'unica degna di essere vissuta.
Prossimi appuntamenti di una certa rilevanza della stagione primaverile dell'Estragon, i Battles ed Isobel Campbell in tandem con Mark Lanegan. Aspettiamo curiosi...
[Maurizio Inchingoli]


 
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