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GOGOL BORDELLO PDF Stampa E-mail
Scritto da Andrea Romano   
domenica 24 settembre 2006
Bologna, Estragon
31 agosto 2006

Sì, li aspettavo da un po' i Gogol: ero incuriosito dal loro punk gitano e immaginavo che dal vivo sarebbero stati molto coinvolgenti.
Dunque, si presentano a Bologna in formazione completa: c’è lui, Eugene Hutz (voce e chitarra acustica) che dopo la tragedia di Chernobyl ha lasciato Kiev e ha preso a girovagare come un nomade per mezza Europa (per un periodo si è stabilito anche in Italia) per poi approdare e stabilirsi a New York. Nella Grande Mela ha cominciato a divenire un “oggetto di culto” tra scatenate esibizioni, serate da dj al Mehanata Bulgarian Bar al Lower East Side e apparizioni cinematografiche (Everything is illuminated). Ed il punto è questo: sarà poi vera tutta questa leggenda creata intorno a lui? Allora vado al concerto… In fila per la tessera c’è davvero tanta gente (400/500 persone): non solo studenti universitari ma anche una coppia di sobri cinquantenni. Dentro il gruppo di supporto ha appena finito: qualche minuto per cambiare la strumentazione ed ecco che le luci si accendono. Entra per primo il violinista Sergey Ryabtzev, sulla sessantina, capelli lunghi e barba bianca, che comincia ad intonare le prime note di “Sally” (dal loro ultimo lavoro Gypsy Punks Underdog World Strike) e poi arriva Eugene, il pazzo a petto nudo, bermuda a strisce e scarpe da ginnastica… D’ora in avanti sarà spettacolo, perché lui è il fulcro dello show con le sue smorfie ed il suo sudore. E poiché bassista, chitarrista, batterista, tastierista, violinista, fisarmonicista e cantante non bastavano, ecco spuntare una ragazza in pantacollant, t-shirt e bandana che comincia a cantare ed a gesticolare freneticamente, e perfino un’altra con tanto di gamba ingessata, a completare il gruppo. La sala è piena, la gente inizia ad agitarsi, si crea una bella atmosfera, anche molte ragazze si lanciano nel pogo. Mentre si susseguono i brani brani tratti dai loro numerosi dischi (Voi-là intruder, Multi Kontra Culti vs Irony, Gogol Bordello vs Tamir Muskat, East Infection e Gypsy Punks), il clima generale è sempre più divertito, grazie soprattutto a quel gran trascinatore di Eugene...
Dopo circa un’ora ed un quarto, salutano tutti lasciando intendere che ci sarà il bis, ed infatti dopo qualche minuto di fischi ed urla eccoli risalire per attaccare con “Mala vida” dei Mano Negra, e qui si scatena il putiferio, e poi “Santa Marinella” (il brano cantato anche in italiano, eh sì perché i loro pezzi sono cantati in varie lingue), bestemmie comprese, e infine “Not a crime”. Alla fine si congedano per davvero ed io me ne torno a casa sudato e soddisfatto: era un po’ che non assistevo ad un concerto, e dopo averne visti di belli, di noiosi, di deludenti, in questo mi sono molto divertito come quando ero ragazzino… Il punk non è morto, si è solo trasformato in gypsy punk! E l’ardore con cui Eugene ci trasporta in questo viaggio fa di lui il mattatore di questa nuova scia musicale che trova nei Gogol i più degni eredi dei Mano Negra.

[Andrea Romano]

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