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Scritto da Maurizio Inchingoli   
giovedì 21 febbraio 2008
Bologna
Locomotiv

3 febbraio 2008

Arrivano in Italia gli Idaho, gruppo che credevamo ormai perso nelle nebbie del glorioso indie americano di metà anni novanta.

Il trio capitanato da Jeff Martin (di fatto è un suo progetto) ci delizia con le proprie intime noise-songs dal sapore agrodolce, coadiuvato da un bassista dall'impronta jazz e da un batterista dalla mano pesante e metronomica. Molto bravi come comprimari ad accompagnare gli umori del cantautore di Los Angeles, in questa veste confidenziale da indie-crooner. Presentano i pezzi del nuovo "The Forbidden Ep" uscito per l'etichetta francese Talitres, ma anche i vecchi classici del loro repertorio, inframezzati da field-recordings di stampo naturalistico che ben si amalgamano alle dolci melodie di questi quadretti pop-rock, che rimangono nel limite di una consolidata forma canzone. Se c'è un appunto che si deve fare al nostro, è proprio il fatto che non esce mai dai rassicuranti 3 minuti per pezzo; quando lo fà invece, come nella canzone che chiude il set, prima del sospirato bis, allora la musica si fà più liquida e con un finale psych-noise molto apprezzabile. Un'ora e un quarto di "folk-songs" da manuale, in cui Jeff Martin si divide tra le chitarre ed un piano elettrico, da cui affiorano forse le sue più recondite passioni; come quella per il soul, e non a caso ricorda molto Shawn Smith con i suoi Satchel, ma anche l'all-star band dei Brad, progetto di quest'ultimo con Stone Gossard dei Pearl Jam. Certo poi le caratteristiche più evidenti sono lo slow-core di Codeine e Low, ma filtrate attraverso l'umore di questo cantastorie discreto e gentile. Unica pecca, i problemi di amplificazione e la voce rauca di Martin che si giustifica con l'attento e sparuto gruppo di fans accorsi per vederlo.

Il Locomotiv si conferma come una piccola realtà da preservare. Club piccolo ed accogliente, che certo non prevede mega-eventi, ma calde serate all'insegna della buona musica. Ah, dimenticavo: prima degli Idaho, gli improponibili Vanvera: quartetto con influenze blues e punk-a-billy che è riuscito a rovinare un pezzo epocale come "I Feel You" dei Depeche Mode. Meno male che c'era un efficientissimo bar ad allietarmi. Prossimi appuntamenti di una certa rilevanza : i redivivi Trumans Water, i Qui, nuovo progetto di quel matto di David Yow dei seminali Jesus Lizard, e gli Ovo di di Bruno Dorella. Ci sarà da divertirsi.

[Maurizio Inchingoli]
 
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