Firenze
Tenax
13 dicembre 2007
Preceduti da un grande (esagerato?) clamore, approdano in Italia i due francesini.
Secondo
ed ultimo appuntamento con la mini appendice del "Next Tech festival", di stanza
al Tenax per l'occasione: dopo i Digitalism, il 13 dicembre è stata la volta
dei ben più acclamati Justice.
Il duo
francese imperversa nei club di mezzo mondo ed ha fatto anche alcune tappe in
Italia, ultima quella di Treviso (oggi per chi scrive) per il "Secret Show", un
originale evento creato da Myspace.
Quella
dei Justice è una tecno di derivazione rock-metal: niente chitarre, sia chiaro,
ma un sound che potrebbe essere una versione digitale dei Metallica o dei
Megadeth. A ulteriore conferma, lo stesso enorme banco mixer dal quale lanciano
i loro affondi sonori, sembra una versione elettronica del palco da concerto
metal: nel mezzo una croce - emblema del loro album d'esordio, Cross -
che si illumina alla bisogna, incastrata tra rack pieni di led e jack, chiusi
ai lati da amplificatori per chitarra Marshall, il simbolo del "muro sonoro"
negli anni 80-90, dagli Slayer agli Helmet.
La sala è
gremita dai soliti giovanissimi, l'entusiasmo è alto ma l'attenzione è
piuttosto scarsa: c'è voglia di fare casino, non proprio l'emozione per un
concerto tanto atteso. Che inizia, e va giù diritto per un'oretta abbondante.
C'è pressoché tutto l'album, e poco più, vista la giovane età del combo. Nel
finale c'è spazio per alcune versioni più spinte di alcuni brani, sature di
rumore, e per il bis inevitabile in una performance che segue alla lettera il
canovaccio del concerto rock: si vedono perfino tuffi dal palco e accenni di
pogo, ma hanno su noi matusalemme un effetto straniante, visto che prendono le
mosse da due tizi appena visibili dietro a un muretto, che non alzano quasi mai
la testa dal mixer e che per quanto ne so io potrebbero aver giocato a
battaglia navale tutto il tempo.
La
questione è sempre la stessa: è possibile un'emozione live con dei "musicisti"
(chiedo perdono per le virgolette, ma non riesco ancora a toglierle...) che
generano la musica in un modo che il pubblico non può vedere? Alla ricerca del
"sì" credo vadano molte delle formazioni più genuine dell'ambiente elettronico
nel suo complesso, cercando il modo di creare col pubblico quell'empatia che in
ogni concerto dev'essere unica e irripetibile, indipendentemente dalla qualità
della musica suonata. E purtroppo, nel caso dei Justice, a parere mio il
tentativo fallisce. Il trasporto del pubblico è solo merito del pubblico, e i
due sul palco, semplicemente, non ci sanno fare. Cosa che invece era riuscita
perfettamente ai Digitalism che, pur dotati di mezzi tecnologici ed economici
ben più ridotti, hanno tenuto l'adrenalina a mille per tutto il loro gig.
Difficile
da digerire l'intero concerto dei Justice, anche a causa di quel loro sound
stile "introduzione all'Apocalisse" che, per quanto affascinante, rende il
tutto troppo monotono e troppo simile all'atmosfera del disco, che in una
fruizione privata non corre gli stessi rischi.
In
sintesi, bella la musica ma non altrettanto il concerto, per una serata
piacevole ma non memorabile, ben al di sotto dei meno titolati ma più
elettrizzanti Digitalism (e mettici pure che il biglietto costava la metà...).
Sarà un
caso, ma mentre scrivo questo pezzo sto ascoltando i Digitalism e non i
Justice...
[Davide
Morena]
|