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Scritto da Davide Morena   
sabato 22 dicembre 2007
Firenze
Tenax

13 dicembre 2007

Preceduti da un grande (esagerato?) clamore, approdano in Italia i due francesini.
Secondo ed ultimo appuntamento con la mini appendice del "Next Tech festival", di stanza al Tenax per l'occasione: dopo i Digitalism, il 13 dicembre è stata la volta dei ben più acclamati Justice.
Il duo francese imperversa nei club di mezzo mondo ed ha fatto anche alcune tappe in Italia, ultima quella di Treviso (oggi per chi scrive) per il "Secret Show", un originale evento creato da Myspace. 
Quella dei Justice è una tecno di derivazione rock-metal: niente chitarre, sia chiaro, ma un sound che potrebbe essere una versione digitale dei Metallica o dei Megadeth. A ulteriore conferma, lo stesso enorme banco mixer dal quale lanciano i loro affondi sonori, sembra una versione elettronica del palco da concerto metal: nel mezzo una croce - emblema del loro album d'esordio, Cross - che si illumina alla bisogna, incastrata tra rack pieni di led e jack, chiusi ai lati da amplificatori per chitarra Marshall, il simbolo del "muro sonoro" negli anni 80-90, dagli Slayer agli Helmet.
La sala è gremita dai soliti giovanissimi, l'entusiasmo è alto ma l'attenzione è piuttosto scarsa: c'è voglia di fare casino, non proprio l'emozione per un concerto tanto atteso. Che inizia, e va giù diritto per un'oretta abbondante. C'è pressoché tutto l'album, e poco più, vista la giovane età del combo. Nel finale c'è spazio per alcune versioni più spinte di alcuni brani, sature di rumore, e per il bis inevitabile in una performance che segue alla lettera il canovaccio del concerto rock: si vedono perfino tuffi dal palco e accenni di pogo, ma hanno su noi matusalemme un effetto straniante, visto che prendono le mosse da due tizi appena visibili dietro a un muretto, che non alzano quasi mai la testa dal mixer e che per quanto ne so io potrebbero aver giocato a battaglia navale tutto il tempo.
La questione è sempre la stessa: è possibile un'emozione live con dei "musicisti" (chiedo perdono per le virgolette, ma non riesco ancora a toglierle...) che generano la musica in un modo che il pubblico non può vedere? Alla ricerca del "sì" credo vadano molte delle formazioni più genuine dell'ambiente elettronico nel suo complesso, cercando il modo di creare col pubblico quell'empatia che in ogni concerto dev'essere unica e irripetibile, indipendentemente dalla qualità della musica suonata. E purtroppo, nel caso dei Justice, a parere mio il tentativo fallisce. Il trasporto del pubblico è solo merito del pubblico, e i due sul palco, semplicemente, non ci sanno fare. Cosa che invece era riuscita perfettamente ai Digitalism che, pur dotati di mezzi tecnologici ed economici ben più ridotti, hanno tenuto l'adrenalina a mille per tutto il loro gig.
Difficile da digerire l'intero concerto dei Justice, anche a causa di quel loro sound stile "introduzione all'Apocalisse" che, per quanto affascinante, rende il tutto troppo monotono e troppo simile all'atmosfera del disco, che in una fruizione privata non corre gli stessi rischi.
In sintesi, bella la musica ma non altrettanto il concerto, per una serata piacevole ma non memorabile, ben al di sotto dei meno titolati ma più elettrizzanti Digitalism (e mettici pure che il biglietto costava la metà...).
Sarà un caso, ma mentre scrivo questo pezzo sto ascoltando i Digitalism e non i Justice...

[Davide Morena]

 
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