Una serata iniziata con il garage/punk/rock'n'roll del gruppo di supporto, il duo veneto
Mojomatics, che ha alle spalle due dischi: "
A sweet mama gonna hoodoo me", pubblicato per la Alien Snatch! Records nel 2005 e "
Songs For Faraway Lovers", uscito l'anno scorso per La Valigetta, distribuzione Goodfellas. Loro ci danno dentro, d'altro canto non è facile intrattenere dei ragazzetti (almeno nell'animo...), senza lasciare dei buchi sonori tra blues, folk e country marcio. Lodevoli per l'impegno, magari meno per l'originalità. Tocca ai giovanissimi eroi a venire del nu-rave (ennesimo conio senza senso, il cui responsabile reo confesso è il bassista
Jamie Reynolds), che esordiscono con un incipit punk/hardcore per poi raddrizzare il tiro verso sonorità più morbidi, mentre il clima generale inizia a surriscaldarsi. L'elemento trainante della band è proprio il bassista che sorregge e scandisce inevitabilmente le virate musicali del gruppo e forse anche le sorti. L'esibizione è coinvolgente e fin troppo fedele al disco, il pubblico canta i ritornelli delle varie hits che si sono già stampate nella mente di molti. Mentre la voglia di scuotersi contagia un po' tutti, i tre (
Simon Taylor,
James Righton oltre a Reynolds) giungono alla fine non senza un esilarante episodio che vede protagonista il chitarrista, che prima indossa un piumino orribile e dopo, preso forse da crisi di ansia, si avvicina al pubblico con il microfono per farlo cantare, cade giù dal palco per poi rimontare su, facendo finta di finire il pezzo alla chitarra, già surrogata in tempo dalle tastiere. Dalla platea arriva un grido: "A' bbello aripigliate!". La durata dell'esibizione è decisamente limitata: tre quarti d'ora, ma c'era da aspettarselo. Non concedono il bis e a me sembra di aver ascoltato il disco ("
Miths of the near future") con il random. Ma sono contento lo stesso, anche perché anche oggi ho imparato qualcosa: "Non è tutto oro/a quello che luccica": un monito per il futuro mio ma anche dei Klaxons...
[Andrea Romano]