Aprono la serata gli
Oracle,
gruppo 3+1, credo bolognese, che si muove nel solco già tracciato da
Neurosis
e gruppi affini. Partono in tre con Mac, effetti, basso e batteria, e dopo un
paio di pezzi sale sul palco un singer, che enfatizza la drammaticità delle
canzoni con discreta enfasi e partecipazione. Lunghe escursioni nel suono più
oscuro e psichedelico degli ultimi anni, ritornato in auge anche grazie al
lavoro di etichette come la
Neurot
e la
Relapse.
Cresceranno...
Il bello arriva dopo una breve pausa, il
tempo di sistemare le numerose chitarre, protagoniste di un set che da li a
breve ci avrebbe scossi alquanto. Scenograficamente ineccepibili partono
all'unisono tre chitarre, basso e batteria. É il delirio, almeno per me;
attaccano frontalmente i
Lento con le loro scorazzate post-metal figlie
di quel
Tim Green, produttore di gruppi eccezionali come i
Melvins
e a capo di progetti forse un po' estemporanei ma incredibili come i
Fucking
Champs che riabilitava, se mai ce ne fosse stato bisogno, il suono crudo e
sferragliante dei
Metallica. Riascoltatevi ad esempio gli
Oxes,
altro combo insieme ai
Don Caballero più dinamici, che era in
grado di far muovere il culo anche ai più sordi nemici del metal; gruppi questi
che hanno sdoganato e ridato vitalità ad un genere ormai snobbato ed al
tramonto. Il quintetto romano spacca ed è in gran forma, viene voglia di fare
air-guitar insieme a loro. In una manciata di pezzi cattivissimi tratti dal
loro album d'esordio
"Earthen", mettono in scena una
credibilissima e positiva pantomima di suoni compressi e metallici da far
accapponare la pelle. Il fantasma dei Metallica di
Master of Puppets e
di
Ride the Lightning aleggia su queste lucide menti, che evidentemente
hanno alle spalle anni di ascolti "giusti" ed appassionati. A tutto
ciò si aggiungano delle parti riflessive che fanno da elemento di temporanea
sospensione, prima che torni la tempesta... Grandi già da ora...
In meno di un'ora riscaldano l'ambiente del Locomotiv, che
nel frattempo si è riempito, con i loro suoni compressi ed aggressivi, che ci
riportano alla mente anche certo post-rock illuminato (ad esempio i
June of
44 di
The Anatomy of Sharks), ma anche i
Pelican e gli ultimi
Slint, quelli del misterioso Ep uscito nel lontano 1994. No, non pensate
ad una cosa passatista ed ormai fuori moda: con le chitarre si può fare ancora
molto, ed i Lento stasera ce lo hanno dimostrato. Cosi come fà ancora, ad
esempio, quel geniaccio di
Stephen O'Malley con i suoi mille progetti
(vedi
Sunn O))) e
KTL). Metal mutante che, nella sua accezione più
"progressista e lucida" continua ad animare gli appassionati più
attenti di questo "genere", che ancora seguono mostri sacri come
Slayer,
Eyehategod,
Meshuggah,
Darkthrone,
Om e compagnia
suonante. I Lento si pongono esattamente a metà del guado tra trash e post
metal, e sono sulla buona strada.Mi sà che al prossimo
Gods of Metal, di
scena qui a Bologna a giugno ne vedremo delle belle; pare che alcuni di questi
gruppi faranno parte del cast. Il mosh-pit è già bollente...
[Maurizio Inchingoli]