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Scritto da Maurizio Inchingoli   
giovedì 31 gennaio 2008
Bologna
Locomotiv

20 dicembre 2007

In una serata gelida e pre-natalizia sono di scena al Locomotiv di Bologna, locale da poco inaugurato negli spazi del Dopolavoro Ferroviario, due gruppi italiani più che promettenti.

Aprono la serata gli Oracle, gruppo 3+1, credo bolognese, che si muove nel solco già tracciato da Neurosis e gruppi affini. Partono in tre con Mac, effetti, basso e batteria, e dopo un paio di pezzi sale sul palco un singer, che enfatizza la drammaticità delle canzoni con discreta enfasi e partecipazione. Lunghe escursioni nel suono più oscuro e psichedelico degli ultimi anni, ritornato in auge anche grazie al lavoro di etichette come la Neurot e la Relapse. Cresceranno...
Il bello arriva dopo una breve pausa, il tempo di sistemare le numerose chitarre, protagoniste di un set che da li a breve ci avrebbe scossi alquanto. Scenograficamente ineccepibili partono all'unisono tre chitarre, basso e batteria. É il delirio, almeno per me; attaccano frontalmente i Lento con le loro scorazzate post-metal figlie di quel Tim Green, produttore di gruppi eccezionali come i Melvins e a capo di progetti forse un po' estemporanei ma incredibili come i Fucking Champs che riabilitava, se mai ce ne fosse stato bisogno, il suono crudo e sferragliante dei Metallica. Riascoltatevi ad esempio gli Oxes, altro combo insieme ai Don Caballero più dinamici, che era in grado di far muovere il culo anche ai più sordi nemici del metal; gruppi questi che hanno sdoganato e ridato vitalità ad un genere ormai snobbato ed al tramonto. Il quintetto romano spacca ed è in gran forma, viene voglia di fare air-guitar insieme a loro. In una manciata di pezzi cattivissimi tratti dal loro album d'esordio "Earthen", mettono in scena una credibilissima e positiva pantomima di suoni compressi e metallici da far accapponare la pelle. Il fantasma dei Metallica di Master of Puppets e di Ride the Lightning aleggia su queste lucide menti, che evidentemente hanno alle spalle anni di ascolti "giusti" ed appassionati. A tutto ciò si aggiungano delle parti riflessive che fanno da elemento di temporanea sospensione, prima che torni la tempesta... Grandi già da ora...
In meno di un'ora riscaldano l'ambiente del Locomotiv, che nel frattempo si è riempito, con i loro suoni compressi ed aggressivi, che ci riportano alla mente anche certo post-rock illuminato (ad esempio i June of 44 di The Anatomy of Sharks), ma anche i Pelican e gli ultimi Slint, quelli del misterioso Ep uscito nel lontano 1994. No, non pensate ad una cosa passatista ed ormai fuori moda: con le chitarre si può fare ancora molto, ed i Lento stasera ce lo hanno dimostrato. Cosi come fà ancora, ad esempio, quel geniaccio di Stephen O'Malley con i suoi mille progetti (vedi Sunn O))) e KTL). Metal mutante che, nella sua accezione più "progressista e lucida" continua ad animare gli appassionati più attenti di questo "genere", che ancora seguono mostri sacri come Slayer, Eyehategod, Meshuggah, Darkthrone, Om e compagnia suonante. I Lento si pongono esattamente a metà del guado tra trash e post metal, e sono sulla buona strada.Mi sà che al prossimo Gods of Metal, di scena qui a Bologna a giugno ne vedremo delle belle; pare che alcuni di questi gruppi faranno parte del cast. Il mosh-pit è già bollente...

[Maurizio Inchingoli]

 
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