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Scritto da Massimo Lovisco   
mercoledì 21 novembre 2007
Roma
INIT

15 novembre 2007

Quello con i Liars era un incontro che aspettavo da tempo.
I Newyorkesi appartengono alla lista dei miei preferiti già da un paio di dischi, forse da quando con il penultimo "Drum's not dead" (la versione con dvd) mi hanno definitivamente convinto che sono tra i pochi di questi anni che riescono ad andare oltre la frontiera meramente musicale. Mi chiedevo: "chissà come saranno i Liars dal vivo?". O meglio, "chissà cosa combineranno", interrogativi accresciuti dopo averli persi almeno una decina di volte, sempre a malincuore (e c'è da registrare anche la "chicca" di una volta in cui stavamo per portarli a Potenza, nella centralissima Piazza Prefettura, prima che volassero in Brasile durante un tour mondiale. Per la cronaca dopo trattative con i "soliti" enti saltò tutto. Quell'anno suonarono poi - almeno - i 24 Grana...).
Come sono stati allora i Liars dal vivo? Ecco, è un interrogativo a cui non riesco ancora a dare risposta... ma posso individuare 3 livelli per una recensione:

1. L'atmosfera
Come non capitava ormai da tempo, l'atmosfera era proprio quella che vorresti, accattivante, emozionante. Avete presente il film "24 Hours Party People"? Sarà perché l'Init di Roma (che ha ri-aperto da poco) è proprio un bel locale e c'è da dirlo, con la sua atmosfera molto Manchester anni '80; sarà per il pienone di gente con un nutrito gruppo di veri e propri fans che poi si ritroveranno a cantare tutti, ma proprio tutti i testi (non vedevo una cosa simile dai Depeche Mode, e già lì il coro era limitato alle hit: incredibile!); sarà perché entrando leggermente in ritardo ci siamo ritrovati gli HTRK (il gruppo di apertura) già all'opera, con la cantante che gridava e percuoteva con forza un tamburo (bella scena, molto industrial-punk); sarà perché tutto ciò accadeva in totale penombra (per la cronaca tutto il concerto dei nostri si è svolto in penombra. Non è un caso che in 15 minuti tutti i fotografi che non volevano usare il flash sono spariti e quelli che sono rimasti hanno fatto foto non memorabili).

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2. Lo spettacolo
I Liars li immagini come un gruppo spettacolare. E lo sono, esattamente. Angus Andrei sale sul palco, anzi appare a metà del primo pezzo ed è folle proprio come lo immagini. Vestito in completo giacca-cravatta rigorosamente bianco, dal primo all'ultimo minuto del concerto non farà altro che correre per tutto lo spazio, gridare, saltare, muoversi mimando tutta una serie di gesti con un'intelligente ironia. Ma soprattutto Andrei grida. Ogni motivo è buono. Accompagna le poche frasi che sa in italiano con urla a squarciagola, risponde agli applausi con le grida, e ovviamente canta gridando. E se non grida fa falsetti). Alla fine il suo non è un concerto, ma è una vera e propria performance (e non c'è da meravigliarsi o ironizzare: gli artisti-performer più importanti al giorno d'oggi sono quelli che salgono su un tavolo e gridano). Anche lo spettacolo lo salviamo, molto coinvolgente, suggestivo.

3. La musica
E qui che arriviamo al punto "dolente", perché dal vivo i Liars sono cosa totalmente differente da ciò che sono su disco. Non sto qui a interrogarmi sui perché e sui significati estetici di questa "scelta" ma se dal disco il loro uso del rumore, ad esempio, è assai raffinato, dal vivo è più simile al frastuono, ad un "gran casino"; se su disco la voce è curata dagli effetti alle intonazioni, dal vivo è deludente, buttata lì senza nessuna cura. I falsetti senza alcun effetto a volte sembrano cadere nella "caricatura", le parti cantate sono urlate, e si arriva a casi come nella (bellissima su disco) Freak Out cantata (dal chitarrista) ampiamente fuori tono! E ovviamente scordatevi gli effetti, le parti in cui il pezzo si arresta con il gioco di basso per poi ripartire ecc ecc....
Dal vivo in pratica manca tutto quello che c'è su disco: l'elettronica, gli effetti calibrati e selezionati con estrema cura, le tastiere, i suoni campionati, le note singole di chitarra che "vagano", le  voci utilizzate come uno strumento, i cori, le controvoci... e sicuramente mi dimenticherò molto altro.

Allora la domanda è: può uno spettacolo, per quanto bello, rimpiazzare una totale mancanza di cura musicale in un concerto? La risposta non è scontata, perchè nonostante la delusione "musicale" a tutt'oggi andrei a rivederli senza problemi, ed anzi dopo il concerto non faccio altro che ascoltare il loro ultimo album. Misteri della musica...

[Massimo Lovisco]


 
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