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MARLENE KUNTZ PDF Stampa E-mail
Scritto da Renato Fiorito   
venerdì 14 marzo 2008
"Uno: live in love tour 2008".
Bologna
Teatro delle celebrazioni

7 marzo 2008

Più trascorre il tempo, più diventa per me difficile trovare parole adatte che rendano degne le emozioni provate durante i concerti di una delle più grandi realtà musicali italiane. Dopo tredici partecipazioni ad altrettanti concerti, avrei potuto anche pensare che i Marlene non abbiano più tanto da offrire nella dimensione su palco. Non è questo il caso, di certo. Superati i soliti baccani da ammiratore devoto quale sono, lo stupore che m'ha colto nel vederli su un palcoscenico di teatro è stato puro, e mi ha fatto guardare l'evento con occhi nuovi.
Innanzitutto, la presenza di una scenografia elaborata, seppure molto semplice, ha mutato parecchio l'effetto complessivo. Tre enormi pannelli di rami bianchi intrecciati si stagliavano sullo sfondo, imponenti. Le luci soffuse e le lampade sollevate da terra a metà busto hanno fatto il resto. Fin dai primi istanti ci si rende conto che qualcosa di nuovo, diverso, c'è. Non tanto nei primi minuti, dove Cristiano Godano è seduto, invece che come suo solito in piedi. Non tanto nella presenza di un violino, di tastiere stavolta onnipresenti, non altalenanti come nel tour di "Bianco Sporco". È l'atmosfera complessiva che lascia esterrefatti, un'atmosfera mutante nel profilarsi delle parole e delle note che subito vengono a riempire i vuoti.
La scelta del teatro è stata ottima! Gli spettatori sono stati costretti a stare seduti, e l'attenzione è stata obbligatoriamente rivolta al palco. Nessun istante di esecuzione è andato sprecato. Ogni canzone inizia con un gioco di luci diverso, e si chiude con un'oscurità totale, preparatoria per la successiva, come una scissione, un'interruzione violenta che sta a significare la conclusione di un preciso discorso e l'inizio di un altro.
Tutti i musicisti sono a loro agio: Riccardo Tesio è come mai prima d'ora presente con la sua chitarra, la quale crea un vero e proprio dialogo alle volte placido, altre gracchiante, esplosivo, con Cristiano e le sue poetiche parole; Luca Bergia, in alcuni momenti invisibile, nascosto dietro la batteria, picchia e accarezza lo strumento con grande eleganza; Godano, poi, è un vero animale da palcoscenico, ed è indescrivibile ciò che riesce a formulare nelle esibizioni.
Il concerto, compresi due bis, è durato circa un'ora e quaranta minuti, svaniti in un soffio. Canzoni come 111, Uno, Ineluttabile, La libertà (anche la presenza di covers non è da passare inosservata), Musa, L'esangue Deborah trattate nuovamente rispecchiano la volontà innovatrice che da sempre accompagna il gruppo. Senza comunque discostarsi con disgusto dal passato, ancora vivo e presente, soprattutto nelle caratteristiche proprie di ogni componente. Questi "nuovi" Marlene sono una germinazione che penetra a fondo nell'animo, rigirandolo e riempiendolo di meraviglia. Grazie, sempre!

[Renato Fiorito]
 
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