Più trascorre il
tempo, più diventa per me difficile trovare parole adatte che rendano degne le
emozioni provate durante i concerti di una delle più grandi realtà musicali
italiane.
Dopo tredici
partecipazioni ad altrettanti concerti, avrei potuto anche pensare che i
Marlene non abbiano più tanto da offrire nella dimensione su palco. Non è
questo il caso, di certo. Superati i soliti baccani da ammiratore devoto quale
sono, lo stupore che m'ha colto nel vederli su un palcoscenico di teatro è
stato puro, e mi ha fatto guardare l'evento con occhi nuovi.
Innanzitutto, la
presenza di una scenografia elaborata, seppure molto semplice, ha mutato
parecchio l'effetto complessivo. Tre enormi pannelli di rami bianchi
intrecciati si stagliavano sullo sfondo, imponenti. Le luci soffuse e le
lampade sollevate da terra a metà busto hanno fatto il resto. Fin dai primi
istanti ci si rende conto che qualcosa di nuovo, diverso, c'è. Non tanto nei
primi minuti, dove
Cristiano Godano è seduto, invece che come suo solito in piedi. Non
tanto nella presenza di un violino, di tastiere stavolta onnipresenti, non
altalenanti come nel tour di
"Bianco Sporco". È l'atmosfera complessiva che
lascia esterrefatti, un'atmosfera mutante nel profilarsi delle parole e delle
note che subito vengono a riempire i vuoti.
La scelta del teatro è
stata ottima! Gli spettatori sono stati costretti a stare seduti, e
l'attenzione è stata obbligatoriamente rivolta al palco. Nessun istante di
esecuzione è andato sprecato. Ogni canzone inizia
con un gioco di luci diverso, e si chiude con un'oscurità totale, preparatoria
per la successiva, come una scissione, un'interruzione violenta che sta a
significare la conclusione di un preciso discorso e l'inizio di un altro.
Tutti i musicisti sono
a loro agio:
Riccardo Tesio è come mai prima d'ora presente con la sua
chitarra, la quale crea un vero e proprio dialogo alle volte placido, altre
gracchiante, esplosivo, con Cristiano e le sue poetiche parole;
Luca Bergia, in
alcuni momenti invisibile, nascosto dietro la batteria, picchia e accarezza lo
strumento con grande eleganza; Godano, poi, è un vero animale da palcoscenico,
ed è indescrivibile ciò che riesce a formulare nelle esibizioni.
Il concerto, compresi
due bis, è durato circa un'ora e quaranta minuti, svaniti in un soffio. Canzoni
come
111,
Uno,
Ineluttabile,
La libertà (anche la presenza di covers non è da
passare inosservata),
Musa,
L'esangue Deborah trattate nuovamente rispecchiano
la volontà innovatrice che da sempre accompagna il gruppo. Senza comunque
discostarsi con disgusto dal passato, ancora vivo e presente, soprattutto nelle
caratteristiche proprie di ogni componente. Questi "nuovi" Marlene sono una germinazione che penetra a fondo
nell'animo, rigirandolo e riempiendolo di meraviglia. Grazie, sempre!
[Renato Fiorito]