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Scritto da Maurizio Inchingoli   
giovedì 07 febbraio 2008
Bologna
Palazzo Re Enzo

26 gennaio 2008

"Non c'è nulla di peggio che nascondere l'inquietudine. O forse sì, negarla".

Con questo assunto, preso in prestito dal press-book della manifestazione bolognese, mi accingo ad entrare nelle splendide stanze di Palazzo Re Enzo, cuore storico della centro felsineo ed epicentro di varie manifestazioni legate ad ArteFiera, grosso evento che ha inondato la città nel week-end. Seguiamo la serata di sabato 26, perchè sulla carta più interessante, a mio parere. Dopo una neanche tanto lunga attesa, entriamo nella Sala del Podestà per la sezione Live Media Floor, mentre stà suonando il progetto Rev 99, collettivo coreano-statunitense che mescola immagini e suoni grazie all'ausilio della suonatrice di komungo coreana Jin Hi Kim. Bel risultato, curiosi ed eterei, non c'è che dire. Subito dopo una sorpresa: l'attempato Simeon Coxe III dirige sicuro e deciso le tensioni avant-dance dei Silver Apples, vecchio duo della storica new wave newyorchese, che ha anticipato istanze kraute che di lì a poco avrebbero fatto la fortuna di tanti storici gruppi tedeschi ed americani. In circa 45 minuti di concerto il gruppo, accompagnato dai live-visuals di Joshua Light Show, ci ha catapultati in una dimensione altra, quasi un maelstrom di musiche techno-pop che sembrano imbevute nell'eroina e quindi calde ed ottundenti. Set monolitico ed inquietante pur nella sua celebrazione finto gioiosa di architetture trance-pop. Subito dopo gli improponibili e kitsch Los Super Elegantes, duo argentino-messicano d'istanza a Los Angeles che alterna ad immagini inconcludenti, musiche fatte di cut-up citazionista e di finta plunderphonia che non va da nessuna parte. Degno trait d'union però per il dj-Set che di lì a poco avrebbe inondato la sala, approntato dal Cassero, storico club bolognese. Di scena due dj tedeschi che rispondono al nome di Ben Block e Paul Kalkbrenner.

Di corsa però abbandoniamo il proscenio glamour per attraversare la ballatoia del Palazzo ed addentrarci nella sala gotica in cui ci accoglie (nella sezione Mangrovia) il magma sonoro di Prurient, progetto di Dominick Fernow che ha pubblicato dischi per la Load, benemerita etichetta americana, madrina di gruppi seminali come Lightning Bolt e Wolf Eyes. Un set breve ed intenso di harsh voice mi verrebbe quasi da dire, visto il rumore che provoca questo singer dalla voce catramosa iper-amplificata inondata dalle casse vicine a noi; con pogo accluso da parte di ragazzi indemoniati e felici. Catartico... Breve pausa per preparare i macchinari ed eccoci di fronte ai Demons, impersonati da Nate Young di Wolf Eyes e Steve Kenney di Isis, Werewolves e Pterodactyls. Accompagnati dalle immagini in movimento ed in costante mutazione di Alivia Zivich / Video Madness che modula il suo lavoro a seconda delle folate sonore del duo e ne enfatizza l'effetto glaciale. La musica si fa costipata ed impenetrabile; gelide cavalcate sonore in crescendo alternate ad "errori" quasi glitch che fanno da intermezzo ad un set monolitico ed aggressivo. I musicisti, seduti ed impassibili, sembrano non accorgersi del caos-sonoro in cui ci hanno traghettato. Dopo, come se nulla fosse accaduto, sorridenti si fermano. A questo punto arriva Carlos Giffoni dal Venezuela, mente del No Fun Fest che ha aiutato Netmage nell'organizzazione dell'evento ed è l'apoteosi: si aggrega ai Demons e crea un lungo bordone noise che si fa via via sempre più cattivo. Neanche mezz'ora di potentissimo e scarno suono "in yer face" che ci annichilisce piacevolmente e fa uscire anche noi col sorriso sulle labbra da questo antico Palazzo, con la consapevolezza di aver visto la vera "avanguardia" in azione. Peccato non aver assistito al set del giovedi di Pita / Jade , ma non si può vedere tutto. Si sarebbe chiuso un cerchio. Ma tant'è...

Questo festival ha unito, nonostante un po' di confusione, la sostanza con l'entertainment. In fondo è giusto così, tutte e due le istanze devono poter convivere, e perchè nò, mischiarsi, anche se sinceramente la vedo dura. Tanta gente tornava indietro dalla sala di Mangrovia sentendo un "pazzo gridare", mentre voleva solo ballare... Noi , paradossalmente, dopo questi sorprendenti e rumorosi live-set, preferiamo tornare a casa ad apprezzare in-quieti la notte, piuttosto che affogare nella marea umana che avrà fatto tremare le mura del Palazzo. Alla fine, dopo tutto, rimane solo il silenzio...

[Maurizio Inchingoli]
 
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