Con questo assunto, preso in prestito
dal press-book della manifestazione bolognese, mi accingo ad entrare
nelle splendide stanze di
Palazzo Re Enzo, cuore storico della centro felsineo ed epicentro di varie manifestazioni legate ad
ArteFiera,
grosso evento che ha inondato la città nel week-end. Seguiamo la serata
di sabato 26, perchè sulla carta più interessante, a mio parere. Dopo
una neanche tanto lunga attesa, entriamo nella Sala del Podestà per la
sezione
Live Media Floor, mentre stà suonando il progetto
Rev 99, collettivo coreano-statunitense che mescola immagini e suoni grazie all'ausilio della suonatrice di komungo coreana
Jin Hi Kim. Bel risultato, curiosi ed eterei, non c'è che dire. Subito dopo una sorpresa: l'attempato
Simeon Coxe III dirige sicuro e deciso le tensioni avant-dance dei
Silver Apples,
vecchio duo della storica new wave newyorchese, che ha anticipato
istanze kraute che di lì a poco avrebbero fatto la fortuna di tanti
storici
gruppi tedeschi ed americani. In circa 45 minuti di concerto il
gruppo, accompagnato dai live-visuals di
Joshua Light Show, ci
ha catapultati in una dimensione altra, quasi un maelstrom di musiche
techno-pop che sembrano imbevute nell'eroina e quindi calde ed
ottundenti. Set monolitico ed inquietante pur nella sua celebrazione
finto gioiosa di architetture trance-pop. Subito dopo gli improponibili
e kitsch
Los Super Elegantes, duo argentino-messicano d'istanza
a Los Angeles che alterna ad immagini inconcludenti, musiche fatte di
cut-up citazionista e di finta plunderphonia che non va da nessuna
parte. Degno trait d'union però per il dj-Set che di lì a poco avrebbe
inondato la sala, approntato dal
Cassero, storico club bolognese. Di scena due dj tedeschi che rispondono al nome di
Ben Block e
Paul Kalkbrenner.
Di corsa però abbandoniamo il proscenio
glamour per attraversare la ballatoia del Palazzo ed addentrarci nella
sala gotica in cui ci accoglie (nella sezione
Mangrovia) il magma sonoro di
Prurient, progetto di
Dominick Fernow che ha pubblicato dischi per la Load, benemerita etichetta americana, madrina di gruppi seminali come
Lightning Bolt e
Wolf Eyes.
Un set breve ed intenso di harsh voice mi verrebbe quasi da dire, visto
il rumore che provoca questo singer dalla voce catramosa
iper-amplificata inondata dalle casse vicine a noi; con pogo accluso da
parte di ragazzi indemoniati e felici. Catartico... Breve pausa per
preparare i macchinari ed eccoci di fronte ai
Demons, impersonati da
Nate Young di Wolf Eyes e
Steve Kenney di Isis, Werewolves e Pterodactyls. Accompagnati dalle immagini in movimento ed in costante mutazione di
Alivia Zivich / Video Madness
che modula il suo lavoro a seconda delle folate sonore del duo e ne
enfatizza l'effetto glaciale. La musica si fa costipata ed
impenetrabile; gelide cavalcate sonore in crescendo alternate ad
"errori" quasi glitch che fanno da intermezzo ad un set monolitico ed
aggressivo. I musicisti, seduti ed impassibili, sembrano non accorgersi
del caos-sonoro in cui ci hanno traghettato. Dopo, come se nulla fosse
accaduto, sorridenti si fermano. A questo
punto arriva
Carlos Giffoni dal Venezuela, mente del
No Fun Fest
che ha aiutato Netmage nell'organizzazione dell'evento ed è l'apoteosi:
si aggrega ai Demons e crea un lungo bordone noise che si fa via via
sempre più cattivo. Neanche mezz'ora di potentissimo e scarno suono
"in yer face" che ci annichilisce piacevolmente e fa uscire anche noi
col sorriso sulle labbra da questo antico Palazzo, con la
consapevolezza di aver visto la vera "avanguardia" in azione. Peccato
non aver assistito al set del giovedi di
Pita / Jade , ma non si può vedere tutto. Si sarebbe chiuso un cerchio. Ma tant'è...
Questo festival ha unito, nonostante un
po' di confusione, la sostanza con l'entertainment. In fondo è giusto
così, tutte e due le istanze devono poter convivere, e perchè nò,
mischiarsi, anche se sinceramente la vedo dura. Tanta gente tornava
indietro dalla sala di
Mangrovia sentendo un "pazzo gridare",
mentre voleva solo ballare... Noi , paradossalmente, dopo questi
sorprendenti e rumorosi live-set, preferiamo tornare a casa ad
apprezzare in-quieti la notte, piuttosto che affogare nella marea umana
che avrà fatto tremare le mura del Palazzo. Alla fine, dopo tutto,
rimane solo il silenzio...
[Maurizio Inchingoli]