Live report
NOKIA WAS HERE | NOKIA WAS HERE |
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| Scritto da Davide Morena | |
| lunedì 18 settembre 2006 | |
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Firenze, Stazione Leopolda, 15 settembre 2006
Il Nokia Trends ha lasciato il segno in una danzereccia Firenze, all'insegna della musica e del display ad alta risoluzione. High connettivity.
Che la serata non fosse da veri rocker lo si capiva fin dal
parcheggio a spicchio di mela tra viale fratelli Rosselli e Ponte alle Mosse:
nessun ingorgo, niente motociclette, nemmeno una bottiglia di birra abbandonata
sul marciapiedi. Un tragitto non inane conduce di lì fino a Porta al Prato, il
polmone cancerogeno di Firenze, l'incrocio che attraversi in non meno di 25
minuti. Lì non c'è notte a dar riposo al traffico, perché ammucchiate una
accanto all'altra ci sono le discoteques della città: il Meccanò, il Central
Park e ora l'Ex Stazione Leopolda, che una discoteca non è, ma che per ballare
va anche meglio. Ci trovano asilo i pochi afflati post-rinascimentali in città,
e cioè Fabbrica Europa, il festival di nuove espressioni artistiche; Pitti
Immagine Discovery, esposizioni di moda e abiti vari; Station to Station, il
festival di Controradio; e perfino Florence Noel, il mercatino di Natale. Roba
seria, insomma. Ci dovevano fare pure l'MTV-Day, l'anno scorso, ma un colpo di
genio dell'amministrazione comunale ha trasformato l'evento in un
evento-barzelletta che un giorno, chissà, potrei anche raccontare.
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Lo spartiacque tra le due metà di settembre 2006 (un complicato modo per dire "il 15") sarà ricordato per l'arrivo del colosso svedese in città. No, non Ikea, quello c'è già da qualche anno. Parliamo del colosso cellulare: Nokia. Che il telefonino futuristico non sia roba da rocker lo dimostra il mio scalcinato Dual Band precolombiano, e che Nokia non avesse in mente di organizzare un evento per veri rockers era dunque facilmente prevedibile. Arrivo ai cancelli in orario professionale, in tempo cioè per vedere anche i gruppi ex-ignoti che hanno vinto il concorso web loro dedicato. Solo, perché la mia amata metà non va oltre Fabio Concato, e perché Marcello Fittipaldi, il mio pard, troppo fiducioso, non ha prenotato l'accredito: niente da fare, qui senza e-ticket non si entra. Cos'è un e-ticket? Antichi. Dunque, chiedi l'accredito via web, e Nokia ti manda un sms con una specie di codice a barre che è il tuo biglietto. Poi basta mostrarlo alle casse e ti si spalancano le porte della musica più trendy che c'è. Che bellezza. C'è una fila ordinata di trendy-boys ai cancelli, che potrebbero leggerlo scritto su almeno 400 cartelli che i biglietti sono esauriti, ma loro se non glieli mandi via sms certi concetti non li afferrano. Io che sono molto avanti mostro il mio e-ticket e passo senza difficoltà la prima fila di security. Poi la seconda. Poi sono alle casse per la stampa e lì due bionde mi chiedono il telefonino. Glielo do, e noto la loro smorfia di disgusto. Pensavo me ne regalassero uno, lo giuro. Magari l'N91, che presentano stasera: una cosa pazzesca, tipo 4GB di hard-disk per la musica. Con telecomando. Riesco a passare anche loro, non prima di aver agguantato un presskit. Mentre lo guardo passo anche la quarta fila di security e sono dentro. Sono riuscito a percorrere i 28 metri più lunghi della mia vita. Dentro è tutto così bianco. Talmente bianco che l'unica cosa notevole del presskit, il CD compilation dei gruppi del concorso web, mi vola via senza che me ne accorga. La lavagnetta magnetica invece resta lì, inspiegabile e inutile. Terrazza bianca con cubi bianchi per sedersi e parallelepipedi bianchi per poggiarci i bicchieri. In fondo, come sempre, il palco. Ma stasera è bellissimo. Tanto futuristico che non lo so raccontare: che sono quelli, schermi all'ectoplasma? Boh. Ma la sorpresa più vera sono i quattro che imbracciano i più classici degli strumenti: basso, chitarra, batteria e microfono. Sono The Record's, hanno appena cominciato a sparare il loro rock tiratissimo. Il cantante è una sottospecie di Cedric Bixler-Zavala con le movenze di Marcus Durant, il gigantesco vocalist degli Zen Guerrilla: riccioloni d'ordinanza e microfono nella patta quando non serve. Saluta e presenta in americano stretto, che andrebbe anche bene se all'anagrafe non fosse Alberto Conti, rendendo il tutto un po' ridicolo. Niente male, se fossimo nel 1975 e se fossero la support band degli MC5. Chiusa la performance, il palco principale diventa quello della sala parallela, dove un dj-basement non meno avveniristica del main stage dà spazio a Mendez e Dj Muna, producers di Rimini di timbrica house. Il tempo di riallestire il palco centrale ed è ora di Fabryka, vincitori ex-aequo con The Record's del Nokia for Music Contest: anche loro confermano il ruolo di guida dell'Italia nel panorama dell'innovazione musicale, attestandosi quali cloni di Portishead, Gotan Project, Moloko e Zero7. L'occasione è ghiotta per andare a vedere cosa c'è nella zona vip: aperitivi e vini vari aggratis, che catalizzano la mia attenzione per i successivi 30 minuti. Poi no, poi ci sono gli headliners: gli argentini in doppiopetto. Arrivano e vanno via garbatamente osannati, i Gotan Project. In line-up calibrata: pianoforte, bandoneon, chitarra, voce femminile, due giramanopole e tre violiniste. Tutti in abito rigorosamente bianco. Dietro di loro niente schermo hi-tech, solo il vecchio caro telo bianco, con proiezioni cangianti. La loro musica proviene equamente dai loro due album, La revencha del tango e Lunático, ruffiana oltre ogni dire ma piacevolissima. Se possibile ancor più iconoclastiche sono le immagini proiettate: coppie che ballano il tango; paesaggi da cangaceiros; palme varie. Originale il contributo di due MCs argentini che divengono miracolosamente presenti sul palco grazie a una delle suddette proiezioni. Meno di un'ora ed è di nuovo tempo per una capatina al privé. Attacca Tiga, che fa ballare la pista riempitasi nel frattempo di jovani, ed è ormai l'una e mezza quando Timo Maas gli dà il cambio. Attacca con "Personal Jesus", un pezzo col quale anche mia nonna sarebbe brava a far ballare la gente, e va avanti chissà come, perché a quell'ora mi è già arrivato un sms che mi richiama all'ordine. Non è di Nokia, è della mia dolce fidanzata che mi corteggia mielosamente con un "Dove sei?" che non lascia appello. Lascio Timo a scatenare la folla da tutto esaurito virtuale e i circa 400 buttafuori al loro destino, diretto a casa dove, lo confesso, non ho avuto voglia di riascoltare i Gotan Project. Il giorno dopo, l'ennesimo sms di Nokia che fa ingelosire la mia fiancée, carino da morire: è un'aspirina .gif per chi ha fatto troppo tardi. Ma non è mai troppo tardi, sulla meridiana dei veri rockers. [Davide Morena] |
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