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Old Time Relijun PDF Stampa E-mail
Scritto da Maurizio Inchingoli   
giovedì 26 giugno 2008
Bologna
Covo
9 maggio 2008

Il blues-core degli Old Time Relijun torna per l'ennesima volta al Covo di Bologna.

Lo ribadisce un Arrington de Dionyso in forma smagliante, in una improbabile mise da impiegato che pratica jogging la domenica mattina, assieme ai suoi tre scalmanati compagni di avventure antropologico-musicali in giro per il mondo.Il suo personale viaggio nei meandri più nascosti del blues americano, si scontra felicemente con le istanze "world" dei paesi da lui amati e frequentati, col fare più tipico dello statunitense curioso amante delle lingue ( letteralmente ), e delle armonie europee innestate nel suo modo di rivisitare la musica più ancestrale ed antica che ci sia. Un felice connubio di blues mischiato al rock ed al funk più irruento e divertente che si possa concepire, in questi tempi di magro ripiegamento su stesso che l'indie di stampo anglosassone sta vivendo.Un tiro punk'n'roll inaugura il breve set del combo originario di Olympia, sceso in Italia a presentare l'ultima fatica titolata "Catharsis in Crisis", uscita per la solita attenta K Records di Calvin Johnson.
In un set breve e conciso, tiratissimo, di un'ora scarsa, il quartetto capeggiato dall'apolide Dionyso ci conduce in un vortice di dinamiche ed isteriche elucubrazioni indie-pop dal forte accento blues, ed in un paio di occasioni si ha invece la netta sensazione di assistere ad una trasfigurata pantomima disco-punk. Insomma come quando il funk, ossia la frenesia e la voglia di "ballare", diventano una liofilizzata sensazione di catartica e divertente danza da club. Non sembri paradossale questa considerazione: il gruppo si diverte a trasfigurare ed a violentare i generi. Dopotutto il migliore indie americano ha sempre avuto a che fare con progressioni di distorta e costipata dance mutante. Un esempio per tutti, i Dna, oppure i Devo od i fondamentali e finto-cazzoni Butthole Surfers. Dire cose serie ma divertirsi un mondo. Con in più, negli Old Time Relijun, una lucida e consapevole voglia di aprirsi a contesti all'apparenza distanti, attraverso l'uso di linguaggi e stilemi musicali "altri". Vedi l'uso dell'italiano, dello spagnolo o del portoghese, e di istanze free-jazz mai gratuite.
A metà del set riaffiorano poi dal lontano passato due pezzi da quello che ritengo forse il loro lavoro migliore, "Uterus and Fire", piccolo scorticato masterpiece di fine novanta, in coppia con l'esplosivo ep uscito poco tempo dopo a nome "La Sirena de Pecera". Il poco pubblico accorso ad assistere a questo piccolo salutare evento approva decisamente, e si possono anche notare corpi che ballano al ritmo indiavolato del possente contrabbasso di Aaron Hartman, coadiuvato dal doppio sassofono di un enigmatico e felino Ben Hartman. Che ben si calibra con la sorprendente verve garage della batterista Germaine Bacca, che non fà affatto rimpiangere la defezione ormai storica di Phil Elverum, da tempo in preda ad una felice e prolifica carriera solista.Dicevamo della musica: un'ora scarsa di cazzutissima e teatrale parodia rock'n'roll inscenata dalla maschera fumettistica di Arrington de Dionyso. Tragicomico menestrello nato dalla penna dei suoi deliziosi disegni che fanno capolino al tavolo del merchandise. Il tratto di matita disegna nervoso una traiettoria e le sagome sbilenche delle sue storie bizzarre ed eccentriche. Una visione contorta per un'uomo completo, dagli occhi spiritati, un simpatico spettro.

[Maurizio Inchingoli]
 
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