Lo ribadisce un
Arrington de Dionyso in forma
smagliante, in una improbabile mise da impiegato che pratica jogging la
domenica mattina, assieme ai suoi tre scalmanati compagni di avventure
antropologico-musicali in giro per il mondo.Il suo personale viaggio nei
meandri più nascosti del blues americano, si scontra felicemente con le istanze
"world" dei paesi da lui amati e frequentati, col fare più tipico
dello statunitense curioso amante delle lingue ( letteralmente ), e delle
armonie europee innestate nel suo modo di rivisitare la musica più ancestrale
ed antica che ci sia. Un felice connubio di blues mischiato al rock ed al funk
più irruento e divertente che si possa concepire, in questi tempi di magro
ripiegamento su stesso che l'indie di stampo anglosassone sta vivendo.Un tiro
punk'n'roll inaugura il breve set del combo originario di Olympia, sceso in
Italia a presentare l'ultima fatica titolata
"Catharsis in Crisis",
uscita per la solita attenta
K Records di
Calvin Johnson.
In un set breve e conciso, tiratissimo, di un'ora scarsa,
il quartetto capeggiato dall'apolide Dionyso ci conduce in un vortice di
dinamiche ed isteriche elucubrazioni indie-pop dal forte accento blues, ed in
un paio di occasioni si ha invece la netta sensazione di assistere ad una
trasfigurata pantomima disco-punk. Insomma come quando il funk, ossia la
frenesia e la voglia di "ballare", diventano una liofilizzata
sensazione di catartica e divertente danza da club. Non sembri paradossale
questa considerazione: il gruppo si diverte a trasfigurare ed a violentare i
generi.
Dopotutto il migliore indie americano ha sempre avuto a che fare con
progressioni di distorta e costipata dance mutante. Un esempio per tutti, i
Dna,
oppure i
Devo od i fondamentali e finto-cazzoni
Butthole Surfers.
Dire cose serie ma divertirsi un mondo. Con in più, negli Old Time Relijun, una
lucida e consapevole voglia di aprirsi a contesti all'apparenza distanti,
attraverso l'uso di linguaggi e stilemi musicali "altri". Vedi l'uso
dell'italiano, dello spagnolo o del portoghese, e di istanze free-jazz mai
gratuite.
A metà del set riaffiorano poi dal lontano passato due
pezzi da quello che ritengo forse il loro lavoro migliore,
"Uterus and
Fire", piccolo scorticato masterpiece di fine novanta, in coppia con
l'esplosivo ep uscito poco tempo dopo a nome
"La Sirena de Pecera".
Il poco pubblico accorso ad assistere a questo piccolo salutare evento approva
decisamente, e si possono anche notare corpi che ballano al ritmo indiavolato
del possente contrabbasso di
Aaron Hartman, coadiuvato dal doppio
sassofono di un enigmatico e felino
Ben Hartman. Che ben si calibra con
la sorprendente verve garage della batterista
Germaine Bacca, che non fà
affatto rimpiangere la defezione ormai storica di
Phil Elverum, da tempo
in preda ad una felice e prolifica carriera solista.Dicevamo della musica:
un'ora scarsa di cazzutissima e teatrale parodia rock'n'roll inscenata dalla
maschera fumettistica di Arrington de Dionyso. Tragicomico menestrello nato
dalla penna dei suoi deliziosi disegni che fanno capolino al tavolo del
merchandise. Il tratto di matita disegna nervoso una traiettoria e le sagome
sbilenche delle sue storie bizzarre ed eccentriche. Una visione contorta per
un'uomo completo, dagli occhi spiritati, un simpatico spettro.
[Maurizio Inchingoli]