Prima di loro gli italiani
Almandino Quite Deluxe: chitarra e batteria da competizione, in mezz'ora scarsa di incazzatissimo e dignitoso pussy-rock, che però paga pegno ai
Pussy Galore ed a tutto il garage americano degli anni novanta. Etichette come la
In The Red e la
SFTRI sfornano gruppi del genere ogni giorno. John Spencer wannabe...
Mischiati tra il pubblico si aggirano
Bruno Dorella e la sua compagna. Preparano poi gli strumenti ed attaccano subito con i pezzi di
"Miastenia",
album uscito ormai più di un anno fa. Subito mettono le cose in chiaro:
un lungo ed estenuante lamento funebre dal taglio noise che manco i
Melvins
più nervosi saprebbero affrontare. Fa una certa impressione notare che
tanta potenza sonora esca da un corpo minuto ed ossuto come quello
della Pedretti, già nel punkart-trio
Allun. La
loro grandezza è tutta racchiusa nella title-track: oltre venti minuti
di spasmodico incedere doom di rara follia. Una sorta di
dada-sludge-metal per internati, che non avevo mai udito prima. Di
sicuro hanno ascoltato entità del calibro di
Boredoms,
Zeni Geva, ed anche certo noise illuminato del giro
Earache, come i dimenticatissimi e grandi
Fudge Tunnel di
Alex Newport.
Il tutto però passato al frullatore dell'umore nevrastenico e della
voce al vetriolo della singer milanese, che è forse la vera "anima
morta" del duo; ad un tratto è riuscita addirittura a suonare con
l'archetto i suoi dread! Intanto l'enorme corpo di Dorella batte la
piccola batteria, che poi smonta e porta tra il pubblico del Locomotiv:
rimaniamo sorpresi ed estasiati di fronte a questo affascinante act
espressionista e post-apocalittico. Da segnalare poi le melodie
cantilenanti di
Coco, ed il tribal rock di
Mammut.
In tutto quarantacinque minuti di puro e delirante suono per
lucidissime menti, che non hanno paura di esplorare le parti più
recondite della psiche umana.
In definitiva possiamo tranquillamente
affermare che ci troviamo di fronte a dei musicisti dal notevole
talento, che fanno parte di una ristrettissima cerchia di gruppi
italiani, che a mio modesto parere entrano di diritto nella cultura
rock internazionale. I nomi? Beh, pochissimi e selezionati:
Uzeda,
One Dimensional Man,
Zu,
Ronin ed
Ovo. Non a caso alcuni tra questi hanno pubblicato dischi per label straniere prestigiose come la
Touch'n'Go e la
Load Records.
Il resto? Solo fuffa provinciale che potrebbe tranquillamente lavorare
in fabbrica e sarebbe più "produttiva". Il rock'n'roll quasi non ci
appartiene come cultura, e gruppi come quelli citati sono l'eccezione
che conferma la regola. Ma forse è meglio che non mi dilunghi troppo in
inutili diatribe da club del sabato sera davanti ad una birra... Gli
Ovo ci riconciliano con il concetto
sacrosanto di musica applicata alle proprie vite: insomma hanno
qualcosa da dire, e lo fanno con passione e senso dell'assurdo. Badate
bene: non "sterile" senso dell'assurdo (non basta vestirsi "indie", od
avere il sito su myspace, e mettere a casaccio quattro parole in
inglese per sembrare eccentrici), ma sublime attitudine al nonsense ed
al "cazzeggio", uniti alle proprie paure ed ai personali problemi
quotidiani. Con sana, isterica ed in-sicura nonchalance.
La classe è di pochi. Tutti gli altri? A casa da mamma e papà.
[Maurizio Inchingoli]