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Scritto da Maurizio Inchingoli   
mercoledì 07 maggio 2008
Bologna
Locomotiv
20 marzo 2008

L'esile figura di Stefania Pedretti si aggira per il Locomotiv, e come un pifferaio magico ci invita all'ossianico rito-messinscena dei "suoi" palindromi Ovo.

Prima di loro gli italiani Almandino Quite Deluxe: chitarra e batteria da competizione, in mezz'ora scarsa di incazzatissimo e dignitoso pussy-rock, che però paga pegno ai Pussy Galore ed a tutto il garage americano degli anni novanta. Etichette come la In The Red e la SFTRI sfornano gruppi del genere ogni giorno. John Spencer wannabe...
Mischiati tra il pubblico si aggirano Bruno Dorella e la sua compagna. Preparano poi gli strumenti ed attaccano subito con i pezzi di "Miastenia", album uscito ormai più di un anno fa. Subito mettono le cose in chiaro: un lungo ed estenuante lamento funebre dal taglio noise che manco i Melvins più nervosi saprebbero affrontare. Fa una certa impressione notare che tanta potenza sonora esca da un corpo minuto ed ossuto come quello della Pedretti, già nel punkart-trio Allun. La loro grandezza è tutta racchiusa nella title-track: oltre venti minuti di spasmodico incedere doom di rara follia. Una sorta di dada-sludge-metal per internati, che non avevo mai udito prima. Di sicuro hanno ascoltato entità del calibro di Boredoms, Zeni Geva, ed anche certo noise illuminato del giro Earache, come i dimenticatissimi e grandi Fudge Tunnel di Alex Newport. Il tutto però passato al frullatore dell'umore nevrastenico e della voce al vetriolo della singer milanese, che è forse la vera "anima morta" del duo; ad un tratto è riuscita addirittura a suonare con l'archetto i suoi dread! Intanto l'enorme corpo di Dorella batte la piccola batteria, che poi smonta e porta tra il pubblico del Locomotiv: rimaniamo sorpresi ed estasiati di fronte a questo affascinante act espressionista e post-apocalittico. Da segnalare poi le melodie cantilenanti di Coco, ed il tribal rock di Mammut. In tutto quarantacinque minuti di puro e delirante suono per lucidissime menti, che non hanno paura di esplorare le parti più recondite della psiche umana.
In definitiva possiamo tranquillamente affermare che ci troviamo di fronte a dei musicisti dal notevole talento, che fanno parte di una ristrettissima cerchia di gruppi italiani, che a mio modesto parere entrano di diritto nella cultura rock internazionale. I nomi? Beh, pochissimi e selezionati: Uzeda, One Dimensional Man, Zu, Ronin ed Ovo. Non a caso alcuni tra questi hanno pubblicato dischi per label straniere prestigiose come la Touch'n'Go e la Load Records. Il resto? Solo fuffa provinciale che potrebbe tranquillamente lavorare in fabbrica e sarebbe più "produttiva". Il rock'n'roll quasi non ci appartiene come cultura, e gruppi come quelli citati sono l'eccezione che conferma la regola. Ma forse è meglio che non mi dilunghi troppo in inutili diatribe da club del sabato sera davanti ad una birra... Gli Ovo ci riconciliano con il concetto sacrosanto di musica applicata alle proprie vite: insomma hanno qualcosa da dire, e lo fanno con passione e senso dell'assurdo. Badate bene: non "sterile" senso dell'assurdo (non basta vestirsi "indie", od avere il sito su myspace, e mettere a casaccio quattro parole in inglese per sembrare eccentrici), ma sublime attitudine al nonsense ed al "cazzeggio", uniti alle proprie paure ed ai personali problemi quotidiani. Con sana, isterica ed in-sicura nonchalance.
La classe è di pochi. Tutti gli altri? A casa da mamma e papà.

[Maurizio Inchingoli]

 
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