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Scritto da Renato Fiorito   
giovedì 03 aprile 2008
Portishead + A Hawk and a Hacksaw

Firenze
Teatro Saschall

31 marzo 2008

Sono lunghi, dieci anni di totale assenza dal mondo discografico. I Portishead comunque restano invariati. Non si deve vedere ciò come una mancanza di talento, visto che questo è presente in maniera radicata, e non casuale, nella band inglese che ha inventato il Trip-hop; anzi, a mio avviso è segno di grande chiarezza di idee. Non avrei mai creduto di poterli vedere su un palco, ma per fortuna sono stato smentito.
Aprono la serata A Hawk And A Hacksaw [che si sono esibiti a Potenza l'anno scorso nell'ambito della rassegna That's all Indie!, ndr], che allietano il pubblico con sonorità neo-folk molto coinvolgenti ed orecchiabili. Di solito il gruppo spalla, soprattutto quando precede sul palco una band di fama internazionale, non è seguito con molta attenzione ed è considerato quasi un fastidio. Con la loro bravura, però, A Hawk and a Hacksaw hanno saputo rivolgersi alla massa con toni di colore divertenti.
Dopo un'attesa resa ancor più lunga dall'impazienza, i Portishead iniziano a suonare. Beth Gibbons è sempre molto timida, non guarda mai direttamente verso il pubblico, se non in rare eccezioni, e praticamente mai quando è possibile vederla in viso. La sua voce però è rimasta la stessa, che inebria nell'unione con il miscuglio di suoni missati, in un'incredibile esplosione di emozioni. Si alternano le canzoni che hanno reso famosa la band a quelle del nuovo album, in uscita il 26 aprile (del quale il tour è una presentazione), che dovrebbe essere una grandissima sorpresa, perché molto più carnale, reattivo e in un qualche modo "pesante" (non fraintendete!). Sullo sfondo, tre pannelli mandano video distorti, alternati ad immagini in presa diretta del concerto. Impossibile concentrare l'attenzione, gli occhi e le orecchie corrono da un capo all'altro del palco, freneticamente, nel tentativo di godere appieno di quello che il pubblico ha giustamente considerato un miracolo. Sorpresi e contenti (Beth più volte è scoppiata a ridere, quasi imbarazzata) del riscontro del pubblico, che spesso canta i brani conosciuti a voce alta, per un impellente bisogno fisico di esternare la propria emozione, i Portishead salutano e ringraziano più volte: contrariamente al suo stile così riservato, la Gibbons scende a stringere le mani dei suoi ammiratori (tra questi anche il sottoscritto...). Una vera sorpresa, questo concerto. Sperando di non dover aspettare a lungo per rivederli dal vivo!

[Renato Fiorito]
 
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