Sono
lunghi, dieci anni di totale assenza dal mondo discografico. I
Portishead
comunque restano invariati. Non si
deve vedere ciò come una mancanza di talento, visto che questo è presente in
maniera radicata, e non casuale, nella band inglese che ha inventato il Trip-hop; anzi, a mio avviso è segno di grande chiarezza di idee. Non avrei mai creduto di poterli vedere su un palco, ma per
fortuna sono stato smentito.
Aprono la
serata
A Hawk And A Hacksaw [
che si sono esibiti a Potenza l'anno scorso nell'ambito della rassegna That's all Indie!,
ndr], che allietano il pubblico con sonorità neo-folk
molto coinvolgenti ed orecchiabili. Di solito il gruppo spalla, soprattutto
quando precede sul palco una band di fama
internazionale, non è seguito con molta attenzione ed è
considerato quasi un fastidio. Con la loro bravura, però,
A Hawk and a Hacksaw hanno
saputo rivolgersi alla massa con toni di colore divertenti.
Dopo
un'attesa resa ancor più lunga dall'impazienza, i
Portishead iniziano a suonare.
Beth Gibbons è
sempre molto timida, non guarda mai direttamente verso il pubblico, se non in
rare eccezioni, e praticamente mai quando è possibile vederla in viso. La sua
voce però è rimasta la stessa, che inebria nell'unione con il miscuglio di
suoni missati, in un'incredibile esplosione di emozioni. Si alternano le canzoni che hanno reso famosa la band a quelle del nuovo album, in
uscita il 26 aprile (del quale il tour è una presentazione), che dovrebbe
essere una grandissima sorpresa, perché molto più carnale, reattivo e in un
qualche modo "pesante" (non fraintendete!). Sullo
sfondo, tre pannelli mandano video distorti, alternati ad immagini in presa
diretta del concerto. Impossibile concentrare l'attenzione, gli occhi e le orecchie corrono da un capo
all'altro del palco, freneticamente, nel tentativo di godere appieno di quello
che il pubblico ha giustamente considerato un miracolo.
Sorpresi e contenti (
Beth più volte è scoppiata a
ridere, quasi imbarazzata) del riscontro del pubblico, che spesso canta i brani conosciuti a voce alta, per un impellente bisogno fisico di
esternare la propria emozione, i
Portishead salutano e ringraziano più volte: contrariamente al suo stile così riservato, la
Gibbons scende a stringere le
mani dei suoi ammiratori (tra questi anche il sottoscritto...). Una vera
sorpresa, questo concerto. Sperando di non dover aspettare a lungo per rivederli
dal vivo!