Live report
UZEDA | UZEDA |
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| Scritto da Andrea Romano | |
| sabato 06 gennaio 2007 | |
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16 dicembre 2006 Che fine avevano fatto gli Uzeda?
Eccoli alla loro sesta uscita ("Out of
colors" '89, "Waters" '93, "The John Peel Sessions" '94, "4" '95,
"Different section wires" '98, "Stella" 2006): i neofiti potrebbero chiedersi come mai essi
siano stati il primo gruppo italiano ad incidere per la Touch and Go
ed i secondi ad incidere una John Peel Session... Innanzitutto, c'è
da premettere che i signori menzionati sono conosciuti più in
America che in patria... chissà perché in Italia se non
sei inglese o americano la gente non ti considera! Questo anche per
l'amicizia e la collaborazione con nientepopodimenoche
Mr. Steve Albini, l'ingegnere del suono per eccellenza. La risposta è nell'ardita cortesia che Giovanna
Cacciola (la cantante), ci sussurra nelle orecchie con un megafono
distorto: la loro grandezza è giocata tutta nei contrasti,
negli angoli che non lasciano intravedere vie di fuga.
Lo show inizia in un Covo non del tutto pieno, sarà perché gli studenti fuori sede sono in buona parte a casa, con brani del nuovo album e ci trascinano nell'ora e mezza di concerto verso lidi percorsi da un basso ipnotico e potente (Raffaele Gulisano) ed una batteria precisa, minimale ed in costante controtempo (Davide Oliveri). Si parte con un cantato quasi parlato e poi come un fiume di lava etneo esplode in costante contrapposizione alla chitarra di Agostino Tilotta, un equilibrista sulle corde. Unico disappunto della serata è l'acustica, dato che la chitarra risulta impastata e quasi irriconoscibile nelle sue metamorfosi, ma per fortuna c'è una sezione ritmica di forte impatto che supplisce in parte a questa mancanza. La loro affabilità genera scambi di battute tra pubblico e band e doppio bis conclusivo e in fin dei conti non mi resta altro che aggiungere "bentornati Uzeda!". Se queste scosse demoliscono la nostra inerzia sonora, speriamo che presto il vulcano erutti e ci sommerga con le sue colate laviche. "A questo punto togliti una scarpa e, con il piede nudo, pestala. Più e più volte. E anche se ti fa male, con tutte quelle schegge minuscole di plastica e legno e vetro, tu continua a pestare. Pesta finchè quello del piano di sotto non si mette a dare i pugni contro il soffitto". (C. Palahniuk) [Andrea Romano] Discuti quest'articolo nel forum |
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