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SYD BARRETT (1946-2006) PDF Stampa E-mail
Scritto da Pietro Sacco   
mercoledì 30 agosto 2006
In memoria di Roger "Syd" Barrett

"I want to tell
you a story
'bout a little
man if I can..."
(The Gnome)


Visse di pura intuizione la sua esperienza artistica, facendosi occhio del mondo per vedere e mostrare a tutti inediti collegamenti pure esistenti in natura. Uno sguardo alle stelle e fu il momento di compiere un fantastico viaggio intergalattico attraverso Giove, Saturno, Oberon e Nettuno, la guida affidata al suono di una chitarra scordata; perché l'ispirato, apparente non senso di note e parole è come un fascio di luce che illumina una zona oscura dove esistono cose rimaste fino a quel momento segrete. In che consiste la migliore psichedelia se non nel sogno suggerito alla mente dal genio immaginifico dell'artista? Con lo stupore dei bambini davanti ad una favola nuova, abbiamo ammirato il racconto di un re che governava la terra con occhi d'argento, di uno gnomo con la tunica scarlatta e il cappuccio verde-blu che visse una grande avventura tra l'erba e all'aria fresca, del gatto siamese di Sam Lucifero sempre seduto al suo fianco. Abbiamo sorriso al pensiero di un elefante...effervescente!
Il suono del campanello di una bicicletta annunciò il suo passaggio nella storia...


"[...] I hoped
That she would talk to me now
And even allow me to hold her hand
And forget that old band."
(Here I go)

Rimasto solo, volse lo sguardo, fino ad allora indirizzato al cielo, al mondo e alle sue cose, su di sé. Una vista tanto acuta rischia di lacerare anche l'anima...

Non si può non provare compassione riascoltando il suo canto ubriaco e stonato (If It's in You). Annaspava sulla chitarra, grattandone le corde con pennate ossessive e marcate: era come se volesse raschiare la parete della paura per cercare dall'altra parte verità e pace (Dark Globe). Infinita grazia (Wined & Dined), magnetismo oscuro (Long Gone, Rats), fascino arcano e ancestrale in visioni ieratiche che sembrano fermare il tempo (Golden Hair); si trascinava stanco, malinconico, immortalato il suo spirito fragile, l'anima ferita pericolosamente esposta al mondo esterno senza barriere né filtri (Dominoes). L'indolenza di una dichiarazione d'amore (Terrapin) ripete il movimento inerte di una vita che pure conosce slanci di sorprendente vitalità (Love You).

Non si può non provare ammirazione dinanzi a chi seppe comporre canzoni come perle, perfette nella loro semplice bellezza...


"Inside me i feel alone and unreal"
(Late Night)

Dopo la sua morte, la sorella Rosemary ha detto di Roger: "Once something was over, it was over. He felt no need to revisit it" *. Non fu così semplice per gli altri dimenticare Syd. Immolato come un agnello sull'altare dello show business, fu pianto e rimpianto da chi colse il senso e il valore di quel sacrificio; per aver vissuto sul confine incerto che separa il genio dalla follia, divenne di questa il paradigma; come simbolo di rara purezza, fu metro di paragone per giudicare la società degli uomini avidi e corrotti.

Mentre Roger si riappropriava di una vita (per quanto possibile) normale, che mai avremmo potuto né forse voluto immaginare, la poesia di un altro Roger che di cognome fa Waters, e la volontà della gente che lo ha amato, disegnavano un'icona destinata a divenire immortale...

[Pietro Sacco]


* da un'intervista rilasciata a Tim Willis, biografo di Barrett: www.sydbarrett.net/welcome.htm.


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