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LAST NIGHT A DJ SAVED MY LIFE PDF Stampa E-mail
Scritto da Fester   
venerdì 15 dicembre 2006
di Bill Brewster, Frank Broughton
Arcana, 2005

Questa monumentale opera (500 e passa pagine), mi è stata gentilmente donata da Sacco & Vanzetti in occasione del mio 32° compleanno.
Scritta a quattro mani da Bill Brewstern e Frank Broughton è, probabilmente, la prima e unica storia del disc jockey mai scritta e ripercorre - grazie alle testimonianze dei suoi protagonisti - ben sessant'anni di cultura giovanile tra musica e stili di vita.
Dai primi double turntable del 1955 alle radio pionieristiche d'America; dall'orgoglio gay alla nascita dei club; dai mixaggi hip hop di Grandmaster Flash alle manipolazioni house di Frankie Knuckles; dai techno virtuosismi di Derrick May ad una sezione speciale sull'italodisco (a cura di Pierfrancesco Pacoda), ho letto il volume tutto d'un fiato.
Se il titolo è preso da una canzone degli Indeep (di gran moda ai tempi della disco "Non c'è problema che io non possa risolvere, perché posso farlo nel mix"), il tema è certamente quello del dj come signore assoluto della danza, guru, gran cerimoniere, inventore di tecnologie e sperimentatore di suoni.
Dalle ricerche e dalle interviste degli autori emergono retroscena ed aneddoti interessanti: il dj - oggi all'apice del successo e venerato dal pubblico, dai locali e dalle major al pari di una divinità - per essere ciò che è diventato ha dovuto sfidare l'ostilità delle case discografiche e dei musicisti, l'avversità dei pregiudizi e l'incredulità dei ben pensanti, vivendo di morte e miseria con l'unico obiettivo di rendere unico un attimo, nel nome assoluto dell'amore (e del sesso).
Tutto ciò che vediamo oggi, è frutto di decenni di sacrifici, lotte, sogni, ingegno e rinunce, ma anche di droghe, eccessi e decessi.
Personaggi come Walter Gibbons, Francis Grasso, David Mancuso, Lerry Levan, Francois Kevorkian, Nicky Siano, Dj Pierre, Ron Hardy, Afrika Bambaataa, Paul Oakenfold, Dave Morales, Junior Vasquez, Danny Tenaglia e chi più ne ha più ne metta, sono stati i registi dello spettacolo più bello del mondo, andato in replica tutte le sere nei club noti e meno noti, eleganti e malfamati, di New York, Chicago, Detroit, Londra, Ibiza e Parigi.
R'n'B, R'n'R (nient'altro che R'n'B per eterosessuali bianchi), Northern Soul, Reggae, Disco, Hip Hop, Garage, House, Acid e Techno, devono la loro diffusione e, nella maggior parte dei casi anche i natali, esclusivamente ai dj, così come pure le etichette indipendenti, i network, i superclub, le multinazionali ed i festival.
Leggendo di centinaia di giovani operai del Nord Inghilterra che si vestivano a festa per raggiungere imprecisate località e ballarsi fino al mattino incalzanti brani soul prima ancora che la Disco fosse inventata o degli esperimenti applicati agli stereo di casa da giovanotti stralunati ma intraprendenti o, ancora, dell'utilizzo sbalorditivo che alcuni facevano dei registratori a bobine e della discografia di mamma e papà dando vita alle più ardite tecniche di incisione e mixaggio (sampling, scratching, cutting, backspin, punch phasing, body ticks), ho rivissuto - con esaltazione ed orgoglio - la mia pur breve ma intensa carriera di clubber e di dj.
Bruciato dal fuoco sacro del ballo, ebbene sì, anch'io ho smontato giradischi e assemblato altoparlanti, anch'io ho macinato chilometri per assistere alle performance dei miei beniamini, sentendomi al di sopra del cielo quando mi è capitato di suonare per gli amici o di concedermi il lusso di qualche aggeggio elettronico.
Una lettura appagante che vivamente consiglio....dopo un gran ballo però.
Anarchici grazie.

[Fester]
 
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