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Scritto da June Miller   
lunedì 30 ottobre 2006
Nove tracce ideali per nove film non ancora girati
Numero Due

El Muniria
- SANTO [Stanza 218, Homesleep/Sony, 2004]
per un film di Matteo Garrone

"credimi/non c'é niente fuori/tranne i colori che già conosci"

A Tangeri, dove William Burroughs combatteva la sua Bestia personale, e insieme ne godeva, la voce di Emidio Clementi ha ripreso a sillabare quelli che - per chi ha ascoltato i Massimo Volume negli anni '90 - sono stati veri e propri cupi versi di fratellanza, poesie dalla durezza familiare, descrizioni disarmanti di un universo vicinissimo, di cui diventare improvvisamente e dolorosamente orfani allo scioglimento del gruppo:

Eravamo la cornice di un romanzo medievale
Noi
gli eletti
riuniti in una casa che cadeva a pezzi
immersi nel silenzio dei pomeriggi d'agosto
e fuori
fuori la peste

Oggi, con voce ancora più consistente e decisa di allora, senza neppure più bisogno di protestare con le stupende grida strozzate e declamatorie di un tempo, Emidio recita:

"ma c'è ancora una cosa che ho da dire/ tutto ciò che separa è Santo".

Nello sconfortante panorama italiano di mossette da videoclip (Manetti Brothers e Piano 17), sermoni privi di ogni credibilità sulla famiglia, l'isteria femminile e l'amore ai tempi di Luciano Ligabue (la detestabile famiglia Muccino), varietà da commedianti del piccolo schermo sul mondo giovanile birbantello e "carino" (Notte prima degli Esami) registi come Matteo Garrone, Paolo Sorrentino, Vincenzo Marra, a tratti Emanuele Crialese - e prima ancora Mario Martone, i grandissimi Ciprì e Maresco, Marco Bellocchio, Marco Ferreri - sembrano tracciare le uniche piste possibili da seguire per non infilare una sequela di bestemmie all'uscita dal cinema, gli unici in grado di raccontare coraggiosamente luoghi e tempi che superano le strettoie, i sentimentalismi e le banalità della fiction e sono in grado di raccontare la degradazione, morale e geografica, con onestà rigorosa - senza per questo inseguire a tutti i costi il mito dei nomi che fecero grande il cinema italiano nei '40-'50.
Il semplice distacco con cui Garrone (autore anche del bellissimo Primo Amore [2003]) filma la desolazione cremonese nell'Imbalsamatore [2002] fa rabbrividire, quasi quanto le smorfie di panico e di violenza trattenuta di Ernesto Mathieux.
Grigio e sfocato assumono in fondo la stessa valenza suggerita dalle immagini sature e solarizzate di Canicola [Ulrich Siedl, 2001]: che sia periferia partenopea, lombarda o viennese, si tratta di uno spazio sottratto alla consolazione per quanto fittizia della folla, covo di rancori quotidiani, abitato da personaggi che non possono e non vogliono grattare via lo sporco, al massimo mascherarlo nella trafila dei gesti quotidiani.
A cosa assomiglia la periferia? Al luogo della mente: quello dell'attesa senza speranza e della perdita, a un vuoto continuamente riempito indifferentemente da spazzatura e gioielli.

Leo, ti ricordi Fuoco Fatuo?
Tutti quegli oggetti, sfere, cubi
qualcosa da afferrare, una pallottola alla fine
Come i nomi di donna che hai inciso sulle braccia
e non hai mai posseduto
Nella tua camera ho trovato una rivista di karate
Dentro c'è la sequenza di un uomo
che uccide un toro a mani nude
C'è la carica del toro
e il particolare delle corna per terra
spezzate
Ma manca la foto del contatto
tra le corna e la mano
Leo, è questo che siamo?


A margine:

Su El Muniria: http://www.sentireascoltare.com/CriticaMusicale/Monografie/elmuniria.htm
(approfondimento)
Su Massimo Volume: http://xoomer.alice.it/aneworderfan/mvstanze/index.html (sito non ufficiale)
Su Matteo Garrone: http://www.versacrum.com/cinema/articoli/garrone/ (panoramica)

Ancora più a margine:

da vedere: Fuoco Fatuo, Louis Malle [Le feu follet, 1963]
disponibile in DVD per Cecchi Gori Home Video
http://www.internetbookshop.it/dvd/ser/serdsp.asp?shop=1&e=8032700995531
da leggere: Fuoco fatuo, Pierre Dreu La Rochelle, SE, Milano, 2002

[June Miller]

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