SoundtraX
9 X 9 : N.6 | 9 X 9 : N.6 |
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| Scritto da June Miller | |
| venerdì 25 maggio 2007 | |
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Numero Sei Antony Hegarty - THE LAKE [Antony/Current 93, Live at St. Olave's Church, May 12 2002, PanDurtro 2003] per un film di Sébastien Lifshitz "Anche oggi mi metto in maschera. Nel lungo gioco che in ogni istante mi obbliga ad essere ciò che non voglio, o ad essere me stesso solo quando non è ammissibile, quando la rappresentazione vale molto di più dell'attore. Dovrei (dovrei proprio) essere abituato alla scarsità di applausi, alle poltrone vuote e a questa testa che non se ne sta mai ferma. Così il tempo, che non mi basta, che non mi convince, mi detta le battute ed i finali: sa che tanto non posso cambiare nulla. E se anche soffoco un po' nei panni lisi del mestierante, un bava di vento mi sarà concessa, per respirare ed aprire gli occhi ancora, ancora.[...]" Dylan Thomas
In un mondo ideale, nel bel mezzo dell'apocalisse, mi piace pensare che gli eletti (nella carne, se qualcuno osasse concepire uno spirito che non si sporca con il sangue) si riconoscerebbero, non certo per fondare un'utopica isola di pace, quanto piuttosto soltanto per guardarsi negli occhi e ammettere la bellezza nella distruzione e l'assenza di ogni speranza, eppure la rivincita continua di una testardaggine commovente che della speranza prende definitivamente il posto.
E affonda gli occhi in quelli intelligenti, e infinitamente consapevoli, di chi gioca con una carta in meno e una in più. Dall'ingresso emozionante di Antony in poi, la colonna sonora di Wild Side è affidata a note affilate di fredda nostalgia, lancette di un tempo che scorre tra le spaccature di anni difficili, create da Jocelyn Pook (già in "Eyes Wide Shut" [Stanley Kubrick,1999] e soprattutto in un film in qualche modo più affine, "A tempo pieno" [Laurent Cantet, 2001]) ma non abbiamo difficoltà a immaginare la sua voce raccontare i film di Lifshitz, che non hanno bisogno di barare per toccare a fondo. (Sono proprio la compostezza, il rigore e il rovesciamento delle convenzioni legate alla scena queer e in generale al territorio sconnesso della sessualità, che fanno di Wild Side un film entusiasmante, e della presenza di Antony l'unica possibile, e giustificata! visto che la celebrità raggiunta oggi da questo maestoso cantautore/performer ha dato il via a una certa sovraesposizione, e conseguente mistificazione, della sua poetica: non è possibile sfruttare la poesia inserendola forzosamente come incipit di un film che si nutre di macchiette e non di corpi reali - l'amico di famiglia di Sorrentino è ancora solo un personaggio, non un corpo..) Invece, sono corpi reali quelli ripresi da vicinissimo, eppure con l'abilità di scomparire, dal giovane Lifshitz pittore caravaggesco, autore anche di un film chiamato non a caso "Quasi Niente". Gli eventi si rifiutano di diventare metafore, l'abbraccio riacquista tutto il suo potere, il giorno è tanto spietato che non si vede l'ora di nascondersi nella vasca, nelle lenzuola, improvvise esplosioni di gioco demenziale e di tenerezza dalla raccapricciante semplicità (la scena in cui, complici le lingue diverse, si toccano e si enumerano le parti del corpo a un tavolo di cucina), il sesso, anche a pagamento, rigetta d'essere rappresentato come un'infernale traiettoria di seduzione, e si fa pugno nello stomaco quando sorprende lo spettatore con la durezza della sua unica ragione di essere: la necessità. Corpi che si aggirano senza neppure tentare di combattere le muffe e le sclerosi dell'abitudine, accettandole come dati di fatto, come lo sono lavare i piatti, accettare un cliente, dormire finalmente nel letto amico da dividere con altri due, portare in braccio una Madre che muore, anche se non è la propria, telefonare lontano lontano, in una Russia piangente diversa dalle cartoline. Si stringono istintivamente come animali che si avvicinano per tenersi caldo, il corpo nervoso e inquieto di Jamel, quello tanto più infantile quanto massiccio, e involontariamente protettivo, di Mikhail, il corpo battagliero e straordinariamente riservato nella sua doppiezza di Stéphanie/Pierre - ancora, composto, fermo, perfino pudico, perfino nella una scena, sorprendente e asciutta, totalmente priva di compiacimento erotico, in cui esercita il proprio distacco professionale riservando a un cliente anziano i colpi più duri e decisi, armata di maschile, dolorosa efficienza e non di patetici giocattoli fallici.
My infant spirit would awake
To the terror of the lone lake... (Antony canta Edgar Allan Poe) A margine: Su Antony and the Johnsons: Monografia in italiano Anthony performing live THE LAKE: Video Su Sebastien Lifshitz: Biografia, filmografia e interviste, in italiano [June Miller] |
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