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9 X 9 : N.8 PDF Stampa E-mail
Scritto da June Miller   
giovedì 13 dicembre 2007
Nove tracce ideali per nove film non ancora girati
Numero otto
+ LIVE REPORT

Stanley Brinks
- All you can take [Loiters, 2007]
VS Tempesta di Ghiaccio VS Chuck Kinder






Looking at the rain falling

STANLEY BRINKS LIVE, POTENZA, NOVEMBER 13, 2007

A sticker on your notebook
says :"No more!"
What is it written about ?
Is that about me ?
I doubt
Though it would be quite
right, and it would not be
Surprising at all
Absolutely, I know what I'm
talking about.
Do you remember that
afternoon ? When we two were
waiting, standing so close
to Each Other, by the door
of the temple, looking at the rain falling.

By the door of the temple [Herman Düne, They go to the woods, Shrimper, 2001]


Nel 2006 nasce Stanley Brinks come una delle tante identità di André Herman Düne; la piccola Clemence Freschard lo ha già incontrato a Parigi, lo ritrova a Berlino, fonda con lui il progetto di cover Kreuzberg Merkezi e poi lo accompagna in un tour che li vede insieme, due strani compagni di scuola, uno svedese, l'altra francese, alla ricerca di una buffa malinconia da campo estivo che prescinde da geografie e origini per convergere in una fame di intimità lo-fi tutta americana: sul piccolo palco che li ospita non sfigurerebbero un camino o una torta di mele alla finestra. Ma ascoltare Stanley Brinks dal vivo - specialmente quando Freschard canta con le mani dietro la schiena e sorridendo come una perfetta educanda e André sfila il maglione invernale restando in camicia hawaiana, imbraccia la chitarra, e canta una serie di pezzi che mescolano i generi con la stessa disinvoltura con cui cambia nome e paese di elezione - Silly Old Days, Rich Country Education, Don't leave me, Halfway home, Traveling people da Cooks; Ghosts like me da Bops a Zap; All you can take, In the garden, Stood in the doorway, Things moving da Loiters - viene da pensare che alcune forme di ironia e di apparente semplicità (delle melodie, dei testi) sia l'ultimo tentativo di opporre un baluardo a una visione dell'arte come paradiso intellettuale lontano dalla vita (e dalle sue nostalgie troppo banali da raccontare). Come André tutti i folksinger che amiamo (Jason Molina che ha appena suonato in tour in Francia proprio con Stanley Brinks, Will Oldham, tanti altri) non sembrano troppo preoccupati di complicare, raffinare, poetare da virtuosi: in fondo i loro testi non parlano che delle solite poche cose essenziali: amore, morte; memoria, e il suo rapporto con un futuro buio, ma senza volontà ideologiche o pose intellettualistiche, piuttosto nella stessa incertezza beffarda di un giocatore incallito con le carte in mano che tenta ostinatamente la fortuna. Se c'è mai stato un sogno americano, affondato a picconate e colpi d'ascia, benché qualcuno, di cui non si farà il nome per pudore, continui a svenderlo a quattro lire sotto copertura filmica di messaggio edificante - la ricerca della felicità - basterebbe uno di questi testi, uno di questi accordi, a svelarne tutta la fragilità genetica, lo scheletro sotto la glassa della carne, il senso di inquietudine selvatica che parla di bisogni primari dietro al carnevale della società - pagliacci, serial killer di provincia, valium televisivo, l'apparato spettacolare che serve a distrarci mentre l'esistenza, di per sé insensata, ci fa già sgambetto. Si potrebbe mettere Stanley Brinks - André soprattutto, cantore ambulante, come un monito, dietro alle finestre scheggiate dal ghiaccio che cova sotto il calore fasullo del giorno del Ringraziamento di The Ice Storm (il libro specialmente, di Rick Moody, dove il Connecticut dei negozi di giocattoli e delle case con giardino è congelato da una paura improvvisa, «perché la natura è fratta, la natura è crudele, la natura è discontinua, la natura è scabra e non liscia», dice Rick Moody: e parla della natura umana..) - da cui il film del 1997 Tempesta di ghiaccio: mentre Christina Ricci-Cappuccetto Rosso cerca di diventare adulta con i suoi compagni di giochi, e un adolescente, Tobey Maguire in incognito, non ancora in costume da spiderman, pensa ancora in termini sani, da fumetto, i loro irreprensibili genitori, vicini, aggiungono un cubetto di ghiaccio in più e tentano di allontanare la vecchiaia a colpi di imbarazzanti adulteri del pomeriggio); e pure tra le righe di una letteratura struggente e canzonatoria come quella di Chuck Kinder, che fa della sua vita con Raymond Carver, dei fallimenti sentimentali, degli improvvisi desideri mistici di mogli bionde, solo un pò intristite, di portare i ragazzi a Disneyland (accetterebbero, sotto LSD), della pancia tesa da bevitore più che occasionale, di lucenti ricordi di giovinezza invincibile, di scrittura accecata, brutale, sincera, tutto ma non un clichè artistico, piuttosto la vita spogliata del suo romanticismo che cozza contro il continuo anelito al romanticismo - che ci perseguita, le stelle sui motel, desiderio di macchine a noleggio per farsi strada senza il fardello di una proprietà riconosciuta, inutili cambi di biancheria, biciclette in fuga, confuso desiderio di essere amati eppure di deviare e distruggere, matrimoni sbagliati, chiacchiere con baristi di passaggio, tutto il fardello delle esitazioni e dei ricordi, fuochi d'artificio, voglia dissennata di nascondere un diamante in un bicchiere e una lettera sporca di cenere in tasca...


A margine

Freschard official MySpace page

Herman Düne official MySpace page

David-Ivar Herman Düne is Ya Ya MySpace page

Herman Düne official site

Video - Herman Düne 'I Wish That I Could See You Soon'

Video - Freschard 'Swell Like A Ninja'

Monografia dedicata a Herman Düne - in italiano


Su Rick Moody:

Speciale in italiano


Su Tempesta di ghiaccio, il film:

Alcune scene


Su Chuck Kinder:

Biografia

Intervista



[June Miller]


In the summer camp, down by the hill
i'll get some time to think
laying down on the pier, throwing stones to the lake
one stone for everything
that i really miss
like my dog, and the crows, and the smell of here
and i'll keep a very special pile of
heavy and black and polished and weird and terrifying stones
for the nights when i missed you
(and even when i could still see you)
...
for the sweets things you said that i don't want to
know if they're true
for you wearing my shirts and riding your bikes in awarm night
for when we didn't even say goodbye
for when i was stuck in the airport with amazing
lightnings keeping the plane to the ground
(and i wouldn't even call you)
for the anger and the pain that we softly built
for the anger and the pain that we tenderly built
for the anger and the pain that we hug-ly built


[In the summer camp, Herman Düne - Mas Cambios, 2003]
 
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