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Scritto da Maurizio Inchingoli   
lunedì 03 dicembre 2007
Regia di  Cristian Mungiu
Romania 2007
113'

"Fra l'orrore e l'estasi, io pratico una tristezza attiva".
E. M. Cioran

Uscire dal cinema dopo la visione di questo film, credetemi, non è stato affatto facile...
Tanto e tale è lo sconvolgimento, che assale un essere umano dotato di un minimo di sensibilità. La visione di quello che è stato il film sorpresa (e vincitore) dell'ultima edizione del Festival di Cannes, è un'esperienza che racchiude in sè l'essere sublime e insieme barbaro dell'uomo "moderno". Capace di comportamenti ancestrali ed "animaleschi". L'aborto come necessaria pratica per espellere il male rumeno (la dittatura di Ceausescu) o semplicemente l'incapacità di portare avanti una vita, che nasce già appesa al filo della disperazione, e perciò condannata ad un'esistenza di stenti e frustrazione...
Potente metafora della situazione socio-politica della Romania pre-rivoluzione, che è così presa dalla necessità di vivere, che quasi non si accorge che sta per avvenire un epocale cambiamento: sembra molto lontana la caduta del muro di Berlino e le logiche conseguenze che porteranno la Romania stessa alla lacerazione di un quarantennio, fatto di isolamento e di culto del potere, sotto la protezione e la connivenza del gigante russo...
Il film si muove in spazi angusti e stretti, in camere d'albergo squallide e complici, i personaggi sono alla disperata ricerca di una soluzione del "problema" e perciò disposte a tutto, pur di vivere senza problemi. Le due attrici protagoniste sono magre e smunte, e bravissime a rendere partecipe lo spettatore nei confronti
del loro dramma. La pellicola assume verso la fine toni tragici ed oscuri: si veda la paranoica passeggiata nella notte fonda di Bucarest, violenta ed inquietante, e la determinata e orrenda pantomima del potere dell'uomo sulla donna, inscenata dal praticante degli aborti, cosi decisa e risoluta da risultare quasi disperata essa stessa. I paradossi della sopravvivenza... Insomma l'uomo, quando non sa più riferimenti solidi, è capace delle cose più efferate, e risulta quasi robotico e "necessario" nei suoi comportamenti...
Un'escursione discreta ed antropologica nella Romania sonnacchiosa descritta da Mungiu, già autore dell'ottimo "Occident" e sodale di un gruppo di registi e sceneggiatori rumeni di altissimo rango, come Cristi Puiu e Catalin Mitulescu, che fomentano il cinema più vitale dell'Europa di questo decennio (a questo proposito consiglio lo splendido speciale sul cinema romeno, pubblicato sull'ultimo numero di "Duellanti").
Dicevo di quando sono uscito dal cinema: ero sconvolto e commosso davanti a tanta "crudele bellezza cinematografica"; bisognava pur reagire di fronte a tale opprimente storia, oppure rimanere impietriti ed incollati sulla poltrona a riflettere sulla natura dell'uomo...

"Non si può agire... io non ho mai potuto fare niente in vita mia. Il motivo per cui non ho mai agito? Perchè non credo nel senso".
E. M. Cioran
 
[Maurizio Inchingoli]
 
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