Dal 27 al 29 dicembre dello scorso anno: una tre giorni dedicata ai temi sociali legati alla nostra regione: da
segnalare la proiezione de
"I Basilischi" di
Lina
Werthmuller e del documentario di
Gianfranco Pannone "Pietre,
Miracoli, Petrolio". Fa un certo effetto rivedere il film d'esordio
della regista di origini lucane, che ci riporta alla mente le problematiche che
ben conosciamo (il lassismo, la pochezza culturale, l'arretratezza economica)
che anche nella Basilicata moderna ed industrializzata di oggi sono ben
presenti. Il film calca il terreno della presa in giro di certa mentalità
gretta tipica della zona, siamo sempre nel 1963, ed il boom economico del
Belpaese qui arriverà con notevole ritardo... Belle poi le prove attoriali
quasi macchiettistiche di
Stefano Satta Flores e degli abitanti del luogo,
che non si devono sforzare poi tanto per mettere in scena quello che ben
conoscono. Da segnalare le musiche di
Ennio Morricone, che mischia temi
tradizionali del sud Italia, con un pezzo quasi-tango, che caratterizza lo
score di questo piccolo film dal sapore neo-realistico che mescola
sapientemente ironia e commedia all'italiana (
Pietro Germi docet). Il documentario di
Pannone, invece, ci fa scoprire le storie che si sviluppano attorno allo
sfruttamento dei giacimenti di petrolio in Val d'Agri. Qui i problemi sono
principalmente l'impatto ambientale (in particolare il passaggio di condotte
all'interno dell'Agriturismo "Il Querceto", che chiaramente cozzano
con il concetto stesso di Agriturismo, e la lotta che ne consegue tra la
proprietaria e la multinazionale) e lo sfruttamento delle royalties derivate
dai guadagni a favore della Regione Basilicata e della comunità della Val
d'Agri, impegnate soprattutto in progetti di rivalutazione turistica ed
energetica del territorio. Con uno stile asciutto e realista, Pannone si muove
nel solco di documentaristi pragmatici come
Frederick Wiseman e
Joris
Ivens. "Pietre, Miracoli, Petrolio" ricorda molto il documentario
che il regista belga realizzò in Basilicata per conto dell'Eni negli anni
sessanta intitolato
"L'Italia non è un paese povero".
Fu lo stesso Enrico Mattei a commissionare il lavoro al regista marxista ed a
farne un documentario di propaganda in cui si criticavano anche le famigerate
"sette sorelle" del petrolio americano. Sappiamo poi la fine che ha
fatto l'industriale milanese, ma questa è un'altra storia. Il miglior commento
lo ha fatto Luigi Caporale dell'associazione A'SSUD: mi ha detto che era come
se la gente protagonista del documentario quasi non si accorgesse di essere
filmata. Miglior complimento non si poteva fare a Pannone...
Le note dolenti
della manifestazione sono state però la pressoché totale assenza dei ragazzi
delle scuole medie superiori, invitati a partecipare alla sezione pomeridiana
chiamata "Recensiamoli", dove si visionavano commedie forse un po'
scontate come
"Ovosodo" di Paolo Virzì,
"Tutti giù per
terra" di Davide Ferrario e
"La guerra degli Antò" di
Riccardo Milani. Non si è praticamente presentato nessuno... Ma lo immaginavamo
già; siamo pur sempre a Natale ed i ragazzini hanno voglia di divertirsi nei
bar e far nient'altro, peccato... La rassegna si è conclusa il sabato sera con
l'esibizione dei
"Trinityband", dignitosa band barese che
coniuga il più grezzo rock'n'roll dei 60's con il più classico blues americano;
bravi con gli strumenti, ma il cantante era un po' sottotono. Tutto sommato una
bella manifestazione che ha animato una piccola comunità come quella lavellese,
abituata invece alla noia totale. Bisogna però continuare così, mai demordere,
e proporre modelli culturali accettabili, perchè ne abbiamo bisogno, anche se
molti di noi vivono in altre città. Chissà se il prossimo anno andrà meglio,
vedremo...
[Maurizio Inchingoli]