ti trovi in: Home arrow Wild Screen arrow DIARIO DI UNO SCANDALO
DIARIO DI UNO SCANDALO PDF Stampa E-mail
Scritto da Francesco Scaringi   
martedì 10 aprile 2007
Regia di Richard Eyre
GB 2006
92'

Alienazione e perversione in un film dai sottili risvolti psicologici.
"Sei come un vampiro" urlerà Sheba a Barbara (Cate Blanchett, Judi Dench attrici di razza) in un momento molto drammatico della storia. Questa frase racchiude bene il senso del film e quanto avvenuto della vicenda narrata. Come l'oscura creatura della notte succhia il sangue per continuare a vivere, qui il desiderio della vita viene vissuto in un rapporto ambiguo e torbido tra i protagonisti secondo la logica del mors tua vita mea.
Questo è lo sfondo sul quale si stagliano le vicende narrate nel film diretto da Richard Eyre, tratto dal romanzo di Zoe Heller. La vicenda si svolge alla periferia di Londra in una scuola di seconda categoria (scuola di St. George) frequentata dallo "squallido proletariato della periferia", come immediatamente tiene a sottolineare Barbara, una delle protagoniste principali del film, e richiama un avvenimento di squallida cronica avvenuto qualche anno fa.
Attrazione fatale fra due donne e tra una di esse e un quindicenne molto intraprendente.
La vita di Sheba, sposata con un uomo più anziano di lei, con un bambino down e una figlia adolescente carica di problemi, si svolge oramai in una dimensione grigia e anonima, e l'occasione d'insegnare si presenta come l'opportunità, forse, di uscire da uno stato d'insoddisfazione. Una donna sensibile e sensuale, che suscita nel nuovo ambiente in cui si muove torbide passioni e che si concede "ingenuamente" al desiderio che la travolgerà.
Alla ricerca di una sorta di libertà da parte di Sheba si contrappone la vita di Barbara, insegnante insoddisfatta, imprigionata in un trama di pregiudizio e segnata da una delirante solitudine, in attesa di una vita da afferrare e manipolare a proprio uso e consumo. Vive in un mondo alienato che trova espressione nella scrittura di un diario nel quale si sforza di tratteggiare un'illusoria definizione della propria esistenza.
Il desiderio è il protagonista essenziale del film che trova espressione nel triangolo tra le due donne e il giovane adolescente. Esso travolgerà tutti e in modo particolare Sheba sino alla catastrofe.
Un triangolo fatto di rapporti perversi e destinati al fallimento. Barbara con una attenta e spietata strategia, come un velenoso e paziente ragno, tesserà una tela fatta di false amicizie e di perversi ricatti con cui catturerà la vita di Sheba con l'intento di imprigionarla nel suo mondo di barriere psicologiche e di amori lesbici. Una forza della perversione, una "macchina da guerra" che approfitterà subdolamente del rapporto di pedofilia di Sheba con il quindicenne suo studente. Sheba cede al desiderio del ragazzino. Da un lato una vita che sfiorisce, dall'altra una che si affaccia vigorosa e maliziosa. Sheba pur di carpirne la vitalità inconsciamente e sbadatamente scivolerà sempre di più nelle maglie della rete lanciata da Barbara, la quale nel momento in cui si accorgerà che Sheba non risponderà alle sue richieste subdolamente la getterà nel vortice dello scandalo.
Il film con grande attenzione mostra la fragilità della vita e come la morte dell'anima sia una condizione esistenziale che caratterizza una società alienata. Infatti il desiderio per esprimersi non può che ricercare vie perverse e dunque destinate alla catastrofe e al delirio svelando il volto demoniaco dell'esistenza. I demoni che si agitano nell'animo di Sheba, di Barbara e del ragazzo, pur se diversi, hanno la stessa finalità: l'uso strumentale dell'altro, come incapacità di stabilire rapporti di comunicazione e reciprocità.
Le due attrici appaiono magistrali nel loro ruolo, le personalità delle due donne vengono tratteggiate con grande intensità di espressione, e l'atmosfera del film suscita nello spettatore perturbamento e inquietudine che si rispecchiano nell'inquietante volto e nei deliranti occhi di Barbara. Il regista non abbandona mai con la camera le due protagoniste marcandone l'evolvere delle psicologie senza perdere di vista lo squallido e freddo ambiente che le circonda.
Un film che non lascia indifferenti e che oltre a fare della grande psicologia affronta con spietatezza l'ipocrisia di un mondo che dietro falsi moralismi maschera, invece, violenza e repressione delle quali difficilmente riesce a liberarsi. Non so se sia un film sulla pedofilia, qui vista con un occhio insolito (non un uomo ma una donna che ha rapporti sessuali con un minorenne). Non credo si tratti di ciò. Il film sembra più rivolto ad indagare distruttivi aspetti esistenziali, che a presentare uno scottante problema di attualità. In fondo, se perversione c'è difficilmente qualcuno ne è esente e tutto può ricominciare, come indica la panchina da cui si gode il panorama della città dalla quale inizia il film e su cui si conclude.

[Francesco Scaringi]
 
< Prec.   Pros. >

Cerca

Login Form

Iscriviti e potrai partecipare al forum, scambiare messaggi privati con gli altri utenti e ricevere la newsletter mensile di tragittisonori.com.
Per gli iscritti, biglietti in palio per partecipare a concerti, festivals e rassegne!






Password dimenticata?
Nessun account? Registrati

Syndication